(Alexander Hassenstein/ Getty Images)
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  • giovedì 13 Maggio 2021

Pilotare un aereo non è come andare in bicicletta

La mancanza di pratica durante la pandemia è stata un problema per i piloti, che ora devono fare nuovi corsi per evitare sorprese

(Alexander Hassenstein/ Getty Images)
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Con il graduale allentamento delle restrizioni nazionali e internazionali sulla pandemia, le compagnie aeree si stanno rendendo conto di un problema significativo nella ripresa dei voli: i piloti in molti casi sono stati fermi per mesi, con effetti sulla loro preparazione e sulla loro lucidità alla guida degli aerei. Per usare le parole del pilota Joe Townshend, che fino al marzo del 2020 aveva lavorato per la compagnia di voli charter britannica Titan Airways, pilotare un aereo «non è per nulla come guidare una bicicletta».

Adesso che il settore sta lentamente ripartendo, molte compagnie stanno formando nuovamente i piloti per limitare distrazioni ed errori che sono dovuti per lo più alla mancanza di pratica e che potrebbero mettere a rischio la sicurezza a bordo degli aerei.

Secondo le analisi dell’International Air Transport Association (IATA), organizzazione internazionale che raggruppa centinaia di compagnie aeree di tutto il mondo, nel 2020 il traffico dell’aviazione commerciale ha subìto il declino annuale peggiore della storia del settore, con un calo del 65,9 per cento rispetto al 2019. Migliaia di aerei sono stati messi a terra e tantissimi piloti sono stati licenziati o messi in congedo anche per 12 mesi.

Il problema è che quando non si vola per lunghi periodi di tempo le abilità di guida dei piloti diminuiscono, ha spiegato al New York Times Hassan Shahidi, il presidente della Flight Safety Foundation, che si occupa della sicurezza a bordo degli aerei. I piloti di aerei, però, non possono semplicemente “salire in sella” al loro mezzo e ricominciare a pedalare senza nemmeno pensarci, come succede con le biciclette dopo i mesi invernali.

Le cose da sapere sul coronavirus

Per capirlo basta dare un’occhiata agli errori segnalati dagli stessi piloti o dai membri dell’equipaggio dei voli commerciali in maniera anonima, che vengono raccolti in un apposito database della NASA. Negli ultimi mesi un pilota ha perso il controllo del suo aereo durante l’atterraggio ed è finito col farlo scivolare in un fossato; un altro si è dimenticato di attivare un sistema anti-ghiaccio essenziale per prevenire imprevisti a bassissime temperature, mentre altri ancora hanno volato ad altitudini sbagliate.

Nella maggior parte dei casi, i piloti hanno imputato i loro errori a comunicazioni andate male o alla semplice distrazione, ma comunque quasi sempre alla mancanza di pratica nei mesi della pandemia da coronavirus. Per recuperare lo stesso livello di efficienza del periodo precedente alla pandemia o essere nuovamente assunti da una compagnia aerea, i piloti devono sottoporsi a rigide sessioni di esercitazioni, simulazioni ed esami.

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Ken Gillespie, responsabile del programma di addestramento e qualità di Virgin Atlantic, ha detto che un’abilità particolarmente difficile da recuperare per moltissimi piloti è la familiarità con il ritmo delle comunicazioni, specialmente quando si vola sugli aeroporti molto trafficati. Gillespie ha spiegato che in una situazione normale ci possono essere anche 30 o 40 aerei che comunicano sulle stesse frequenze con la stessa torre di controllo, e pertanto è necessario avere un orecchio allenato per riconoscere tempestivamente le istruzioni che vengono impartite ai piloti.

Un altro dei problemi è che far esercitare centinaia di piloti nel più breve tempo possibile e soprattutto in maniera sicura ed efficace è un processo molto complesso, e secondo gli esperti sentiti dal New York Times non ci sono programmi che vadano bene per tutti i modelli di aereo né per tutti i piloti. Per questo, molte compagnie organizzano esercitazioni diverse in base a quanto sono stati fermi i piloti, mentre altre prevedono corsi di addestramento del tutto simili a quelli che si seguono alle scuole di volo per diventare piloti professionisti.

Per fare un esempio, Virgin Atlantic ha messo a punto un pacchetto di studio digitale che i piloti devono iniziare a imparare per rimettersi al passo con le procedure operative, prima di sostenere un esame iniziale che serve per proseguire con le esercitazioni vere e proprie. L’anno scorso Virgin aveva licenziato 400 piloti e adesso ha in programma di cominciare a riassumerli gradualmente, ma ha arricchito molto il materiale di studio affinché comprendesse più casistiche, per accertarsi che i piloti tornino a livelli di conoscenza e abilità paragonabili a quelli che avevano prima della pandemia.

Tra le varie esercitazioni previste da Virgin ci sono simulazioni sulle manovre di sicurezza da utilizzare nelle situazioni di volo più difficili, per esempio con forte maltempo o in presenza delle ceneri dei vulcani. Oltre allo studio delle istruzioni operative su come mantenere il controllo o recuperarlo in caso di emergenze, l’addestramento comprende anche un ripasso delle norme di comportamento da adottare per la gestione del rischio dovuto a fattori umani. Gillespie ha detto che sono stati introdotti anche nuovi test intermedi che vanno superati per proseguire con la formazione e ha aggiunto che «nessuno arriva alla valutazione finale finché non siamo tutti tranquilli che [i piloti] siano completamente aggiornati e che sia sicuro farli volare».

Come ha detto Shahidi, l’obiettivo di queste esercitazioni è fare in modo che sia chi non vola da mesi, sia chi ha continuato a lavorare ma con turni molto ridotti possa tornare a essere «completamente a suo agio e in sicurezza».

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Secondo Townshend se si sa pilotare un aereo probabilmente si riuscirebbe a far decollare un mezzo anche dopo 10 anni di inattività, ma «nell’ambiente di lavoro c’è una valanga di informazioni da cui si viene sommersi». L’unico modo per gestirle è «essere lucidi ed esercitarsi con costanza».

Allo stesso tempo, secondo il direttore esecutivo dell’Agenzia europea per la Sicurezza Aerea (EASA) Patrick Ky, ci sono anche altri fattori da tenere in considerazione e che potrebbero compromettere le prestazioni dei piloti in servizio. Per esempio, alcuni di loro potrebbero avere bisogno di più tempo prima di tornare in servizio rispetto ad altri, ed è anche possibile che si debbano adattare a rotte che non conoscevano o alle nuove procedure introdotte a causa della pandemia da coronavirus. In altri casi, inoltre, devono anche prepararsi a pilotare aerei che a loro volta sono rimasti fermi per molto tempo, con possibili malfunzionamenti o inconvenienti da tenere sotto controllo, come può essere un nido di uccelli costruito nel motore di un aereo.

Una delle altre cose che ha notato un pilota della compagnia privata pakistana Airblue, Asad ul Ghafoor Gaad, è che semplicemente ci si deve abituare a pilotare aerei che trasportano meno passeggeri e che per questo sono meno pesanti rispetto a quelli che venivano guidati il più delle volte. Gaad ha detto che era stato «difficile sedersi nella cabina di pilotaggio e sentirsi a casa» la prima volta che era tornato a pilotare un aereo, dopo tre mesi e mezzo di pausa: lui «era rimasto sorpreso per uno o due secondi» e il suo cuore «batteva all’impazzata» per l’accelerazione del suo Airbus 320 mezzo vuoto.