Il rendering del padiglione a forma di primula (Stefano Boeri Architetti)
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  • mercoledì 27 Gennaio 2021

Come funzioneranno i “centri primula” del piano vaccini

Si potranno vaccinare solo sei persone contemporaneamente, ed è uno degli aspetti più criticati insieme a tempi, costi e requisiti

Il rendering del padiglione a forma di primula (Stefano Boeri Architetti)

Martedì 20 gennaio è stato pubblicato il bando per la realizzazione dei padiglioni identificati da una primula dove verranno somministrati i vaccini alla popolazione nella terza e nella quarta fase della campagna vaccinale. La primula è il simbolo scelto per la comunicazione del piano vaccini ed è stato ideato dall’architetto Stefano Boeri. «È un messaggio di fiducia e di serenità», ha spiegato il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, durante la conferenza stampa di presentazione, il 13 dicembre 2020.

Già allora ci furono critiche sull’opportunità di investire soldi pubblici in nuovi padiglioni e non sfruttare gli spazi già a disposizione di aziende sanitarie e comuni – ospedali, palestre, teatri – come avvenuto più volte negli ultimi mesi per le campagne di screening. Le stesse critiche sono state confermate anche dopo la pubblicazione del bando: molti addetti ai lavori hanno iniziato a esprimere perplessità in merito alle caratteristiche tecniche dei padiglioni, ai tempi stringenti e ai requisiti necessari per partecipare alla gara.

Alcune delle aziende interessate a partecipare alla gara hanno avvertito la struttura commissariale che sarebbe stato molto difficile soddisfare le richieste entro oggi, giorno fissato per la presentazione delle offerte e dei progetti. Per evitare che nessuno riuscisse a rispettare i tempi, ieri è stata pubblicata una rettifica che ha portato la scadenza al 3 febbraio. Per capire quali sono tutte queste richieste è bene partire dall’inizio.

Il rendering del padiglione con le primule (Stefano Boeri Architetti)

Perché la primula
L’idea che caratterizza tutta la comunicazione della campagna vaccinale è stata presentata da Domenico Arcuri e dall’architetto Stefano Boeri durante una conferenza stampa, lo scorso 13 dicembre. Lo slogan scelto è “L’Italia rinasce con un fiore. Vaccinazione anti-Covid 19”, e la forma stilizzata di una primula è anche il logo che identifica tutta la comunicazione.

Le cose da sapere sul coronavirus

Boeri, uno dei più noti architetti italiani, ha spiegato di aver tratto ispirazione per disegnare il progetto dei padiglioni da alcuni riferimenti legati all’arte e alla cultura italiana: lo scultore Andrea del Verrocchio, Leonardo da Vinci e Pier Paolo Pasolini. «Se il virus ci ha chiuso negli ospedali e nelle case, il vaccino ci riporterà finalmente a contatto con la vita sociale e con la natura che ci circonda. Vaccinarsi sarà dunque un passo di fiducia nel futuro, responsabilità civile e di amore verso gli altri», ha detto Boeri.

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Durante la presentazione del simbolo non sono state date molte informazioni tecniche. Boeri ha detto che i padiglioni «dovranno essere realizzati in un tempo contenuto», che sarebbe stata «fondamentale la distribuzione degli spazi interni» con partizioni realizzate in tessuto in modo da assicurare «leggerezza, flessibilità, assorbimento acustico e trasparenza».

 

I numeri del bando
I dettagli tecnici più importanti sono arrivati solo con la pubblicazione del bando. Innanzitutto, i numeri: nel testo si legge che la fornitura riguarda almeno 21 padiglioni, che verranno montati «nelle città capoluogo di regione e provincia autonoma». Man mano che la campagna vaccinale verrà estesa a tutta la popolazione, nella fase 3 e 4, i padiglioni aumenteranno fino ad arrivare fino a un numero massimo di 1.200.

I padiglioni saranno di struttura circolare, dal diametro di 20 metri, e con superficie complessiva di 315 metri quadrati. Ci sarà un punto accettazione all’ingresso, una sala d’attesa prima della vaccinazione e un’altra sala d’attesa dove rimanere fino a 15 minuti dopo la somministrazione «per controllo su eventuali reazioni, secondo la normativa». Le primule avranno anche un bagno e un impianto di condizionamento dell’aria, la connessione ad internet e un impianto antintrusione.

