(AP Photo/Michael Caulfield)
  • Moda
  • domenica 25 Aprile 2021

L’abito più controverso della storia degli Oscar

Vent'anni fa Björk indossò un cigno di tulle, ma non fu granché capita: secondo alcuni critici però cambiò i red carpet

(AP Photo/Michael Caulfield)

La cerimonia degli Oscar, che si terrà a Los Angeles domenica, è attesa non solo nel mondo del cinema ma anche in quello della moda: dopo mesi di eventi organizzati su Zoom a causa del coronavirus si terrà finalmente in presenza, con attrici, attori, registi, cantanti e sceneggiatori che sfileranno uno dopo l’altro sul red carpet. Gli organizzatori hanno intimato agli ospiti di non presentarsi in tuta, ma a parte questo non si sa cosa aspettarsi dagli abiti di questa edizione: se riproporranno lo sfarzo consueto o se saranno più eccentrici e inventivi.

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A questo proposito molti ricordano in questi giorni uno dei vestiti più stravaganti e strampalati della storia degli Oscar: l’abito-cigno indossato dalla cantante islandese Björk durante la cerimonia del 2001, vent’anni fa. All’epoca non venne compreso, soprattutto dai commentatori di moda che lo criticarono, ma attirò l’attenzione del pubblico e divenne l’abito più commentato e ricordato della cerimonia, surclassando quello più apprezzato dagli esperti, l’abito vintage di Valentino indossato dall’attrice Julia Roberts.

Bjork – Oscar 2001, 25 marzo (AP Photo/Kevork Djansezian)

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L’abito era composto da un body color carne costellato di cristalli e da un tulle bianco che si attorcigliava sul corpo di Björk finendo in un collo e una testa di cigno. A completare il tutto c’erano sei uova di struzzo, che la cantante deponeva sul red carpet mentre la sicurezza continuava a raccoglierle e riportargliele.

(AP Photo/Laura Rauch)

Björk si trovava agli Oscar da candidata per la migliore canzone originale per “I’ve seen it all” del film Dancer In The Dark del regista Lars von Trier, in cui peraltro recitava, che cantò sul palco sempre indossando il suo cigno di tulle. Qualche settimana prima aveva partecipato ai Golden Globe, dov’era candidata come miglior attrice protagonista per il film, e anche in quell’occasione si era fatta notare: aveva scelto un vestito con la faccia di Michael Jackson riprodotta con le paillettes, accompagnato da una borsetta a forma di gufo.

Il vestito-cigno era stato disegnato dallo stilista macedone Marjan Pejoski, che lo aveva presentato qualche settimana prima alla settimana della moda di Londra come parte della collezione per l’autunno/inverno 2001. Non era la prima volta che Björk indossava un suo abito – l’anno prima per esempio ne aveva scelto uno voluminoso in organza rosa per il festival del cinema di Cannes – ma in questa occasione nemmeno lo stilista ne era al corrente e lo scoprì durante la cerimonia, insieme a tutti. Pejoski commentò che era stata un’idea «fantastica e ribelle in un’occasione così tradizionale come gli Oscar. Rispetto la tradizione, ovviamente, ma tutto e tutti meritano di essere un po’ presi in giro, di tanto in tanto».

Lo spirito giocoso e anticonformista di Björk venne colto da pochi. Per esempio l’attrice e comica Joan Rivers disse che «quella ragazza dev’essere portata in manicomio» e il commentatore di moda Steven Cojocaru condannò l’abito come «una delle cose più sceme mai viste». Björk rispose che era soltanto un vestito e che era davvero «sorpresa perché così tante persone pensavano che facessi sul serio. Non volevo causare un polverone». In un’intervista al New York Times del 2007 ci ritornò spiegando che «ne scrissero come se stessi cercando di indossare un Armani nero e non ci fossi riuscita, come se stessi cercando di adattarmi. Ovviamente non era così».

Al contrario, il suo intento era quello di provocare e sfruttare l’occasione per dire qualcosa di nuovo: «ero decisamente consapevole che quella sarebbe stata, probabilmente, la mia prima e ultima volta agli Oscar. Così pensai che volevo parlare di fertilità e mi portai dietro un po’ di uova». Caroline Stevenson, responsabile degli studi culturali e storici al London College of Fashion, ha spiegato a BBC il motivo dell’indignazione e del successo del vestito: all’epoca c’erano delle aspettative precise su cosa dovesse indossare una donna su un red carpet e Björk le aveva disattese, incurante di rispettare il codice del glamour hollywoodiano. In più «c’era qualcosa sulla femminilità e sull’idea di cura, di natura e di fertilità. Penso che le persone non volessero associare tutto questo al red carpet».

