Bratislava, Slovacchia (EPA/JAKUB GAVLAK)

La Slovacchia vuole testare tutta la popolazione

Ad eccezione dei bambini con meno di 10 anni: è l'ambizioso piano del governo per contenere l'epidemia da coronavirus

Bratislava, Slovacchia (EPA/JAKUB GAVLAK)

Sabato la Slovacchia ha avviato un ambizioso piano per tentare di riportare sotto controllo l’epidemia da coronavirus, che durante la seconda ondata sta facendo registrare numeri preoccupanti: testare tutta la sua popolazione, ad eccezione dei bambini con meno di dieci anni. Il progetto dovrebbe durare due settimane e la popolazione verrà testata due volte, per cercare di limitare il problema dei falsi negativi. L’iniziativa è stata appoggiata e avviata dal governo, ma sta incontrando diverse resistenze, soprattutto per la mancanza di risorse per un piano di questa portata.

La Slovacchia era stato uno dei paesi dell’Unione Europea a essere meno colpiti dall’epidemia durante la prima ondata, grazie anche a un tempestivo lockdown imposto a marzo. Di recente, però il numero dei casi è aumentato in maniera rapida e significativa, provocando molte preoccupazioni nel governo e mettendo sotto grande pressione il sistema sanitario nazionale, che non è così attrezzato come quello di altri paesi dell’Unione Europea.

Nelle ultime due settimane, nel paese sono stati registrati 528 nuovi casi positivi ogni 100mila abitanti: un numero molto alto, se si considera che la Francia in grave crisi ha registrato 742 nuovi casi e l’Italia 424.

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Le cose da sapere sul coronavirus

Per tentare di recuperare il controllo delle catene di contagio, e per evitare un secondo lockdown, il primo ministro slovacco, Igor Matovic, ha deciso di avviare il piano dei test di massa: «Se riusciamo a realizzare il piano, possiamo diventare un modello per il mondo intero», ha detto. Nel paese sono stati allestiti circa cinquemila posti dove svolgere i test, e altrettanti saranno allestiti il prossimo weekend. Una primissima fase del progetto, in realtà, è già stata realizzata lo scorso fine settimana, quando si sono cominciati a fare i test rapidi nelle due regioni con il più alto numero di nuovi casi, Bardejov e Orava: sono stati effettuati su 140mila persone – circa il 91 per cento della popolazione che avrebbe dovuto sottoporsi all’esame – e il 4 per cento è risultato positivo, ed è stato messo in quarantena obbligatoria.

Il progetto di Matovic ha attirato parecchie critiche. Molti hanno accusato il governo di avere avviato il piano senza prima averlo preparato in maniera seria, e senza avere fatto i conti con la mancanza di risorse.

L’attesa per i test rapidi antigenici a Bratislava (EPA/JAKUB GAVLAK)

Venerdì il governo ha riconosciuto che solo il 63 per cento dei gruppi di operatori sanitari incaricati di svolgere i test di massa hanno personale sufficiente, e ha invitato altri operatori a unirsi all’iniziativa. Un’altra critica è arrivata per il tipo di test utilizzato: cioè il test rapido antigenico, che rispetto al tampone permette di avere i risultati molto più rapidamente (circa 15 minuti) ma ha un livello di affidabilità molto inferiore: molti test di questo tipo sono affidabili quando il risultato è positivo (cioè quando viene rilevata l’infezione), mentre presentano qualche problema di falsi negativi, con il rischio che un individuo infetto risulti negativo al test.

Infine il piano è stato criticato anche dalla presidente, Zuzana Caputova, che ha sostenuto che, nonostante sottoporsi al test sia volontario, in realtà chi non partecipa al programma rischia di subire sanzioni delle autorità.

Quello slovacco non è il primo tentativo di testare per il coronavirus un’intera popolazione, ma è il primo nell’Unione Europea. Iniziative simili erano già state realizzate dall’Islanda, che però ha una popolazione di sole 360mila persone, e dalla Cina, che aveva testato in pochi giorni 4,7 milioni di persone a Kashgar, città della regione dello Xinjiang.

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