Mohammad al Jolani, a sinistra, in una foto del 2018 (Militant UGC via AP)
  • Mondo
  • mercoledì 17 Febbraio 2021

Il “rebranding” del principale gruppo jihadista della Siria

Hayat Tahrir al Sham sta cercando di convincere il mondo di essere diventato più moderato, e che l'Occidente può fidarsi

Mohammad al Jolani, a sinistra, in una foto del 2018 (Militant UGC via AP)

Hayat Tahrir al Sham, il principale gruppo jihadista rimasto in Siria, sta cercando di presentarsi al mondo in maniera diversa rispetto al passato per convincere i più importanti paesi coinvolti nella guerra siriana di non essere un gruppo terroristico e di non avere più legami con al Qaida. Tra le altre cose, il leader del gruppo, Mohammad al Jolani, si è fatto fotografare questo mese con abiti occidentali e senza essere armato, una scelta insolita, arrivata dopo altre decisioni prese dal gruppo con l’obiettivo di “ripulire” la propria immagine, e presentarsi come interlocutore con cui è possibile scendere a patti.

La foto è stata scattata dal giornalista statunitense Martin Smith, che ha incontrato Jolani a Idlib, nel nordovest della Siria, ed è stata seguita dalla diffusione di un comunicato in cui il gruppo ha parlato esplicitamente di «rompere l’isolamento» in cui si trova da anni.

Hayat Tahrir al Sham, conosciuto per lo più con la sigla HTS, controlla da tempo la provincia di Idlib, l’unica ancora sotto il controllo dei ribelli che combattono contro il presidente siriano Bashar al Assad. Negli ultimi anni HTS è riuscito a imporsi su tutti gli altri principali gruppi estremisti della provincia, prendendo il controllo del territorio e stabilendo regole proprie.

Fin dalla sua nascita, HTS è stato un gruppo jihadista e terrorista, con un passato legato all’ISIS prima, e al Qaida poi. Nel 2017, anno della sua fondazione, veniva già descritto come un gruppo che non aveva nulla di moderato: predicava il jihad, la guerra santa, si scontrava spesso con i ribelli meno estremisti e compiva attentati che uccidevano decine di civili. Alcuni tentativi di cambiare parzialmente la propria immagine si erano già visti quando Jolani aveva deciso di allontanare HTS da al Qaida, con l’obiettivo di rendere più accettabile il gruppo agli occhi dei siriani di Idlib, e potersi imporre come forza dominante nella provincia continuando a combattere contro Assad.

I tentativi più recenti di HTS di migliorare la propria immagine, hanno scritto le giornaliste Chloe Cornish e Laura Pitel sul Financial Times, sembrano essere stati diretti per lo più verso la comunità internazionale, e in particolare verso Stati Uniti e ONU, che considerano HTS un gruppo terroristico e non sono disposti a trattare un suo futuro politico in Siria.

In altre parole, HTS vorrebbe convincere i paesi coinvolti nella guerra siriana che Idlib non è «il più grande paradiso per al Qaida dai tempi dell’11 settembre», come sostengono invece gli Stati Uniti (l’espressione usata dal governo americano si riferisce al fatto che prima dell’invasione americana in Afghanistan, successiva agli attentati dell’11 settembre 2001, “il più grande paradiso per al Qaida” era il territorio afghano, controllato dai talebani). L’obiettivo di Jolani sembra essere quello di garantire ad HTS una sorta di sopravvivenza politica, vista l’ormai consolidata vittoria di Assad nella guerra, che potrebbe passare solo per una trasformazione dell’immagine del gruppo in senso più moderato.

Navvar Shaban, analista del think tank Omran Center for Strategic Studies (con sede a Istanbul), ha detto al Financial Times che il “rebranding” mostrerebbe la volontà di HTS «di avere una sorta di negoziato internazionale con qualcuno», scenario profondamente compromesso quando si viene inseriti nella lista dei gruppi terroristici da governi di paesi potenti o influenti. Secondo altri osservatori, tra cui il giornalista siriano Orabi Abdel Hay Orabi, citato dal sito specializzato al Monitor, Jolani sembra aspirare a fondare un partito politico capace di avere un ruolo importante nel futuro del paese.

Finora uno dei problemi nella stabilizzazione della situazione a Idlib è stata la mancanza di dialogo con HTS. Il fatto che il gruppo venga considerato terroristico ha indotto ONU e Stati Uniti a escludere completamente l’ipotesi di avviare colloqui con i suoi leader, e ha limitato i contatti tra HTS e Turchia al minimo necessario, cioè solo alle questioni relative alla presenza militare turca in alcune parti della provincia. L’assenza di dialogo, ha scritto il centro di ricerca International Crisis Group, «impedisce alle potenze esterne di fare pressione su HTS per fare passi ulteriori e costruttivi» nel processo di pace: HTS «ha rotto i legami con la rete transnazionale jihadista e ora sta cercando di farsi coinvolgere in un dialogo politico sul futuro della Siria. In teoria, questo sviluppo dovrebbe aprire nuove opportunità per evitare una rinnovata violenza».

Secondo l’International Crisis Group, inoltre, il fatto di non riconoscere HTS come interlocutore legittimo nel processo di pace in Siria rischia di far saltare la tregua che dura da dieci mesi nella provincia di Idlib tra Russia (alleata del regime di Assad) e Turchia (che appoggia i ribelli, ma non HTS). Se la tregua dovesse saltare, e l’offensiva delle forze alleate ad Assad dovesse riprendere, ci sarebbe il rischio di un disastro umanitario, perché molti dei tre milioni di profughi siriani che negli ultimi anni di guerra si sono rifugiati nella provincia di Idlib potrebbero riversarsi in massa verso nord, al confine tra Siria e Turchia.

Non sembra comunque che i tentativi di HTS di cambiare la propria immagine possano dare risultati immediati.

Dopo la diffusione della foto di Jolani in abiti occidentali, l’account in lingua araba di Twitter del programma del dipartimento di Stato americano che si occupa delle taglie sulle persone più ricercate ha pubblicato un commento sarcastico: «Puoi cambiare il tuo look, ma rimarrai sempre un terrorista. Non scordarti della taglia di 10 milioni di dollari». Come ha osservato anche il Financial Times, è improbabile che i paesi occidentali o l’ONU cambino idea, soprattutto alla luce di tutte le violenze compiute negli ultimi anni da HTS e della sua immagine ancora molto legata al jihadismo e all’estremismo.