(SCOTT GARFIELD/NETFLIX © 2021)

L’attrice che ha recitato in “Army of the Dead” dopo averlo visto

Tig Notaro è stata chiamata per sostituire un attore accusato di molestie dopo che le riprese erano già finite: non è stato semplice

(SCOTT GARFIELD/NETFLIX © 2021)

Army of the Dead, film di zombie diretto da Zack Snyder e disponibile su Netflix, è da alcuni giorni tra i film più visti in Italia e nel mondo. È un film esagerato, di quelli che a qualcuno piacciono molto e ad altri proprio per niente. Ed è senza dubbio un film ambizioso, che si stima sia costato almeno 70 milioni di dollari. Molti sono stati spesi per pagare il suo protagonista Dave Bautista, altri per le spettacolari esplosioni, i tanti effetti speciali e le orde di non-morti. Ma una parte non indifferente del budget – e una gran dose di lavoro – è servita per far girare a un’attrice, a riprese già ultimate, tutte le scene che erano state già fatte con un attore che nel frattempo era stato accusato di molestie sessuali. Non è stato per nulla facile, dicono.

L’attore accusato di molestie sessuali (nei confronti di ragazze minorenni) è il comico Chris D’Elia: cominciarono ad arrivare nel giugno del 2020, quando Snyder, il cast e la troupe di Army of the Dead già avevano finito il loro lavoro sul set, e quando il film era già in fase di postproduzione. Ad agosto Snyder annunciò che D’Elia sarebbe stato cancellato digitalmente dal film e che a sostituirlo sarebbe stata l’attrice e comica Tig Notaro.

Nel film Notaro interpreta la pilota di elicotteri Marianne Peters, assoldata dal personaggio di Bautista per far parte della banda di mercenari al centro del film, che parla sì di zombie, ma anche di una rapina in un casinò di una Las Vegas infestata da zombie (compresi zombie di varie gerarchie e velocità, che forse fanno sesso) prima che la città venga distrutta da una bomba nucleare.

Notaro, che ha 50 anni ed è molto apprezzata nel mondo della comicità americana, conosciuta anche per la serie One Mississippi, si trovò però nella strana situazione di decidere se recitare in un film dopo averlo visto. Come ha raccontato Snyder a Vulture, per convincerla a prendere il posto che era stato di D’Elia le mandò infatti una versione preliminare del film, per buona parte già montato e con gli effetti speciali e i suoni quasi ultimati. Le spiegò poi che per mettere lei (alta meno di un metro e settanta centimetri) in ogni scena in cui c’era D’Elia (alto poco meno di un metro e novanta) avrebbe usato il green screen, la tecnologia che permette di girare certe scene con lo sfondo di un telo a tinta unita, per poi aggiungere tutto il resto dell’immagine in postproduzione.

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Visto che tra l’altro c’era la pandemia, era infatti fuori da ogni discussione la possibilità di richiamare tutti gli altri attori e rifare con Notaro le scene di D’Elia, come nel 2017 era stato fatto per esempio per mettere Christopher Plummer in molte scene in cui originariamente c’era Kevin Spacey, nel film Tutti i soldi del mondo.

A cinquant’anni, Notaro si trovò così a recitare nel suo primo film d’azione, ma da sola: non incontrò nemmeno Bautista. Rifacendo tutti i movimenti che D’Elia aveva fatto con gli altri attori, e ripetendo le stesse identiche battute, così da inserirsi nei giusti spazi dei dialoghi.

«Sapevamo in cosa ci stavamo cacciando» ha detto Snyder «ma non avevamo idea di quanto sarebbe stato difficile». Oltre a gesti e parole, infatti, c’era da riprendere Notaro scena-per-scena con gli stessi movimenti di cinepresa e, per quanto possibile, la stessa luce delle scene in cui sarebbe poi stata incollata dove era stato tagliato D’Elia. Solo che, vista la differenza di stazza tra i due, la cosa fu parecchio complessa, perché c’era da evitare che Notaro apparisse fuori scala rispetto agli altri, o al contrario fosse troppo poco visibile in certe scene.

Notaro, invece, ha raccontato che da parte sua la preparazione fu più semplice, perché si limitò allo studio della sceneggiatura e a un rapida lezione su come impugnare un fucile: «Feci un corso apposito su Zoom, dal mio ufficio, mentre mio figlio giocava ai Lego nella stanza accanto […]. Durò circa venti minuti». Con riferimento alle riprese, Notaro ha detto che fu anzitutto molto strano, ma anche che per diversi giorni si sentì, in quanto unica attrice sul set, «la star del film».

Parlando della postproduzione (la seconda, dopo le scene con Notaro), Snyder ha spiegato che capitò anche di dover ricreare parte del corpo dell’attrice al computer, per poterla inserire come e dove necessario, specialmente in certe scene in cui il suo personaggio era lontano, sullo sfondo. Sempre Snyder ha detto che in tutto ci sono voluti un paio di mesi e che «le scene più difficili furono quelle in cui camminava in gruppo con altri».

Snyder non ha detto a Vulture quanto è costato togliere D’Elia e mettere Notaro, ma ha spiegato che è stato comunque meno costoso rispetto alle scene con la tigre zombie del film. Intervistata da Vanity Fair, Deborah Snyder – sua moglie e produttrice del film – ha detto che il costo è stato di almeno qualche milione di euro, e che solo le scene con Notaro alla fine sono costate più dell’intero Army of Thievesuna commedia romantica girata in Germania, che ancora deve uscire e che farà da prequel a Army of the Dead.

Notaro ha detto che, una volta rivisto il film (con le scene in cui era stata sostituita) ha pensato: «Oh, non solo non sono la star, ma in molte delle scene sono solo sfumata, sullo sfondo».

A proposito, per chi vedendo il film potrebbe averlo trovato un po’ offuscato o sfumato, non è colpa dello schermo, ma è proprio una scelta, in parte – ma non del tutto – collegata alle scene rigirate con Notaro. E non è colpa dello schermo nemmeno se qua e là durante il film appaiono puntini bianchi, che più propriamente sono dei “pixel morti, “dead pixel” in inglese. Sono cioè dei pixel vuoti, senza colore, frutto evidentemente di un errore tecnico e non di una scelta. “Army of the dead pixels”, come hanno già scritto su Twitter.