(Rachel Park, NZDF, Wikimedia)
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  • martedì 18 Maggio 2021

Samoa avrà la sua prima prima ministra

Fiame Naomi Mata'afa sostituirà un capo di governo in carica da oltre 22 anni, dopo elezioni combattute e qualche colpo di scena

(Rachel Park, NZDF, Wikimedia)

Lunedì la Corte suprema di Samoa, arcipelago pacifico della Polinesia, ha stabilito la legittimità della vittoria alle elezioni legislative dello scorso 9 aprile dell’unico partito di opposizione, fondato soltanto l’anno scorso, e quindi della sua candidata prima ministra Fiame Naomi Mata’afa, che diventerà la prima donna a capo del governo samoano. A meno di sorprese, Mata’afa sostituirà l’attuale primo ministro Tuilaepa Sailele Malielegaoi, che è in carica dal novembre del 1998 ed è tra i primi ministri più longevi di sempre: ma ci è arrivata dopo un’elezione combattuta e una serie di complesse vicissitudini legali.

Mata’afa ha 64 anni, è attiva in politica dalla seconda metà degli anni Ottanta e dal 2016 al 2020 era stata vice prima ministra di Samoa. È una figura molto importante nel tradizionale sistema di governo indigeno di Samoa (“matai, e Fiame è il suo titolo) ed è figlia di Mataʻafa Faumuina Mulinuʻu II, che dal 1959 al 1970 fu il primo primo ministro del paese, dove attualmente abitano circa 200mila persone.

Kerryn Baker, esperta di questioni della regione pacifica dell’Università Nazionale Australiana di Canberra, ha detto a BBC che la nomina di Mata’afa sarà «un momento storico per Samoa», dove era già considerata un modello in particolare per le donne. Allo stesso tempo, la giornalista Sapeer Mayron del Samoa Observer – il principale giornale dell’isola – ha sottolineato che Mata’afa è considerata una persona di principio, che si pensa «riporterà in politica una dignità che secondo molti è andata persa».

Negli ultimi tempi, infatti, Malielegaoi era stato molto criticato e aveva cercato in tutti i modi di mantenere il potere, alimentando le preoccupazioni di analisti ed esperti sulla salute della democrazia a Samoa. Il complesso scontro politico e legale seguito ai risultati delle elezioni di aprile dà un’idea dell’insofferenza nei confronti dell’attuale governo.

Lo scorso settembre Mata’afa aveva lasciato l’incarico di vice prima ministra per staccarsi dal partito di governo, il Partito per la Protezione dei Diritti Umani (HRPP), e unirsi all’unico partito di opposizione, il Fa’atuatua i le Atua Samoa ua Tasi (Fede nell’Unico Vero Dio, o FAST), che era stato fondato soltanto due mesi prima. Il FAST era nato da alcuni ex esponenti politici dello HRPP che avevano criticato il governo per aver approvato troppo velocemente tre proposte di legge che avevano modificato in maniera sostanziale diversi aspetti del diritto del paese, e per il modo con cui il primo ministro stava accentrando sempre di più il potere attorno al partito.

Mayron ha spiegato che durante la campagna elettorale Mata’afa è stata in grado di interagire con gli elettori in una maniera molto più diretta di quanto fosse mai stato fatto, invitandoli a casa sua per discutere di problemi e possibili soluzioni e incontrandoli a loro volta nelle varie isole. Seppur molto giovane, alle elezioni di aprile il FAST ha così guadagnato lo stesso numero di seggi dello HRPP, che aveva praticamente dominato incontrastato la politica di Samoa per gli ultimi 40 anni: 25 a 25 sui 51 seggi disponibili. Il 51mo seggio era stato assegnato a Tuala Tevaga Iosefo Ponifasio, l’unico candidato indipendente alle elezioni.

Le cose si sono fatte ancora più complicate dopo il 20 aprile, quando la Commissione elettorale aveva osservato che non era stata superata la soglia minima di donne elette in Parlamento stabilita per legge – il 10 per cento – e quindi aveva deciso di istituire un ulteriore seggio, assegnandolo al partito di governo: allo stesso tempo, però, Ponifasio aveva deciso di unirsi al FAST, riportando il numero dei seggi in parità, 26 a 26.

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Entrambi i partiti avevano quindi avviato procedure legali per reclamare la propria vittoria. Il 4 maggio il capo di stato Afioga Tuimalealiifano Vaaletoa Sualauvi, nominato nel 2016 dall’attuale primo ministro, aveva annunciato la convocazione di nuove elezioni per venerdì 21 maggio, mettendo peraltro in discussione l’imparzialità della Corte Suprema, che aveva espresso dubbi sulla legalità dell’assegnazione del 52mo seggio.

Con la sentenza del 17 maggio la Corte Suprema ha stabilito infine che la Costituzione non prevede che il capo di stato abbia l’autorità di indire nuove elezioni. Chiarisce anche che l’assegnazione del 52mo seggio è stata incostituzionale, confermando pertanto la validità e la legittimità dei risultati delle elezioni del 9 aprile, in base alle quali il FAST ha ottenuto la maggioranza di 26 seggi grazie al sostegno del candidato indipendente.

La consulente legale samoana Fiona Ey ha scritto sul Guardian che negli ultimi tempi il governo di Samoa aveva provato a mantenere il potere tentando di fare quello che ha definito «un colpo di stato senza spargimento di sangue». Secondo Ey, Malielegaoi avrebbe indebolito progressivamente la democrazia del paese, accentrando sempre di più il potere attorno al partito di governo e scoraggiando il dissenso anche attraverso la censura; in più, durante la campagna elettorale, avrebbe tentato di bloccare Facebook citando preoccupazioni sulla possibilità di tenere elezioni libere e pacifiche.

In queste settimane, alcuni critici hanno accusato il primo ministro di aver fatto pressioni sul capo di stato per persuaderlo a convocare le nuove elezioni. Tra le altre cose, come ha scritto il Samoa Observer, Malielegaoi ha screditato in tutti i modi la Corte suprema, dicendo che «il sistema giudiziario non ha alcuna autorità sulla mia nomina a primo ministro» e sostenendo di essere stato «incaricato da Dio».

Secondo Ey, i tentativi dell’attuale governo di mantenere a tutti i costi il controllo «rappresentano un precedente pericoloso per i paesi in via di sviluppo» e «lanciano un segnale d’allarme» per chi aveva lodato la stabilità della democrazia di Samoa. Nel frattempo, la Corte Suprema ha stabilito che il nuovo Parlamento dovrà riunirsi entro 45 giorni dal giorno delle elezioni, pertanto al massimo entro il prossimo 24 maggio: e a meno di ulteriori sorprese, dopo oltre 40 anni lo HRPP sarà in minoranza.

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