Nanaia Mahuta nel 2018 (Hagen Hopkins/ Getty Images)
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  • lunedì 9 Novembre 2020

L’importanza del moko, il tatuaggio maori

È un simbolo di appartenenza alla comunità, a lungo preso di mira, ma oggi ce l'ha anche la nuova ministra degli Esteri neozelandese

Nanaia Mahuta nel 2018 (Hagen Hopkins/ Getty Images)

Dopo le elezioni parlamentari dello scorso 17 ottobre, vinte dalla prima ministra uscente Jacinda Ardern, in Nuova Zelanda si è parlato molto della nomina al ruolo di ministra degli Esteri di Nanaia Mahuta, la prima donna maori a ricoprire questo ruolo e che tra l’altro ha il tradizionale tatuaggio su labbra e mento, chiamato “moko kauae”. Il tatuaggio (“moko”) ha una grande importanza culturale per i maori, ma allo stesso tempo è visto ancora da molti con diffidenza, e chi lo esibisce rischia di essere discriminato. Il fatto che per la prima volta un’alta funzionaria del governo neozelandese abbia un moko potrebbe contribuire a normalizzare la tradizione del tatuaggio e a rafforzare l’importanza politica dei maori; aiuterebbe anche a dare visibilità alla popolazione indigena al di fuori della Nuova Zelanda.

Anche se non ci sono molte figure politiche che hanno il tatuaggio maori, tra gli indigeni il tatuaggio tradizionale è tornato a essere molto comune. I disegni del moko, infatti, raccontano il ruolo all’interno della comunità o la storia della persona, legandola ai suoi antenati. Radio New Zealand ha spiegato che il moko di Mahuta, per esempio, rappresenta la sua parentela con la regina maori Te Arikinui Te Atairangikaahu – morta nel 2006 – e il suo legame con l’attuale sovrano maori, Kingi Tuheitia. Alcune linee, poi, si riferiscono al lignaggio dei suoi genitori.

La pratica del tatuaggio (“tā moko”) è una tradizione molto antica e ha una forte dimensione rituale; il tatuaggio viene realizzato durante particolari cerimonie e comporta una serie di piccole scarificazioni – incisioni che portano a cicatrici permanenti – che poi vengono decorate con l’inchiostro. Solitamente gli uomini maori hanno tatuaggi su tutto il volto, natiche e cosce, mentre le donne hanno il moko kauae, che è appunto il tatuaggio che copre labbra e mento.

Il tatuaggio sul viso iniziò a scomparire nell’Ottocento, nel periodo della colonizzazione britannica in Nuova Zelanda, quando gli indigeni subirono massacri, violenti episodi di razzismo e notevoli discriminazioni; i colonizzatori, inoltre, esibivano le teste mozzate degli indigeni col moko come trofeo. A inizio Novecento si cominciò a vedere di nuovo qualche tatuaggio, ma molto pochi: sembrava che la pratica del moko fosse stata per lo più abbandonata, mal vista sia dalle comunità non maori sia da quelle indigene, che la consideravano appartenente al passato, ha spiegato Te Kahautu Maxwell, ricercatore specializzato in cultura maori dell’Università di Waikato, nel nord della Nuova Zelanda.

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Dagli anni Novanta, però, nacquero diversi movimenti di giovani maori che vollero «farla rinascere come una forma di arte vivente» proprio per affermare l’identità e l’importanza dei maori nella società.

Nel 2016 Mahuta fu la prima donna ad avere il moko kauae in parlamento, mentre nel 2019 Oriini Kaipara fu la prima giornalista maori con un kauae a presentare un telegiornale su TVNZ, la principale emittente televisiva del paese.

La crescente visibilità del tatuaggio maori provocò anche nuove e forti polemiche in Nuova Zelanda. Alcuni personaggi molto noti che avevano deciso di tatuarsi il volto furono accusati di appropriazione culturale per aver utilizzato un elemento tipico di una popolazione indigena senza saperne nulla, in maniera considerata irrispettosa. Successe al pugile Mike Tyson, dopo che si era tatuato parte del volto; e allo stilista Jean-Paul Gaultier, che aveva usato il moko per truccare modelli bianchi.

Allo stesso tempo, erano diversi i contesti in cui i maori che avevano il moko subivano discriminazioni: per esempio, in alcuni bar e ristoranti c’era il divieto di accesso per chi aveva tatuaggi sul viso e in qualche caso non avevano potuto ottenere un lavoro per lo stesso motivo.

Il fatto che adesso Mahuta sia diventata una delle più importanti funzionarie del governo e che abbia un tatuaggio tradizionale è un «segno importante» e un’opportunità per le comunità indigene, ha raccontato Maxwell.

Il nuovo parlamento neozelandese, a maggioranza laburista, è il più inclusivo di sempre: comprende infatti la più alta percentuale di donne mai eletta – il 48 per cento – e diversi membri della comunità LGBT+, oltre appunto a diverse persone non bianche. Il Partito Laburista di Ardern sta portando avanti un piano per «ricostruire» la Nuova Zelanda e tra le altre cose ha l’obiettivo di risolvere le disuguaglianze nei confronti dei maori, che sono oltre il 16 per cento della popolazione. La rappresentanza dei maori in parlamento è garantita da un sistema che riserva loro alcuni seggi: quest’anno i Laburisti hanno eletto 16 deputati maori, mentre altri sono stati eletti dal partito dei Verdi, che appoggia la maggioranza.

Secondo Maxwell, adesso Mahuta potrà «portare il moko in posti in cui non è mai arrivato – consolati, ambasciate e uffici governativi in tutto il mondo» e contribuire a normalizzare ulteriormente il tatuaggio all’interno della società neozelandese. Come ha detto Rukuwai Tipene-Allen, giornalista politico della Māori Television che ha un moko, la nomina di Mahuta «dimostra che la nostra cultura ha un posto nello scenario internazionale».

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