(NASA/JPL-Caltech)

Il messaggio segreto portato su Marte da Perseverance

Era nascosto nel paracadute che ha aiutato il rover ad atterrare sul pianeta: è stato scoperto da volenterosi appassionati online

di Emanuele Menietti – @emenietti
(NASA/JPL-Caltech)

Da una settimana una frase di Theodore Roosevelt – pronunciata in un famoso discorso nel 1899 prima di diventare il 26esimo presidente degli Stati Uniti – si trova sulla superficie di Marte, ma non è scritta in lettere e non è nemmeno su una placca commemorativa. Inserita sotto forma di messaggio in codice, fa parte del paracadute che ha permesso al rover Perseverance della NASA di raggiungere intatto il suolo marziano lo scorso 18 febbraio.

L’esistenza della frase in codice è stata notata questa settimana e il messaggio è stato decodificato grazie allo sforzo condiviso di diversi appassionati di Spazio, informatica e crittografia su Internet seguendo alcuni indizi forniti dai tecnici dell’ente spaziale americano. Il piccolo enigma, che ha portato a ulteriori attenzioni e apprezzamenti verso l’ambiziosa missione di Perseverance, ha una storia particolare e mostra come una difficilissima impresa spaziale possa essere arricchita dallo spirito giocoso di qualche ingegnere.

Bianco e arancione
L’idea del messaggio nascosto era venuta qualche tempo fa a Ian Clark, responsabile per conto della NASA dello sviluppo del paracadute di Perseverance, indispensabile per rallentare la corsa del rover dopo il suo ingresso nella sottile atmosfera marziana e già sperimentato in altre missioni, come quella di Curiosity nel 2012.

Durante uno dei test, Clark aveva notato che il motivo a scacchiera dei tasselli bianchi e arancioni rendeva difficoltoso lo studio delle singole porzioni del paracadute, e complicavano l’analisi dell’orientamento dello stesso mentre si apriva raggiungendo la classica forma semisferica.

Un test del paracadute svolto nel 2018, quando ancora i tasselli colorati erano alternati a scacchiera (JPL – NASA)

Perseverance sarebbe inoltre stato dotato di diverse videocamere per riprendere proprio il difficoltoso atterraggio su Marte, ed era quindi necessario che il paracadute avesse un motivo diverso per identificarne più facilmente l’orientamento. Clark pensò che quella necessità potesse offrire un’opportunità per «divertirsi un poco». Chiese a Matt Wallace, uno dei capi della missione spaziale, se potesse prendersi qualche licenza nel disegno del motivo sul paracadute, e Wallace gli diede il permesso a patto che «fosse appropriato e non potesse essere frainteso».

Nella sua versione originale, il paracadute aveva un diametro di 21 metri ed era costituito da 80 distinti tasselli di tessuto disposti a raggiera, ciascuno costituito da quattro pezzi distinti. Nel complesso, Clark aveva quindi a disposizione 320 pezzi con cui giocare.

All’iniziò pensò a qualcosa di illustrativo che comportasse l’impiego di altri colori rispetto al bianco e all’arancione, ma realizzò presto la rischiosità di una scelta di questo tipo. Una tintura diversa da quelle tradizionalmente impiegate dalla NASA per i paracadute avrebbe potuto influire sulla tenuta del tessuto, con conseguenze imprevedibili.

Clark decise di procedere con il bianco e l’arancione, ma facendosi comunque diversi altri scrupoli, come ha raccontato al New York Times: «C’erano un sacco di questioni secondarie. Per esempio: utilizzare più bianco che arancione, o viceversa, avrebbe influito sul modo in cui si sarebbe riscaldato il paracadute modificando il suo comportamento?». Clark si fece molte altre domande, anche perché non poteva rischiare di compromettere una missione da 2,7 miliardi di dollari e dall’alto valore scientifico per inserire a ogni costo un messaggio segreto.

Le analisi e le simulazioni mostrarono che il motivo a scacchiera poteva essere sostituito senza problemi, organizzando diversamente i due colori. Il piano segreto di Clark proseguì senza intoppi, rimanendo fino a pochi giorni fa noto ad appena una decina di persone sulle migliaia che hanno collaborato alla realizzazione e al lancio verso Marte di Perseverance.

