(AP Photo/Emilio Morenatti)
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  • martedì 27 Aprile 2021

Il concerto con 5mila persone a Barcellona è stato un successo

Si era tenuto il 27 marzo come test sulla sicurezza dei grandi eventi durante la pandemia: il dato sui contagi dice che ha funzionato

(AP Photo/Emilio Morenatti)

Le autorità catalane hanno detto che tra le 5mila persone che il mese scorso avevano partecipato al concerto della band pop-rock catalana Love of Lesbian a Barcellona, in Spagna, sono stati registrati solo due casi di contagio da coronavirus forse legati all’evento. Il concerto era stato organizzato nel palazzetto di Sant Jordi dal governo locale, per valutare se eventi come quello si potessero svolgere in sicurezza senza provocare nuovi contagi: prima di essere ammessi al concerto, gli spettatori dovevano essere risultati negativi a un test antigenico svolto nella stessa giornata; durante l’evento non era stato previsto il distanziamento fisico, ma l’impianto di ventilazione era acceso al massimo e c’era l’obbligo di indossare la mascherina.

A un mese di distanza, presentando in una conferenza stampa i risultati delle analisi condotte sui partecipanti, Josep Maria Llibre, medico della città di Badalona, ha detto che «in sintesi, un concerto di musica dal vivo al chiuso con le corrette misure di sicurezza e la giusta ventilazione è un’attività sicura».

Llibre ha detto che dopo il concerto erano stati rilevati solo 6 nuovi contagi, ma attraverso analisi successive è stato stabilito che 4 di questi non fossero riconducibili all’evento. Ha aggiunto che comunque non c’è la certezza che le altre due positività siano legate al concerto: «Analizzando i dati disponibili, le possibilità che queste persone siano state contagiate sul posto sono minime». L’incidenza dei contagi tra gli spettatori nei 14 giorni successivi al concerto è stata quindi di 130,7 casi ogni 100mila abitanti, inferiore a quella registrata tra la popolazione di Barcellona nello stesso periodo (259,9 casi ogni 100mila abitanti).

Altri medici coinvolti nello studio, come Buenaventura Clotet e Boris Rebollo, hanno però sottolineato come il buon esito del test lasci ancora aperte alcune questioni: ad esempio sulla validità dei test antigenici, che sono più rapidi da eseguire e quindi più pratici nell’organizzazione di un concerto, ma la cui affidabilità non è paragonabile a quella dei test molecolari.

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I test antigenici – che analizzano non la presenza del coronavirus bensì gli antigeni, proteine estranee presenti nel nostro corpo in caso di un’infezione – presentano problemi di affidabilità legati soprattutto alle possibilità di ottenere falsi negativi, cioè persone contagiate che però risultano negative al test. Sono invece più affidabili nel caso sia rilevata una positività: nel senso che è più raro segnalino come positiva una persona in realtà non contagiata.

Durante il concerto gli spettatori avevano cantato e ballato normalmente, come avrebbero fatto a un concerto prima della pandemia, tranne che per l’obbligo di indossare la mascherina. Gli organizzatori si sono detti soddisfatti dall’esito del concerto, ritenendolo un buon segnale in previsione di una lenta ripartenza dei concerti dalla prossima estate.

Quello del 27 marzo era stato il primo concerto con così tante persone dall’inizio della pandemia in Spagna, dopo che c’erano stati alcuni “esperimenti” simili anche nei Paesi Bassi. Lo scorso dicembre sempre a Barcellona c’era stato un altro concerto di prova con circa 500 partecipanti alla Sala Apolo, un locale più piccolo. Anche in quell’occasione non era stato previsto distanziamento fisico ed era andato tutto bene: dai controlli effettuati dopo l’evento nessuno dei partecipanti era stato contagiato durante il suo svolgimento.