I Kiss in concerto nel 2006 a Las Vegas (Kevin Winter/Getty Images)
  • lunedì 29 Marzo 2021

I concerti in streaming sono qui per restare?

Sono diventati molto popolari con la pandemia, ma non è ancora chiaro cosa succederà dopo

di Marco Concer
I Kiss in concerto nel 2006 a Las Vegas (Kevin Winter/Getty Images)

Il mondo della musica e degli eventi dal vivo è uno dei settori che sono stati maggiormente colpiti delle restrizioni dovute alla pandemia da coronavirus. Come ha scritto il Wall Street Journal, se prima dell’inizio della pandemia il mercato dei concerti dal vivo aveva un fatturato complessivo di 23,5 miliardi di dollari, ora è passato a soli 6,3 miliardi. Con gran parte degli eventi live cancellati in tutto il mondo per il tutto il 2020 e qualcuno già anche nel 2021 (come il festival di Glastonbury, nel Regno Unito), artisti, case discografiche, organizzatori e vari operatori del settore hanno dovuto trovare metodi alternativi per raggiungere il loro pubblico. Per questo motivo, come ha scritto il New York Times, dal primo lockdown di marzo 2020 i concerti in streaming sono diventati onnipresenti.

Dalle dirette per i fan su Instagram e Facebook Live, ai concerti su piattaforme video Twitch e YouTube, moltissimi artisti hanno sperimentato lo streaming per continuare a proporre la loro musica a più persone possibili. Tra i lavoratori del settore rimangono tuttavia ancora molti dubbi sull’efficacia dei concerti in streaming: sempre più persone nel corso dell’ultimo anno sono state disposte a pagare per vederne uno, ma non è ancora chiaro cosa succederà quando l’emergenza finirà, e si potrà tornare a radunarsi in auditorium e palazzetti.

Secondo la società di rilevazione Nielsen, la propensione dei fan a pagare un biglietto per ascoltare un concerto in streaming è passata dal 28 per cento di luglio 2020 al 50 per cento di novembre. Durante tutto lo scorso anno ci sono stati diversi artisti e organizzatori di eventi che hanno cercato di capitalizzare questo mercato.

La cantautrice britannica Laura Marling, ad esempio, ha venduto oltre 4.000 biglietti per il suo live-streaming alla Union Chapel di Londra. A ottobre, per il concerto della cantante Billie Eilish “Where Do We Go? The Livestream”, i biglietti venivano venduti a 30 dollari l’uno, anche se, come ha riportato Rolling Stone, gli organizzatori non hanno diffuso i dati ufficiali sulla partecipazione.

Il segnale più incoraggiante arriva dalla Corea del Sud, dove la band di Korean Pop (K-pop) BTS ha stabilito un nuovo record di audience per un concerto in streaming a pagamento con il loro “Bang Bang Con: The Live”. Oltre 750.000 persone sparse tra 107 paesi connesse contemporaneamente. Secondo Forbes, sono stati incassati 20 milioni di dollari.

Un’immagine della performance dei BTS durante la cerimonia dei Grammy 2021 (Theo Wargo/Getty Images for The Recording Academy)

La semplice replica dell’esperienza del concerto (che prevede l’acquisto del biglietto e la partecipazione all’evento) non è però l’unico modo con il quale si sta provando a guadagnare attraverso i concerti digitali. Un altro metodo molto usato è quello di utilizzare una piattaforma di streaming, come Twitch di Amazon, e guadagnare dalle donazioni degli utenti. Twitch, nota inizialmente per lo streaming di videogiochi, ha deciso di puntare molto su questo tipo di servizio, introducendo una nuova funzionalità in Amazon Music che consente agli artisti di sponsorizzare le proprie dirette e di collegarsi direttamente dall’applicazione. Stessa cosa sta cercando di fare Spotify, con un nuovo servizio che consente agli artisti di segnalare i propri concerti online, come dice il Financial Times.

Il mezzo digitale, sebbene abbia il difetto di far perdere l’emozione dell’evento dal vivo, permette di sperimentare con forme di intrattenimento molto diverse fra loro, come fondere il mondo della musica con quello dei videogiochi. Minecraft, popolarissimo videogioco che conta oltre 120 milioni di giocatori in tutto il mondo, ha organizzato diversi concerti online nel proprio mondo virtuale, inclusi veri e propri festival musicali. Il rapper americano Travis Scott ha organizzato assieme alla software house Epic Games un concerto tutto ambientato su Fortnite. La società ha creato un avatar del cantante e lo ha fatto esibire su un palco virtuale, mentre i fan potevano collegarsi attraverso i loro personaggi di gioco per seguire il concerto. Secondo Forbes, oltre 12,3 milioni di persone si sono connesse.