Va ricordato che l’associazione tra donne e cigni non era qualcosa di nuovo: oltre all’antico mito greco di Leda e il cigno la si può far risalire, in tempi più recenti, al balletto Il lago dei cigni musicato da Pëtr Čajkovskij e rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1877. Da allora molte ballerine hanno indossato tutù che evocavano il movimento dell’animale e c’era una famosa foto della ballerina russa Anna Pavlova con un cigno in braccio in una posizione simile a quella del vestito degli Oscar. Anche la diva di Hollywood Marlene Dietrich indossò un costume-cigno a una festa nel 1935.

Un ritratto della ballerina russa Anna Pavlova a casa sua nel 1925, che potrebbe aver ispirato il vestito di Björk
(Keystone/Hulton Archive/Getty Images)

L’abito di Björk entrò subito nell’immaginario pop e divenne oggetto di parodie e battute. La comica Ellen DeGeneres ne indossò una copia per condurre i premi Emmy, qualche mese dopo, e comparve in film e video musicali, come quello della canzone “Bajo otra luz” di Nelly Furtado.

Ellen DeGeneres conduce la cerimonia dei premi Emmy con un finto abito-cigno, Los Angeles, 4 novembre 2001
(Getty Images)

Nel 2014 gli stilisti Mariagrazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli lo richiamarono in un vestito della collezione di alta moda di Valentino, nel 2015 venne incluso nella mostra del Museum of Modern Art (MoMA) di New York dedicata a Björk e nel 2019 fu tra i capi esposti alla prestigiosa mostra di moda organizzata ogni anno dal Costume Institute del Metropolitan Museum di New York (Met), che in quell’occasione era dedicata al camp, il gusto per l’eccentricità e l’artificio al limite del kitsch.

L’abito di Valentino ispirato a quello di Björk, come parte della collezione di alta moda della primavera/estate 2014, Parigi, 22 gennaio 2014
(Pascal Le Segretain/Getty Images)

Björk non sembrò mai pentirsi della scelta, anzi indossò l’abito-cigno per la copertina del disco Vespertine uscito ad agosto 2001 e lo trasformò nel costume del suo tour. Nel 2005 lo mise all’asta per l’associazione di beneficenza Oxfam, raccogliendo 9.500 dollari. Nel 2017, per il video della canzone The Gate, il direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, gliene disegnò una versione aggiornata con 5 metri di materiale plastico iridescente e 20 metri di organza plissettata per richiamare le ali del cigno.

Non fu certamente, come scrive BBC, l’unico abito sorprendente agli Oscar: si ricordano per esempio Demi Moore in pantaloncini di pizzo nel 1989; Sharon Stone con una camicia bianca di Gap infilata in una gonna di Vera Wang nel 1998; Celine Dion con uno smoking indossato al contrario nel 1999 e tutti i look indossati da Cher negli Settanta e Ottanta, curati dal costumista Bob Mackie. Nessuno però aprì la porta alle scelte rivoluzionarie sul red carpet come l’abito-cigno, senza il quale, forse, Lady Gaga non avrebbe indossato l’abito di carne bovina ai Video Music Awards del 2010 o non si sarebbe fatta trasportare dentro un uovo sul red carpet dei Grammy Awards del 2011.

La copertina del disco Vespertine

Dopo l’abito-cigno, invece, gli Oscar non hanno riservato troppe sorprese anche perché il red carpet, nel frattempo, è diventato un luogo commerciale più che artistico: le aziende di moda di lusso pagano le celebrità per indossare i loro vestiti lasciando poco spazio alle sperimentazioni.

Un po’ di giocosità è stata portata di recente, scrive BBC, dall’attore Billy Porter, che nel 2019 arrivò al Met Gala – la festa con cui si inaugura la già citata mostra di moda al Metropolitan Museum di New York – portato su una lettiga da sei uomini, indossando un body dorato con ali lunghe tre metri; agli Oscar di quello stesso anno indossò uno smoking con una gonna scenografica. Il suo stylist Sam Ratelle – cioè la persona che cura il suo aspetto e gli consiglia cosa indossare – ha raccontato di essere stato molto influenzato dall’abito-cigno di Björk. All’epoca andava a scuola e tutti i ragazzini erano impazziti per il vestito: così capì che con gli abiti si poteva dire molto e si poteva lasciare agli altri qualcosa si sé, a patto di non seguire le regole a occhi chiusi.

Billy Porter alla cerimonia degli Oscar del 2019, a Hollywood
(Frazer Harrison/Getty Images)