Lo schema del progetto delle primule (Stefano Boeri Architetti)

Inizialmente i tempi previsti per rispondere al bando e realizzare i padiglioni erano molto stringenti. Fino a ieri, infatti, la struttura commissariale aveva previsto di ricevere offerte ufficiali entro oggi. Per la costruzione delle primule, invece, il testo indicava un limite di 30 giorni dalla firma del contratto. In una sola settimana, quindi, i potenziali fornitori avrebbero dovuto valutare e quotare progetti rispettando tutti i requisiti. E in un solo mese avrebbero dovuto trovare il materiale e organizzare il complesso montaggio simultaneo in 21 città italiane. Ma ieri sera sul sito del governo è stata pubblicata una rettifica che sposta al 3 febbraio la scadenza per la presentazione delle offerte. Il Sole 24 Ore ha spiegato che è stata inserita anche una proroga per il completamento dei lavori, da 30 a 45 giorni.

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Un altro punto molto importante e discusso riguarda il costo. Il prezzo massimo fissato è di 1.300 euro al metro quadro, quindi 409mila euro a padiglione, per un totale di 8,6 milioni di euro iniziali. Se verranno realizzati tutti i 1.200 padiglioni ipotizzati nel bando, si arriverebbe a 490 milioni di euro. Il prezzo proposto dai potenziali partecipanti pesa per il 30% nella valutazione delle offerte, mentre il restante 70% riguarda la qualità tecnica. Possono partecipare solo le aziende che dal 2017 al 2019 hanno eseguito forniture simili per un valore di almeno 154 milioni di euro. Chi vincerà la gara dovrà assicurare anche il servizio di manutenzione degli impianti con un intervento «garantito entro 30 minuti dalla segnalazione».

Per coprire parte dei costi, il governo ha pubblicato un “avviso per la ricerca di sostenitori economici per la realizzazione dei padiglioni temporanei destinati alla somministrazione dei vaccini contro il Sars-CoV-2”. Le donazioni sono libere: è stato aperto un conto corrente che riceverà i bonifici con la causale «sostegno primula». A coloro che doneranno più di 400 euro sarà inviata una “nota ufficiale di ringraziamento” da parte del commissario Arcuri.

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Ai cittadini o alle aziende che finanzieranno la costruzione di una primula, quindi con una donazione di circa 400mila euro, verrà dedicata una targa quadrata di 50 centimetri per lato, «che sarà esposta permanentemente in luogo visibile all’interno o all’esterno della primula sponsorizzata».

Le critiche
Negli ultimi giorni una delle critiche più puntuali e condivise è arrivata da Carlo Quintelli, docente di Ingegneria e architettura all’università degli studi di Parma, che in un post su Facebook ha analizzato tutti i dettagli del bando rilevando molti limiti tecnici. Quintelli spiega che con gli spazi a disposizione si potranno fare sei vaccini per volta, quindi con tempi piuttosto lenti. «Diciamo pure 12 minuti per sei postazioni: in tre mesi, senza mancare un turno e con efficienza tayloristica si vaccinano 27mila persone, un piccolo centro da 30mila abitanti, spendendo “solo” 10 volte tanto rispetto a un punto vaccini di analoga portata nella sala civica, in quella parrocchiale, nella palestra, sotto la tenda degli alpini».

Quintelli esprime molte perplessità anche sulla distribuzione degli spazi interni. «Non si spiegano quelle 16 persone in un’area di attesa di circa 40 metri quadrati che funge anche da ingresso/uscita non separate, punto reception, disimpegno ai corridoi, dove tutti incrociano tutti», scrive nel suo post. «Uno spazio oltretutto alto solo 2.70 (di tipo domestico) con volumi d’aria limitati e che andrà fortemente depressurizzato. Il resto degli ambienti è da sommergibile, 2,60 metri di profondità degli spazi per anamnesi e vaccinazione, corridoi da 1.40 metri, “sala attrezzata per reazioni avverse” da circa 9 metri quadrati (speriamo di non averne bisogno…) e dulcis in fundo, con una media di 50 persone sempre presenti nella primula, due soli bagni per i pazienti ed uno per gli operatori (confidiamo nei bar dei dintorni, se in zona gialla)».

Il rendering che mostra l’interno delle primule (Stefano Boeri Architetti)

La replica di Boeri
L’architetto Stefano Boeri ha affidato ad Artribune una replica alle critiche per spiegare che la proposta del suo studio comprendeva solo un’ipotesi per il logo della campagna vaccinale e un progetto di massima dei padiglioni «pensati per essere facilmente smontabili e riutilizzabili in prossime situazioni di emergenza». «Siamo convinti di aver dato – gratuitamente – un contributo di idee al nostro Paese e siamo fiduciosi che possano essere utili ad affrontare una campagna di proporzioni gigantesche che all’oggi costituisce l’unica prospettiva per uscire da questa pandemia», ha detto Boeri.