(Benoit BOURGEOIS/EP 2019)

La Francia vorrebbe che l’Unione Europea usasse di più il francese

Politico racconta che userà la prossima presidenza di turno del Consiglio dell'UE per promuoverne un ritorno, a discapito dell'inglese

(Benoit BOURGEOIS/EP 2019)
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Nei primi sei mesi del 2022 la Francia assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, l’organo comunitario in cui siedono i rappresentanti dei governi dei 27 stati membri. Sebbene non abbia ancora diffuso le proprie priorità politiche in vista del suo mandato, ha già fatto sapere informalmente che userà i sei mesi per incoraggiare l’uso della lingua francese all’interno delle istituzioni europee: lo hanno spiegato diversi funzionari francesi a Politico.

Per molti decenni, fino all’incirca agli anni Ottanta, il francese è stato la lingua franca della diplomazia, soprattutto di quella europea. Il coinvolgimento più diretto degli Stati Uniti negli affari del mondo ha successivamente imposto l’utilizzo della lingua inglese, anche nelle sedi istituzionali europee. Da tempo però, soprattutto dopo Brexit, la Francia sta insistendo perché in sede europea si usino con maggiore frequenza le lingue nazionali, che già oggi vengono tradotte da un ingente corpo di interpreti e traduttori. I funzionari francesi ne fanno una questione di ricchezza del dibattito – l’inglese scolastico parlato dalla maggior parte di funzionari e politici non permette conversazioni di grande profondità – e di identità: «È una questione di orgoglio multilingue», ha detto un funzionario francese a Politico.

L’auspicio nemmeno troppo velato della Francia è che una volta tolto di mezzo l’inglese, il francese torni spontaneamente ad imporsi come lingua franca. Nel frattempo, lo sarà di sicuro durante i sei mesi della presidenza francese. Politico scrive che tutte le riunioni del Consiglio e i meeting preparatori, quindi molto probabilmente anche le conferenze stampa, si terranno in francese.

È una scelta piuttosto reazionaria, in linea con il recente spostamento verso destra del governo di Emmanuel Macron: gli ultimi paesi che hanno gestito la presidenza di turno del Consiglio hanno usato l’inglese come lingua principale. La decisione è comunque permessa dal regolamento delle istituzioni. Al momento il francese è infatti una delle lingue di lavoro sia della Commissione, con inglese e tedesco, sia del Consiglio, assieme all’inglese. Secondo una stima della Commissione Europea citata da Politico, quasi l’ottanta per cento dei propri dipendenti parla francese come prima, seconda o terza lingua.

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Conoscerne le basi è essenziale per lavorare in ambito europeo, e non solo per le norme interne. Entrambe le sedi principali delle istituzioni europee, Bruxelles e Strasburgo, sono città francofone: significa che per ordinare una pizza, chiamare un taxi o negoziare il proprio contratto di affitto parlamentari, funzionari, assistenti e giornalisti usano soprattutto il francese, mentre l’inglese rimane la lingua “di lavoro”.

Non per tutti, ovviamente. I francesi tendono comunque a usare il francese, approfittando della traduzione simultanea e del fatto che, in fondo, lo capiscono un po’ tutti. Durante le riunioni del COREPER, l’assemblea dei rappresentanti permanenti dei governi nazionali che prepara le riunioni del Consiglio, i rappresentanti francesi parlano sempre in francese, così come parla quasi sempre in francese anche il membro francese della Commissione, Thierry Breton. Soltanto Michel Barnier, l’ex capo negoziatore dell’Unione Europea per Brexit, era solito alternare inglese e francese durante le sue conferenze stampa.

– Leggi anche: Nelle istituzioni europee ci si capisce di meno

I francesi non sono gli unici a spendersi per un maggiore utilizzo del francese. A maggio si sono incontrati per la prima volta i 19 membri di un gruppo informale del Consiglio di cui fanno parte i rappresentanti permanenti che parlano francese. A settembre sarà pubblicato un rapporto a cui stanno lavorando una quindicina di persone, fra cui il parlamentare europeo italiano ma eletto in Francia Sandro Gozi, per promuovere l’utilizzo della lingua francese all’interno delle istituzioni europee.

I più a disagio con la decisione della Francia saranno probabilmente i politici e diplomatici dei paesi dell’Est Europa, entrati nell’Unione Europea quando ormai il francese era stato sostituito dall’inglese. «Alcuni temono di perdersi dei pezzi, dato che il loro francese non è così buono», ha spiegato un diplomatico dell’Europa orientale a Politico.