(EPA/HEDAYATULLAH AMID)
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  • domenica 9 Maggio 2021

La strage in un liceo di Kabul

Diverse esplosioni hanno causato la morte di almeno 50 persone, fra cui soprattutto giovani studentesse appena uscite da scuola

(EPA/HEDAYATULLAH AMID)

Sabato pomeriggio ci sono state diverse esplosioni nei pressi del liceo Sayed Ul Shuhada, nella periferia di Kabul, la capitale dell’Afghanistan. Le esplosioni hanno causato almeno 50 morti e decine di feriti, fra cui soprattutto giovani studentesse appena uscite dalla scuola. Al momento le cifre sono state fornite informalmente dai funzionari afghani ai giornali internazionali, ma non sono state confermate ufficialmente. La stima più recente citata da Reuters sostiene che a causa delle esplosioni siano morte almeno 68 persone, e che almeno 165 siano rimaste ferite.

Un portavoce del ministero dell’Interno afghano ha detto al New York Times che la natura delle esplosioni non è ancora stata chiarita: diversi testimoni hanno parlato di un’autobomba, altri ancora di alcuni razzi sparati all’esterno della scuola. La strage non è ancora stata rivendicata.

Al Jazeera scrive che l’attacco è avvenuto alle 17.30 ora locale, poco dopo che gli studenti avevano concluso le lezioni. «Siamo parlando di centinaia di studenti che in quel momento si trovavano a scuola», scrive la corrispondente Filio Kontrafouri. Le foto scattate nelle ore successive all’attacco negli ospedali della zona mostrano soprattutto giovani ragazze, alcune ferite molto gravemente.

Da mesi in Afghanistan avvengono quotidianamente attacchi e violenze riconducibili agli scontri fra il governo centrale e il gruppo politico-terrorista dei Talebani. All’inizio del 2020, dopo anni di faticosi negoziati, i talebani si erano impegnati a condurre trattative di pace col governo centrale afghano e prendere le distanze da al Qaida, uno dei più noti gruppi terroristi al mondo, loro storico alleato.

Inizialmente i talebani avevano rispettato l’accordo e avviato trattative col governo. Negli ultimi mesi però – complice probabilmente il progressivo ritiro dell’esercito statunitense deciso dall’ex presidente Donald Trump – hanno ripreso con forza gli attacchi nei confronti delle forze del governo centrale. Soltanto nell’ultima settimana, stima il New York Times, sono morti in vari episodi di violenza almeno 44 civili e 139 miliziani del governo centrale.

In un comunicato diffuso dopo le esplosioni al liceo Sayed Ul Shuhada, il presidente afghano ha accusato i Talebani di aver compiuto l’attacco, senza però fornire alcuna prova. Alcuni analisti ritengono quantomeno plausibile l’accusa, dato che la zona delle esplosioni è abitata soprattutto da musulmani di minoranza sciita – con cui i Talebani non sono in buoni rapporti – e che in passato il gruppo politico-terrorista ha spesso preso di mira scuole o luoghi di aggregazione.