La cerimonia inaugurale della conferenza, alla presenza del segretario di Stato americano Mike Pompeo. (AP Photo/ Hussein Sayed)
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  • sabato 12 Settembre 2020

Cominciano le trattative di pace tra talebani e governo afghano

L'obiettivo è mettere fine a una guerra che dura da quasi vent'anni, dopo l'accordo raggiunto tra talebani e Stati Uniti, ma sarà molto difficile

La cerimonia inaugurale della conferenza, alla presenza del segretario di Stato americano Mike Pompeo. (AP Photo/ Hussein Sayed)

Sabato a Doha, in Qatar, è cominciata l’attesa e storica conferenza di pace tra i rappresentanti dei talebani e il governo dell’Afghanistan, organizzata per trovare un accordo che metta fine a una guerra che va avanti da quasi vent’anni e che ha provocato decine di migliaia di morti, molti dei quali civili. Ma arrivare a un accordo per formare un governo condiviso tra le due fazioni non sarà per niente facile.

La conferenza, alla cui inaugurazione ha partecipato anche il segretario di Stato americano Mike Pompeo, è il risultato dell’accordo raggiunto lo scorso febbraio tra talebani e Stati Uniti, a cui però non aveva preso parte il governo afghano, considerato un fantoccio dai talebani. Quell’accordo aveva previsto l’inizio del ritiro graduale dei circa 13mila soldati americani in Afghanistan, ma secondo il governo locale era stato concluso troppo frettolosamente dall’amministrazione di Donald Trump, concedendo troppe cose ai talebani e senza molte garanzie. Tra le altre cose, come conseguenza dell’accordo erano stati liberati 5mila prigionieri talebani. In cambio, i rappresentanti del gruppo terroristico avevano promesso di diminuire il numero di attacchi impegnandosi a non trasformare il paese in un luogo sicuro per i terroristi jihadisti.

La guerra americana in Afghanistan iniziò nell’ottobre 2001, quando l’allora amministrazione Repubblicana di George W. Bush decise di invadere il paese in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre, il cui 19esimo anniversario è arrivato peraltro alla vigilia della conferenza di pace. Gli attacchi erano stati compiuti da al Qaida, organizzazione guidata da Osama bin Laden che aveva le sue basi in Afghanistan ed era protetta dal regime afghano, controllato dalla seconda metà degli anni Novanta dai talebani, gruppo estremamente radicale che aveva instaurato nel paese una Repubblica Islamica.

– Leggi anche: Perché l’accordo di pace con i talebani mostra i limiti del potere americano

L’invasione statunitense provocò la rapida caduta del regime talebano, ma nel giro di poco il gruppo si riorganizzò iniziando un’azione di guerriglia e attentati contro i soldati e i civili – la cosiddetta insurgency – che trasformò quella in Afghanistan nella guerra più lunga combattuta dagli Stati Uniti. Con il passare degli anni diventò sempre più chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero mai potuto vincere, e l’intesa raggiunta da Trump era stata dettata dalla volontà di tirarsene fuori una volta per tutte.

Alle trattative, la fazione del governo afghano – guidata dal presidente dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale Abdullah Abdullah – include anche politici di opposizione e altri funzionari, perché i talebani continuano a non riconoscere come legittimo il governo, con il quale non hanno voluto avere trattative dirette. Tra le priorità, per gli osservatori internazionali, c’è un accordo per un cessate il fuoco che interrompa gli attacchi dei talebani sui soldati e sui civili afghani. Il passo successivo sarà trovare un modo per includere i talebani in un governo democratico, trovando anche un accordo sui diritti civili della popolazione e in particolare delle donne e delle minoranze: un’operazione che sarà assai complessa.

L’accordo stretto a febbraio tra Stati Uniti e talebani, che prevedeva l’interruzione degli attacchi reciproci, è stato finora rispettato: nel paese rimane ancora qualche migliaio di soldati americani, che dovrebbero concludere la ritirata nei prossimi mesi.