(Quirinale)

Il M5S dice di non voler sostenere Draghi

E questo complica la strada per trovare una maggioranza, che dovrebbe coinvolgere un bel pezzo del centrodestra

(Quirinale)

Il Movimento 5 Stelle ha detto di non voler votare la fiducia a un governo tecnico guidato dall’economista Mario Draghi, che mercoledì ha accettato l’incarico ricevuto dal Repubblica Sergio Mattarella. Draghi dovrà cercare una nuova maggioranza in Parlamento, dopo che le trattative tra i partiti della vecchia maggioranza per formare un governo politico non avevano portato a un risultato. Ma sarà probabilmente un’operazione più complessa di quanto fosse stato previsto.

Il M5S infatti è il primo partito in Parlamento, con 190 deputati e oltre 90 senatori, e senza i suoi voti l’unica maggioranza possibile e plausibile è quella che tiene insieme il Partito Democratico, Liberi e Uguali, tutto il centro e anche un pezzo sostanzioso del centrodestra e della destra, quindi Forza Italia e almeno parte della Lega. Sembra però che il M5S sia abbastanza diviso, e che la linea di Crimi sia sostenuta solo da una parte dei parlamentari del M5S. Bisognerà quindi capire se si ricompatteranno, e nel caso su che posizione, oppure se si divideranno davvero.

Dopo due giorni di trattative, martedì sera Roberto Fico aveva comunicato l’impossibilità a dare vita a una maggioranza. L’incontro politico fra le forze che sostenevano il governo uscente di Giuseppe Conte e Italia Viva non ha portato a un compromesso su diversi punti in discussione (Meccanismo Europeo di Stabilità, reddito di cittadinanza, giustizia, tra gli altri). Ma, come scrivono oggi diversi giornali, sarebbe stato decisivo il tema dei ministri di un eventuale nuovo governo.

Mattarella aveva dunque annunciato il fallimento del mandato esplorativo del presidente della Camera e aveva spiegato che le uniche due strade sarebbero, a questo punto, un governo non politico (quindi tecnico o istituzionale) o le elezioni anticipate, esprimendosi decisamente in favore della prima visto il delicato momento che sta vivendo l’Italia. E aveva fatto sapere di aver convocato Draghi.

In serata Vito Crimi, attuale capo politico del M5S, ha scritto su Facebook: «Il MoVimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi».

La posizione di Crimi sembra categorica e inequivocabile, anche se nelle scorse settimane lui e il suo partito avevano ritrattato dichiarazioni piuttosto nette, come l’indisponibilità a nuove trattative con Matteo Renzi e Italia Viva, che poi sono avvenute. Riccardo Fraccaro, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha detto una cosa simile a quella di Crimi: «Noi siamo sempre stati chiari con gli italiani dicendo apertamente che il M5S avrebbe sostenuto solo un esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Su questo, con coerenza, andremo fino in fondo».

Il segretario del PD Nicola Zingaretti ha detto invece che il suo partito è pronto «al confronto per garantire l’affermazione del bene comune del paese», lasciando intendere di voler sostenere un eventuale governo Draghi. La possibile soluzione della crisi è comunque uscita dal perimetro del centrosinistra, e sarà fondamentale nelle prossime ore capire come si posizioneranno i partiti che almeno finora erano all’opposizione. Andrea Orlando, vice segretario del PD, ha detto che il suo partito deciderà anche sulla base di cosa faranno gli altri: cioè, tradotto, di cosa farà il M5S, alleato di governo da circa un anno e mezzo.

Non si sa ancora cosa voglia fare Forza Italia, che però nei giorni scorsi era sembrata disponibile a parlare di un governo tecnico o istituzionale sostenuto dalla cosiddetta “maggioranza Ursula”, di centrosinistra e centrodestra. Il leader della Lega Matteo Salvini invece ha detto al Corriere che «il problema non è il nome della persona», aprendo alla possibilità di sostenere un governo tecnico con l’obiettivo di approvare alcune misure e portare al voto anticipato «a maggio o a giugno».

Salvini ha chiesto, in particolare, di non aumentare le tasse, ha citato anche l’apertura dei cantieri e la sostituzione di Domenico Arcuri come commissario straordinario per il coronavirus. Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, l’altro grande partito di destra, per ora sembra continuare a preferire le elezioni anticipate anche se ha spiegato che «all’appello del presidente rispondiamo che, in ogni caso, anche dall’opposizione ci sarà sempre la disponibilità di FdI a lavorare per il bene della nazione».

La nomina di Draghi, oltre a quelle nel M5S, potrebbe anche creare divisioni nel centrodestra: tra Forza Italia da una parte e Lega e Fratelli d’Italia dall’altra, se la prima insisterà per votare la fiducia e Salvini e Meloni decideranno di no. Ma anche all’interno della stessa Lega, in cui esiste una parte più moderata – quella dell’ex sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, ad esempio – che potrebbe voler sostenere il governo tecnico, a differenza dell’ala più radicale. Oppure, ancora, tra Lega e Fratelli d’Italia, se Salvini volesse votare la fiducia e Meloni no.

La questione adesso sarà capire se il M5S sarà compatto nell’opposizione all’eventuale governo guidato da Mario Draghi che, scrivono i giornali, dovrebbe ottenere un “incarico pieno” che gli darà la possibilità di scrivere il programma di governo e di deciderne la composizione: potrebbe essere formato da figure esterne alla politica (dei tecnici) o potrebbe comprendere anche personalità espressione dei partiti. In ogni caso, se il Movimento 5 Stelle si opponesse, l’unica possibilità sarebbe che a sostenere questo nuovo governo fossero il PD e almeno un pezzo del centrodestra e della destra.