Binario
Ufficialmente lo strano motivo sul paracadute era giustificato dalla necessità di comprendere meglio il suo orientamento durante la rapida fase di discesa sul pianeta. Nel corso della conferenza stampa di lunedì 22 febbraio, quando è stato mostrato lo strabiliante video dell’arrivo su Marte di Perseverance, il responsabile dell’atterraggio del rover, Allen Chen, aveva fatto intendere che ci fosse qualcos’altro, seppure con una frase piuttosto criptica: «A volte lasciamo messaggi nel nostro lavoro, in modo che altri li possano scoprire. Quindi vi invitiamo tutti a provare e a mostrarci le vostre conclusioni».

L’apertura del paracadute durante l’atterraggio di Perseverance su Marte il 18 febbraio 2021 (NASA)

La maggior parte degli spettatori aveva interpretato il messaggio come un invito ad analizzare il video e le fotografie dell’atterraggio di Perseverance, alla ricerca di nuovi dettagli sul rover o sul panorama marziano mostrato dalle videocamere. Altri hanno invece intuito che Chen avesse fatto riferimento al paracadute e allo strano motivo dei tasselli arancioni e bianchi. In poche ore numerosi appassionati in giro per il mondo avevano quindi scaricato video e fotografie del paracadute durante l’atterraggio, provando a scoprire che cosa nascondesse.

L’alternanza dei due colori aveva indotto a pensare che il messaggio potesse essere scritto utilizzando il sistema numerico binario, alla base dell’informatica e basato sull’utilizzo di due soli simboli, solitamente indicati con 0 e 1. A ogni sezione dei tasselli era stato assegnato un 1 o uno 0 a seconda del colore. Alcuni avevano poi pensato che la sequenza potesse essere utilizzata per ricostruire un’immagine, altri avevano invece intuito che il codice nascondesse una frase.

Il paracadute aperto durante l’atterraggio di Perseverance su Marte il 18 febbraio 2021 (NASA)

Dividendo la sequenza di 1 e 0 in sezioni da 7 cifre (più altre 3 utilizzate per separarle), si è scoperto che ciascuna sezione poteva essere convertita in un numero corrispondente a una lettera dell’alfabeto: 1 per la A, 2 per la B, 3 per la C e così via. La combinazione delle lettere, prese in senso orario e a seconda delle sezioni colorate sul paracadute, ha consentito di ricostruire la frase: “DARE MIGHTY THINGS”, “Osa cose straordinarie” in inglese.

La frase è uno dei motti non ufficiali del Jet Propulsion Laboratory (JPL), la divisione della NASA che si occupa dello sviluppo e della gestione delle missioni robotiche spaziali, e ci riporta a Theodore Roosevelt. La pronunciò nell’aprile del 1899 quando era ancora governatore di New York (un paio di anni prima di diventare presidente), durante un discorso tenuto a Chicago sull’importanza di affrontare grandi sfide e sforzi per il miglioramento degli Stati Uniti nel ventesimo secolo da poco iniziato:

È molto meglio osare cose straordinarie e ottenere gloriosi trionfi, anche se macchiati da qualche fallimento, che essere tra coloro di scarsa iniziativa che non godono o patiscono molto, perché vivono in un’area grigia che non conosce né la vittoria né la sconfitta.

Nella versione originale in inglese del discorso di Roosevelt, “macchiati” è reso con la parola “checkered”, che può essere anche interpretata come “a scacchi”, quindi come il motivo bianco e arancione sul paracadute.

Oltre alla frase, sul tessuto sono presenti altre lettere e numeri che compongono le coordinate geografiche 34°11’58.0”N 118°10’31.0”W: indicano il punto in cui si trova il JPL a Pasadena, in California.

(Google Maps)

Il messaggio è stato decifrato da diversi appassionati in meno di 6 ore, con una certa soddisfazione da parte dei responsabili della missione di Perseverance. Uno di loro, Adam Steltzner, ha poi pubblicato la soluzione su Twitter con uno schema per mostrare la sequenza e le lettere corrispondenti sul paracadute.

