Una donna slovacca si sottopone al test rapido antigenico per il coronavirus a Košice, il primo novembre 2020 (Zuzana Gogova/Getty Images)

Il test rapido di massa per il coronavirus in Slovacchia

Lo scorso weekend due terzi della popolazione si sono sottoposti a un test antigenico e l'1 per cento è risultato positivo, sabato e domenica si faranno nuovi test

Una donna slovacca si sottopone al test rapido antigenico per il coronavirus a Košice, il primo novembre 2020 (Zuzana Gogova/Getty Images)

Lo scorso weekend la Slovacchia ha sottoposto due terzi dei suoi 5,5 milioni di abitanti al test rapido antigenico per il coronavirus, nel tentativo di riportare sotto controllo l’epidemia dato che nelle ultime due settimane di ottobre i contagi erano aumentati in maniera rapida e significativa. Sono risultate positive 38.359 persone – pari a poco più dell’1 per cento della popolazione testata – che ora stanno facendo una quarantena di 10 giorni. La strategia del governo slovacco infatti si basa sull’idea che, imponendo le misure di restrizione dei movimenti solo alle persone positive, il resto della popolazione possa continuare a frequentare negozi, bar e ristoranti e così l’economia possa essere salvaguardata dagli effetti dell’epidemia.

Una scuola in cui sono stati fatti i test per il coronavirus a Košice, in Slovacchia, il primo novembre 2020 (Zuzana Gogova/Getty Images)

Il primo ministro Igor Matovic ha parlato del weekend di test come di un «grande passo avanti», ma ha anche detto che in realtà fino al 2 per cento degli slovacchi potrebbe essere infetto e che in generale la situazione non è buona. Per questo il prossimo weekend, il 7 e l’8 novembre, il piano del governo proseguirà con una seconda tornata di test.

Come sono stati fatti i test di massa
Tra il 31 ottobre e il primo novembre, in giro per la Slovacchia, più di 3 milioni e 625mila persone si sono messi in fila fuori da scuole, uffici municipali e autobus riadattati a centri di analisi, come si sarebbe fatto in un weekend elettorale. I test (gratuiti) sono stati condotti tra le 7 e le 22 entrambi i giorni, fatta eccezione per due pause necessarie per effettuare procedure di igienizzazione.

Il governo ha deciso di testare la popolazione con i test antigenici perché rispetto ai classici test che colloquialmente chiamiamo “tamponi” (si può fare confusione perché anche i test antigenici sono fatti con un tampone, cioè con un grosso cotton fioc) danno una risposta più rapidamente. Non rilevano il materiale genetico del coronavirus (come i “tamponi”) o gli anticorpi (come i test sierologici) ma gli antigeni tipici del virus, quelle sostanze che provocano una risposta immunitaria alla sua presenza nel corpo. Un’altra differenza con i tamponi classici è che per fare un test antigenico non bisogna arrivare in profondità nel setto nasale: basta uno strofinamento all’interno delle narici.

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Le cose da sapere sul coronavirus

Lo scorso weekend, una volta eseguito il tampone, tutti i partecipanti ai test di massa dovevano aspettare in un ambiente separato per circa mezz’ora, fino alla comunicazione dei risultati. Chi si era visto consegnare un risultato positivo ora si trova in quarantena: a casa propria o in una delle strutture allestite allo scopo dallo stato. Le persone risultate negative invece ora possono muoversi in relativa libertà ma devono portare con sé il certificato che attesta la negatività del test.

In un laboratorio improvvisato un membro del personale sanitario analizza tamponi dei test antigenici a Košice, in Slovacchia, il primo novembre 2020 (Zuzana Gogova/Getty Images)

La scelta di usare i test antigenici – che il governo slovacco ha acquistato da due aziende sudcoreane – è stata criticata perché ci sono ancora forti dubbi circa la loro sensibilità e affidabilità rispetto ai classici tamponi. Molti test di questo tipo sono affidabili quando il risultato è positivo, mentre presentano qualche problema di falsi negativi, con il rischio che un individuo infetto risulti negativo al test. Secondo il matematico Richard Kollár, che ha analizzato l’andamento dell’epidemia da coronavirus in Slovacchia fin da marzo, i falsi negativi dello scorso weekend potrebbero essere circa 25mila.

Il governo è stato criticato anche per altre ragioni. Una è il fatto che raccogliere un gran numero di persone in attesa davanti ai centri per i test avrebbe favorito la diffusione del contagio (per evitarlo circa ottomila soldati erano impegnati a controllare che venisse rispettato il distanziamento fisico); l’altra è il modo in cui la popolazione è stata spinta a sottoporsi ai test dello scorso weekend. Formalmente nessuno era obbligato a farli, ma dopo il weekend di test chiunque sia trovato fuori casa senza un certificato che attesti un risultato negativo ai test antigenici del governo può ricevere una multa che va dai 1.000 ai 1.659 euro. In pratica l’unica alternativa al sottoporsi al test era mettersi in autoisolamento volontario per dieci giorni.

Le uniche categorie esentate dal sottoporsi al test erano i bambini con meno di 10 anni e le persone con alcuni problemi di salute: i pazienti oncologici, le persone con il naso rotto e quelle con un disturbo nello spettro autistico. Tutte queste persone possono spostarsi tra negozi e ristoranti come le persone risultate negative ai test antigenici, a patto di avere con sé dei documenti che provino le loro condizioni. Lo stesso vale per chi può dimostrare di aver avuto la COVID-19 (ed esserne guarito) negli ultimi tre mesi. Per quanto riguarda invece le persone di più di 65 anni, sono state invitate a non sottoporsi ai test dello scorso e del prossimo weekend se passano già la maggior parte del loro tempo in casa isolate. Chi lavora fuori casa o ha comunque necessità di uscire per altre ragioni oltre al semplice fare la spesa ha dovuto sottoporsi al test a prescindere dall’età.

Tolte le persone esentate, secondo il governo avrebbero dovuto sottoporsi ai test dello scorso weekend circa 3,8 milioni di persone: alla fine ne sono state testate il 95 per cento di quelle previste.

Un altro centro per i test antigenici, su un autobus, a Košice, in Slovacchia, il primo novembre 2020 (Zuzana Gogova/Getty Images)

Come continueranno i test
Il piano iniziale del governo slovacco prevedeva che il prossimo weekend i test fossero ripetuti in tutto il paese, ma poi si è deciso di cambiare strategia. Saranno rifatti solo nelle zone in cui al primo giro il tasso di test positivi era stato maggiore dello 0,7 per cento di tutti i test. Queste zone sono perlopiù localizzate nel nord del paese; in particolare il tasso di positivi è risultato più alto vicino al confine con la Repubblica Ceca, uno dei paesi europei dove i contagi da coronavirus sono aumentati di più nelle ultime settimane.

Le persone che sono risultate positive lo scorso weekend non dovranno sottoporsi nuovamente ai test.

Boris Klempa, virologo dell’Accademia slovacca delle scienze, ha detto allo Slovak Spectator: «Ora è cruciale che le persone risultate negative non si lascino prendere da un falso senso di sicurezza, e che invece continuino a stare attente e a osservare le regole, cioè a indossare le mascherine, mantenere le distanze ed evitare i luoghi in cui si potrebbero verificare contagi di massa». L’epidemiologo Rastislav Maďar ha detto più o meno la stessa cosa, sottolineando che le persone negative dovrebbero continuare a comportarsi come prima dei test anche perché «il risultato è valido solo per il giorno del test, o meno».