(Omar Marques/Getty Images)

Il primo ministro slovacco si dimetterà a causa del vaccino Sputnik V

Che aveva acquistato senza parlarne con gli alleati di governo, dopo mesi di critiche per la gestione della pandemia

(Omar Marques/Getty Images)

Domenica sera il primo ministro slovacco Igor Matovič ha fatto sapere che si dimetterà dal suo incarico al termine di una crisi politica in corso da qualche settimana in Slovacchia, paese membro dell’Unione Europea. La crisi era stata innescata dalla controversa decisione di Matovič, presa all’insaputa della maggioranza che lo sostiene, di acquistare due milioni di dosi del vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus, il cui uso non è stato ancora autorizzato dalle autorità europee.

Il governo di Matovič era nato appena un anno fa ed era considerato piuttosto fragile, dato che era sostenuto da una coalizione disomogenea. A peggiorare la condizione di Matovič era stata la sua pessima gestione della seconda ondata della pandemia da coronavirus: fra febbraio e marzo la Slovacchia era stata il paese dell’Unione Europea col maggior numero di morti in rapporto alla popolazione.

Contestualmente alle sue dimissioni, Matovič ha fatto sapere di essere disponibile ad essere sostituito nel suo incarico da Eduard Heger, attuale ministro delle Finanze ed ex parlamentare del suo stesso partito nel Parlamento slovacco. L’ipotesi è stata accolta positivamente dagli alleati della coalizione, che nei prossimi giorni dovrebbero negoziare un compromesso per formare un nuovo governo. In base all’accordo, Matovič dovrebbe restare nel governo come ministro delle Finanze.

Il partito di Matovič – Gente Comune, di ispirazione populista – aveva vinto le elezioni parlamentari tenute nel febbraio del 2020 dopo un netto calo dei consensi di Smer, il partito di centrosinistra al centro di vari scandali di corruzione e al governo durante l’omicidio del giovane giornalista slovacco Ján Kuciak, nel febbraio 2018, di cui si parlò per mesi in tutta Europa. Matovič diventò primo ministro poche settimane prima dell’inizio della pandemia da coronavirus, che ha assorbito quasi tutta la sua attività di governo.

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Dopo una prima ondata gestita in modo piuttosto prudente, durante la seconda ondata Matovič aveva basato quasi tutta la sua strategia sui test di massa, senza affidarsi ad altre particolari misure. L’approccio di Matovič non aveva funzionato, e già ai primi di gennaio la diffusione della variante scoperta nel Regno Unito aveva causato un numero altissimo di nuovi casi e soprattutto di morti. A inizio febbraio circa tre quarti dei casi erano causati dalla nuova variante, secondo il ministero slovacco della Sanità.

Matovič inoltre non sembrava avere la situazione del tutto sotto controllo: passava la giornata a postare commenti controversi sui social network, a lamentarsi della copertura sfavorevole dei giornali e a litigare col ministro dell’Economia Richard Sulik, che ha definito pubblicamente «un idiota». La leggerezza con cui Matovič gestiva la pandemia si era trasferita anche sugli slovacchi: in pochi rispettavano le precauzioni e i distanziamenti, e già a metà febbraio la presidente Zuzana Čaputová aveva dovuto invitarli a «rispettare tutte le regole».

La situazione era ulteriormente peggiorata quando a inizio marzo Matovič aveva annunciato l’acquisto di due milioni di dosi del vaccino russo contro il coronavirus, Sputnik V, andando persino in aeroporto ad accogliere la prima parziale fornitura.

La decisione di Matovič era stata criticata da due leader di coalizione, il partito di destra liberale SAS e i centristi di Per il Popolo. «È chiaro che lo Sputnik V non è soltanto un vaccino ma anche uno strumento di guerra ibrida», aveva fatto sapere il portavoce di SAS, allineandosi alla tesi dei principali paesi occidentali secondo cui la Russia starebbe usando il suo vaccino anche come strumento di propaganda, soprattutto nei confronti dei paesi dell’Europa orientale. La vicepresidente del Consiglio Veronika Remišová, segretaria di Per il Popolo, aveva definito «assurda» la decisione di Matovič.

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Nei giorni successivi le critiche si erano concentrate soprattutto su Matovič, tanto che a metà marzo secondo un sondaggio del quotidiano Denník quasi l’80 per cento degli intervistati non credeva a quello che diceva Matovič oppure non aveva completa fiducia in lui. Matovič si è convinto a dimettersi solo dopo che negli ultimi giorni sei membri del suo governo avevano annunciato le dimissioni in dissenso con la sua leadership, e dietro l’esplicita richiesta di Čaputová.

Il potenziale sostituto di Matovič, Eduard Heger, ha 44 anni, è un ex manager e funzionario statale ed è entrato in politica nel 2016, quando fu eletto al Parlamento slovacco con Gente Comune, di cui è stato anche capogruppo. Matovič lo ha definito «un brav’uomo e una persona di cui tutti possono fidarsi».

I tre partiti che oltre a Gente Comune fanno parte della maggioranza di governo sembrano avere accettato lo scambio di incarichi fra Matovič e Heger, anche se probabilmente ci vorrà qualche giorno per definire i punti del nuovo governo. «Vogliamo provarci», ha detto il ministro uscente dell’Economia Richard Sulik, precisando che vuole cercare di ricostruire il suo rapporto con Matovič: «voglio invitarlo a cena. Gli cucinerò qualcosa di buono. Ho un eccellente forno per pizza: sarà grandioso».