Uno spettatore del concerto di Travis Scott su Fortnite (Neilson Barnard/Getty Images)

Il mercato appare quindi ancora giovane e alla ricerca di una formula in grado attrarre pubblico pagante e di superare i limiti tecnologici che si stanno presentando. Come ha scritto su Medium Julian Pfister, un imprenditore che gestisce una società di biglietti online, il primo limite con il quale i diversi artisti si stanno scontrando è quello della gestione della biglietteria online. Dal punto di vista economico è necessario individuare il prezzo corretto per un evento digitale, che segue logiche diverse rispetto a un’esibizione dal vivo. Dall’altra parte serve la tecnologia che permetta di registrare le vendite, verificare l’effettivo acquisto e consentire solo agli utenti paganti di accedere alla performance, per ridurre il rischio di pirateria e di fruizione gratuita.

Numerose startup stanno approfittando della forte domanda di infrastrutture per i concerti online, come per esempio DICE, una società che si occupa di biglietteria online.

Avere già una soluzione che coprisse questo scoglio si è rivelata una carta vincente per DICE. Phil Hutcheon, fondatore e amministratore delegato, ha detto al Guardian che «prima del lockdown il livestream non ci interessava per niente», ma le cose sono cambiate con l’arrivo della pandemia. Secondo il sito dell’azienda a partire da aprile 2020 sono stati organizzati più di 5.000 concerti in streaming disponibili in 166 nazioni.

Un’altra direzione esplorata da DICE è stata quella di limitare l’accesso agli eventi solo per determinate aree geografiche, per replicare il concetto di tour anche nel mondo digitale. Oppure, come raccontato dal New York Times, quello di proporre la funzionalità di acquistare assieme ad amici una video-room privata dove vedere e commentare insieme l’esibizione.

Kiswe, società di video streaming per eventi musicali e sportivi, ha raccontato a Rolling Stone che c’è molto spazio di guadagno nella progettazione di nuove esperienze esclusive, come la possibilità di chiacchierare con il cantante prima e dopo il concerto o avere accesso a un tour del backstage. Fra gli obiettivi di DIUO, piattaforma di streaming dell’organizzatore di eventi We Are Sound, c’è quello di creare un modello basato sull’acquisto di un abbonamento da parte degli utenti invece che sui biglietti, in modo da poter gestire le esperienze dei festival musicali.

Un’altra dimensione di complessità è data dalla difficoltà di trasmettere audio di qualità con una latenza accettabile per gli spettatori. La latenza misura il ritardo attraverso il quale un’informazione viene trasmessa agli altri dispositivi collegati, è un indice quindi dell’impatto che la connessione internet ha sull’esperienza. Nel panorama musicale, se i musicisti sono collegati da postazioni diverse, anche un piccolo ritardo di sincronia può rovinare un’esibizione. Attualmente, anche con una connessione in fibra di alta qualità, suonare in maniera davvero armonica risulta piuttosto difficile.

I concerti in streaming si stanno quindi affermando come una soluzione sempre più presente nel panorama della musica dal vivo, una risposta alla crisi di un settore duramente colpito dalla pandemia. La sostituzione di questo sistema al mercato degli eventi dal vivo non è probabilmente sostenibile, ma potrebbe diventare un elemento di complemento quando l’emergenza sarà finita, per ampliare l’esperienza dei fan, o trovare un nuovo pubblico a distanza. «Non riusciremo mai a sostituire, attraverso il digitale, la connessione emotiva che un artista riesce a creare con i suoi fan», ha detto al New York Times Kevin Chernett, dirigente di Live Nations, società organizzatrice di eventi musicali. «Non credo che riusciremo ad ammortizzare con lo streaming tutte le perdite dei tour, ma siamo sicuramente curiosi di scoprire fino a che punto i fan sono interessati e vedere come va».

Per dirla con le parole di un dirigente di un’etichetta discografica intervistato dal Financial Times, «il live streaming non è ancora un grande mercato, ma è il mercato del futuro, quindi è necessario imparare e sperimentare e capire quale deve essere il modello di business».

Questo e gli altri articoli della sezione Il coronavirus e il mondo della cultura sono un progetto del corso di giornalismo 2020/2021 del Post alla scuola Belleville, pensato e completato dagli studenti del corso.