Altre sorprese
Il piccolo enigma da risolvere ha contribuito a far conoscere ulteriormente l’impresa di Perseverance, verso la quale c’era già un interesse piuttosto alto. Sul rover sono comunque presenti diverse altre sorprese ed elementi che non erano stati annunciati dalla NASA, e inseriti sempre allo scopo di incuriosire e rendere più vicino e familiare un robot che a 254 milioni di chilometri da noi ci aiuterà a comprendere meglio la storia di Marte, e a scoprire se un tempo fosse popolato da qualche forma di vita, per come la conosciamo qui sulla Terra.

Una placca utilizzata per calibrare una delle fotocamere di Perseverance, per esempio, contiene diversi riferimenti al nostro mondo. Oltre a un’antenna che assolve anche alla funzione di gnomone per una piccola meridiana, e ai cerchi colorati per bilanciare il colore del sensore della fotocamera, ci sono simboli che rappresentano una doppia elica di DNA, batteri, una felce, un dinosauro, una donna e un uomo, un’astronave e parte del sistema solare. I disegni sono inoltre accompagnati dalla scritta: “Due mondi, un inizio”, in riferimento al fatto che la Terra e Marte si formarono dalla stessa nube di polveri che portò alla formazione del nostro sistema solare.

(NASA/JPL-Caltech/ASU/MSSS/Università di Copenaghen)

Sul lato della placca, scritta in diverse lingue, c’è inoltre la frase: «Siamo soli? Siamo venuti qui alla ricerca di segni di vita, e per raccogliere campioni di Marte da studiare sulla Terra. A chi verrà dopo di noi auguriamo un viaggio sicuro e le gioie della scoperta».

(Università di Copenaghen)

Un’altra placca nella parte superiore di Perseverance mostra l’evoluzione dei robot che la NASA ha inviato nel corso del tempo su Marte. Si vedono in sequenza: Sojourner (1997), Spirit e Opportunity (2004), Curiosity (2012) e Perseverance (2021). In alto a destra è visibile anche Ingenuity, il piccolo drone che ricorda un elicottero che proverà a sorvolare l’area del grande cratere Jezero in cui è arrivato facendosi dare un passaggio da Perseverance.

(NASA)

Un ulteriore sistema di calibrazione contiene un frammento di meteorite marziano giunto sulla Terra e che ora è idealmente tornato a casa. La sua presenza è importante per calibrare un sensore che avrà il compito di rilevare l’eventuale presenza di tracce di carbonio e di altri composti nel suolo e nelle rocce di Marte. Lo strumento si chiama SHERLOC (acronimo di Scanning Habitable Environments with Raman & Luminescence for Organics & Chemicals) in riferimento a Sherlock Holmes e per questo motivo porta la scritta “221B Baker”, l’indirizzo dell’abitazione a Londra del personaggio ideato da Arthur Conan Doyle.

(NASA/JPL-Caltech)

La fase finale della preparazione della missione di Perseverance è coincisa con i mesi più difficili della pandemia da coronavirus nello scorso anno, che non ha comunque impedito di portare avanti il progetto. Per ricordare i medici e gli altri operatori sanitari che hanno lavorato senza sosta negli ospedali per trattare i malati di COVID-19, i responsabili della missione hanno aggiunto una placca che mostra una versione spaziale del classico simbolo associato alla medicina.

(NASA/JPL-Caltech)

Idealmente su Marte ci sono anche 10,9 milioni di terrestri, che hanno partecipato all’iniziativa della NASA per avere i loro nomi conservati su un microchip che resterà per sempre sul pianeta insieme a Perseverance. Iniziative simili erano state organizzate in occasione delle precedenti missioni marziane.

I responsabili di Perseverance hanno spiegato che alcune sorprese devono ancora essere scoperte, perché si trovano nella parte frontale del rover che diventerà visibile solo nelle prossime settimane, quando sarà avviato il braccio robotico che consentirà di fotografare il robot frontalmente. Per ora non sono stati forniti indizi.