Jürgen Klopp nell'ultima sconfitta del Liverpool in Premier League (Phil Noble/Pool via AP)
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  • lunedì 8 Marzo 2021

Il Liverpool ha già smesso di funzionare

Come gli infortuni — uno in particolare — e l’assenza del pubblico di Anfield hanno rotto la squadra di calcio più forte d’Europa

Jürgen Klopp nell'ultima sconfitta del Liverpool in Premier League (Phil Noble/Pool via AP)

Era l’11 marzo di un anno fa, e in una delle ultime partite di calcio giocate con il pubblico il Liverpool campione d’Europa in carica veniva eliminato agli ottavi di UEFA Champions League dall’Atletico Madrid, che con fatica e un po’ di fortuna riuscì a fermare una squadra che fin lì era sembrata inarrestabile. Quando tornò a giocare, dopo la sospensione dei campionati dovuta alla pandemia, il Liverpool non sembrò più imbattibile come prima, ma grazie al vantaggio in classifica guadagnato nella prima parte di stagione riuscì comunque a vincere la Premier League dopo trent’anni di attesa.

A pochi mesi di distanza, la stessa identica squadra, peraltro rinforzata da alcune riserve di qualità e dagli acquisti di due nuovi titolari, Thiago Alcantara dal Bayern Monaco e Diogo Jota dal Wolverhampton, è ottava in Premier League con 22 punti in meno della prima e con più pareggi e sconfitte complessivi (7-9) che vittorie (12). Delle ultime cinque partite di Premier League ne ha perse quattro, ma quello che sorprende di più è la frequenza delle sconfitte subite in casa ad Anfield, un tempo considerato una specie di roccaforte inespugnabile, ma che senza pubblico sembra essere diventato uno stadio qualunque. Domenica scorsa il Fulham, terzultimo in classifica, ci ha vinto per la prima volta dopo 17 anni, e per il Liverpool è stata la sesta sconfitta stagionale in casa, come non succedeva dalla stagione 1953/54 (in cui venne retrocesso).

La nona e ultima sconfitta casalinga della stagione ha sorpreso un po’ tutti. Gary Lineker, ex calciatore e opinionista della BBC, ha scritto: «Il crollo del Liverpool a metà stagione è una delle cose più sorprendenti che abbia mai visto nel calcio, e ne ho viste almeno un paio». Jürgen Klopp, l’allenatore che ha riportato la squadra alla vittoria dopo anni, ha commentato il momento dicendo: «In questo momento non funzioniamo, non segniamo, concediamo troppo e un solo gol sembra sufficiente per batterci».

Jürgen Klopp e Diogo Jota durante Liverpool-Fulham (Clive Brunskill/Pool via AP)

I problemi che sta avendo Klopp a Liverpool sembrano avere qualcosa in comune con quelli avuti nella stagione 2014/15 dal suo Borussia Dortmund, che due anni dopo aver giocato la finale di Champions League si ritrovò incredibilmente ultimo in classifica, per due motivi in particolare: infortuni e prevedibilità del gioco. Ne uscì a fatica, anche grazie alla vicinanza del pubblico, uno dei più calorosi in Europa: come lo è quello del Liverpool, che però allo stadio non può esserci.

Negli ultimi anni il Liverpool ha vinto tutto quello che ha potuto con lo stile di gioco tipico di Klopp, basato principalmente su una linea difensiva molto alta, su una martellante pressione offensiva e sugli inserimenti di esterni molto veloci — in questo caso Sadio Mané e Mohamed Salah — il tutto portato all’estremo dagli altissimi ritmi di gioco tipici del calcio inglese.

Come però aveva dimostrato l’Atletico Madrid un anno fa, degli avversari chiusi nella propria metà campo, che accettano di soffrire per gran parte della partita, possono sfruttare gli spazi lasciati dietro la difesa alta del Liverpool per colpire in contropiede. Una squadra chiusa in difesa, poi, toglie profondità alla fase offensiva degli avversari: un po’ come capita in Serie A all’Inter, un’altra squadra che, seppur in modo diverso, è solita sfruttare gli spazi tra le linee avversarie e allo stesso tempo va in difficoltà quando deve superare squadre basse e chiuse in difesa.

Nonostante una buona prima parte di stagione, le prime avvisaglie delle difficoltà del Liverpool si erano notate a ottobre nella strana e clamorosa sconfitta per 7-2 subita a Birmingham contro l’Aston Villa, dove gli errori del portiere Adrian, sostituto dell’infortunato Alisson, avevano dato il via a una pessima prestazione da parte di tutta la squadra. Nello stesso mese Virgil van Dijk, giocatore fondamentale per gli equilibri tattici — non solo difensivi — si era rotto il legamento crociato di un ginocchio: da allora non è più tornato e senza di lui il Liverpool è peggiorato settimana dopo settimana.

L’infortunio di Virgil van Dijk nel derby contro l’Everton (Laurence Griffiths/Getty Images)

Van Dijk fu acquistato e strapagato per completare la formazione titolare del Liverpool aggiungendo un difensore completo che facilitasse l’impostazione del gioco e che aiutasse la linea difensiva a rimanere alta, per favorire il pressing. Con van Dijk in campo ad agevolare la pressione, Klopp si era trovato come previsto nelle condizioni di mettere in atto uno degli aspetti più importanti del suo gioco, il recupero palla nella metà campo avversaria. Le caratteristiche di van Dijk permettevano inoltre ai terzini di spingersi in avanti senza sbilanciare la squadra in attacco, cosa che favorì le prestazioni del giovane terzino inglese Trent Alexander-Arnold, che invece ora fatica a mantenersi ai livelli a cui aveva abituato.

Senza van Dijk il Liverpool sembra essere tornata la squadra normale che era prima, se non peggio. Le condizioni della difesa sono state infatti complicate ulteriormente dagli infortuni degli altri due titolari, Joe Gomez e Joel Matip. Il primo è indisponibile da novembre, il secondo non è mai riuscito a giocare più di tre partite di fila per vari problemi fisici. Per rimediare alle assenze, Klopp ha provato ad arretrare in difesa il brasiliano Fabinho, la cui presenza a centrocampo era però fondamentale per i contrasti difensivi e per le palle recuperate in attacco. Di conseguenza, due ventenni di scarsa esperienza come Rhys Williams e Nathaniel Phillips, provenienti dalla squadra riserve, si sono ritrovati titolari improvvisati al centro della difesa dei campioni d’Inghilterra, dove fanno quello che possono.

Paradossalmente, la fragilità della difesa ha avuto ripercussioni soprattutto sull’attacco, lo stesso che fino a poco tempo fa, con il brasiliano Roberto Firmino a creare spazi e Mané e Salah a sfruttarli, poteva segnare a qualunque avversario. Le difficoltà nel pressing e nel recupero palla, i tentennamenti degli esterni e il calo di forma dei titolari stanno impedendo al Liverpool di segnare anche solo un gol a partita: negli ultimi quattro incontri di campionato i gol sono stati due, mentre nelle quattro giocate tra dicembre e gennaio addirittura zero.

Per provare a mostrare la propria vicinanza alla squadra, durante la partita contro il Fulham alcuni tifosi hanno fatto volare un piccolo aereo sopra Anfield Road che trainava uno striscione con scritto: «Uniti siamo forti, forza Reds!» Klopp ha parlato dell’assenza del pubblico dicendo: «Sono quasi sicuro che se il nostro stadio fosse pieno in queste partite, la maggior parte delle persone capirebbe i nostri sforzi e si presenterebbe a tutte le partite per sostenerci, perché la squadra non è cambiata, le situazioni lo sono».