Philip Kerr, undicesimo marchese di Lothian, legge il Mein Kampf nel 1935 (Keystone/Hulton Archive/Getty Images)

«Storicizzare il male»

È il titolo di una nuova edizione del “Mein Kampf” uscita in Francia, con una parte di commento più ampia del testo scritto da Adolf Hitler

Philip Kerr, undicesimo marchese di Lothian, legge il Mein Kampf nel 1935 (Keystone/Hulton Archive/Getty Images)
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Mercoledì la casa editrice francese Fayard ha pubblicato una nuova edizione critica del Mein Kampf, la celebre opera autobiografica del dittatore nazista Adolf Hitler che fu pubblicata per la prima volta nel 1925 e che contiene il manifesto della sua ideologia antisemita. La nuova edizione ha riaperto le discussioni sull’opportunità di pubblicare un’opera così controversa e sulle modalità con cui farlo, e ha attirato l’attenzione dei giornali internazionali perché l’intenzione degli autori – che hanno corredato il testo con una cospicua parte di commento – è quella di contestualizzare e «storicizzare il male» (Historiciser le mal, così si intitola l’edizione), in risposta alla libera diffusione che il testo del Mein Kampf sta avendo da tempo su internet, senza nessun apparato di note e commenti critici.

Hitler scrisse il Mein Kampf (“La mia battaglia”) durante i nove mesi che trascorse in carcere nel 1924, condannato per il fallito tentativo di colpo di stato di Monaco nel 1923. Venne pubblicato in due volumi nel 1925 e 1926 e dopo l’ascesa al potere di Hitler venne stampato in milioni di copie. Era anche il regalo che lo stato nazista faceva a ogni coppia che si sposava. Secondo una stima dello storico britannico Ian Kershaw, autore di una lunghissima e importante biografia di Hitler, alla fine della Seconda guerra mondiale ne circolavano circa 10 milioni di copie.

Dopo il 1945 in Germania la pubblicazione del Mein Kampf cessò fino al 2012, quando uscì un’edizione critica in Baviera, il land tedesco che ne deteneva i diritti fino a quando non divenne di dominio pubblico nel 2016. Prima di questa data, comunque, il testo del Mein Kampf era circolato moltissimo fuori dalla Germania e già si poteva trovare gratuitamente online in molte lingue, compreso il tedesco. In Italia, dopo la guerra, venne ristampato negli anni Settanta principalmente per iniziativa di case editrici legati ad ambienti politici di estrema destra, tra cui la padovana Edizioni di Ar fondata dal neofascista Franco Freda, ritenuto tra gli organizzatori della strage di piazza Fontana. Nel 2009 uscì invece un’edizione critica curata dallo storico e politologo Giorgio Galli per KAOS edizioni.

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L’edizione di Fayard viene ritenuta di particolare interesse per lo sforzo accademico che c’è dietro. I curatori, gli storici specializzati in nazismo e Olocausto Florent Bayard e Andreas Wirsching, hanno organizzato l’apparato critico in modo tale da analizzare e decostruire ogni parte del testo di Hitler: ci sono note praticamente per ogni rigo del Mein Kampf, spesso per segnalare affermazioni false o a contestualizzare certi episodi. Tutti e ventisette i capitoli sono anticipati da un’introduzione critica.

La copertina di “Historiciser le mal” (Fayard)

Bayard cominciò a lavorare a questa edizione circa dieci anni fa. Le prime notizie sul progetto cominciarono a circolare nel 2016, e già allora ci furono polemiche per via delle critiche mosse da alcune comunità ebraiche francesi. Il loro timore era che qualsiasi nuova edizione del Mein Kampf, per quanto critica e rigorosa, finisse per offrire una sponda ai sentimenti antisemiti. Ma questo rischio, secondo lo storico francese Tal Bruttmann, è stato evitato. Parlando con Le Monde, Bruttmann ha detto che gli autori hanno aggiunto talmente tante note che il testo di Hitler è passato in secondo piano.

Peraltro, il testo si è rivelato piuttosto problematico per il traduttore Olivier Mannoni, che l’ha definito un «minestrone» senza nessuna coerenza. «Uno diventa matto a tradurlo», ha detto a Libération. Il testo originale tedesco è frammentato, sfilacciato e mostra la ben poca dimestichezza dell’autore con la sintassi, secondo Mannoni. Per questi motivi la vecchia traduzione francese del 1934 aveva ammorbidito certe formulazioni, dando la falsa impressione che Hitler fosse uno scrittore raffinato. Mannoni ha invece scelto di rimanere il più fedele possibile alla struttura originale: «Per me, rendere questo testo elegante è un crimine».

Tra le altre perplessità suscitate dalla nuova edizione del Mein Kampf c’è anche un argomento usato da alcuni storici, secondo cui la decisione della casa editrice potrebbe causare una nuova ondata di visibilità e attenzione all’opera di Hitler, cosa non necessariamente auspicabile. Johann Chapoutot, docente alla Sorbona di Parigi, ritiene che così si corre il rischio di rendere il Mein Kampf un feticcio, di focalizzare l’attenzione solo su Hitler e non sul complesso sistema sociale e politico che rese possibile l’ascesa del nazismo. Ma, scrive il New York Times, «il rigore accademico del progetto e la cautela commerciale [della casa editrice] sembrano aver dissipato gran parte dei timori».

Historiciser le mal è rivolto a un pubblico di esperti, ricercatori e accademici, ha quasi mille pagine e viene venduto per 100 euro. Tutti i proventi delle vendite del libro verranno devoluti alla Fondazione Auschwitz-Birkenau.

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