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Atlante dei partitini

Guida a quelle formazioni politiche di cui si parla in particolare durante le crisi di governo, e che in questi giorni sono molto corteggiate

Giuseppe Conte si è dimesso e mercoledì il presidente della Repubblica inizierà le consultazioni con i vari partiti, per verificare se siano disposti a sostenere un nuovo governo, ed eventualmente guidato da chi. Da giorni si parla della possibilità della formazione di un nuovo gruppo parlamentare a sostegno di Conte, che spera di convincere abbastanza deputati e soprattutto senatori con un nuovo patto di legislatura, offrendo prospettive e incarichi attraenti.

Conte potrebbe raccogliere esponenti di Forza Italia, di Italia Viva, ma soprattutto attingerà probabilmente dal Gruppo Misto, che riunisce partiti e gruppi che non si sentono nominare molto spesso, e talvolta solo in occasione delle crisi. Quelli più importanti in queste ore, i più citati, hanno nomi tutto sommato conosciuti come Azione, altri un po’ più dimenticati come l’UDC, altri ancora illustri come il Partito Socialista, ma tanti sono sconosciuti ai più, come Identità e Azione o USEI.

Azione
È stato fondato nel 2019 da Carlo Calenda, in opposizione alla decisione del Partito Democratico – al quale Calenda si era iscritto nel 2018 poco dopo la brutta sconfitta alle elezioni politiche – di allearsi con il Movimento 5 Stelle. Calenda ha 47 anni, è europarlamentare dal 2019 – eletto con il PD – ed è stato ministro dello Sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni.

Azione si proclama contro il populismo, ma appare oggi come un “partito personale” che, di fatto, coincide con la figura di Calenda stesso, e che si definisce un “socialdemocratico liberale”: «Siamo di destra per l’iniziativa privata e di sinistra per la scuola e la sanità pubbliche». Nel manifesto di Azione, tra le radici culturali, si citano il liberalismo (quello dell’antico Partito d’Azione a cui si ispira il nome) e il popolarismo di don Luigi Sturzo, quella dottrina centrista che fu alla base della Democrazia Cristiana.

– Leggi anche: Questo partito di Carlo Calenda

Il partito conta attualmente un senatore (Matteo Richetti, ex PD molto vicino a Matteo Renzi) e tre deputati (Enrico Costa proveniente da Forza Italia, Nunzio Angiola e Flora Frate, ex M5S). Sia alla Camera che al Senato sono nel Gruppo Misto, alleati con +Europa. Alla componente ha aderito anche l’ex comandante Gregorio De Falco, senatore eletto con il Movimento 5 Stelle.

Carlo Calenda, leader di Azione, Milano, 15 luglio 2020 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

+Europa
È nata grazie a Emma Bonino come lista per partecipare alle elezioni politiche del 2018 mettendo insieme tre diverse forze politiche. La prima era Forza Europa, una formazione di ispirazione europeista e liberale creata da Benedetto Della Vedova, storico dirigente del Partito Radicale poi eletto più volte in Parlamento con Forza Italia, il Popolo della Libertà e Scelta Civica (tra queste due esperienze ce ne fu una con Futuro e Libertà, il partito di Gianfranco Fini). La seconda erano i Radicali Italiani, un’associazione politica nata dalla galassia del Partito Radicale. La terza forza era Centro Democratico, il partito dell’ex leader democristiano Bruno Tabacci che – in quanto rappresentato in Parlamento nella precedente legislatura – aveva portato in dote a +Europa l’esenzione dalla necessità di raccogliere le firme in vista delle elezioni del 4 marzo, compito che sarebbe stato particolarmente complesso.

Nel 2018, +Europa si presentò alle elezioni politiche in coalizione con il PD con un programma europeista e liberale, i cui punti principali erano blocco della spesa pubblica, liberalizzazioni, privatizzazioni e interventi a favore della concorrenza e dei diritti civili. Con poco più di 800mila voti raccolti alla Camera, però, non riuscì a superare la soglia di sbarramento fissata al 3 per cento. Il partito riuscì a eleggere solo tre deputati alla Camera (Riccardo Magi, Bruno Tabacci e Alessandro Fusacchia), e una senatrice (Emma Bonino).

Successivamente +Europa si era strutturata come un vero partito eleggendo (con qualche critica) Benedetto Della Vedova a segretario. Dopo il congresso aveva partecipato alle elezioni europee del 2019, ma i voti raccolti erano stati circa gli stessi delle politiche, 830 mila: il partito aveva mancato di nuovo la soglia di sbarramento e quindi non aveva eletto nessuno.

Con la costituzione del secondo governo Conte +Europa si è schierata all’opposizione, esprimendo un voto contrario alla fiducia: in disaccordo con questa scelta, Centro Democratico e Alessandro Fusacchia avevano lasciato +Europa. Sia alla Camera che al Senato il partito è nel Gruppo Misto, alleato con Azione. Alla componente ha aderito anche l’ex comandante Gregorio De Falco, senatore eletto col Movimento 5 Stelle.

Emma Bonino, Roma, 27 luglio 2020 (©Matteo Nardone/Pacific Press via ZUMA Wire)

Centro Democratico
Fondato nel 2012, ha come leader Bruno Tabacci, ex democristiano, candidato alle primarie del centrosinistra del 2013 ed ex assessore al Bilancio del comune di Milano. Le vicende politiche degli ultimi anni del partito hanno seguito quelle di +Europa. Dopo la caduta del primo governo Conte la maggior parte del gruppo dirigente di +Europa decise di mantenere il partito all’opposizione, mentre i rappresentanti di Centro Democratico scelsero di votare la fiducia, dando poi un appoggio costante all’esecutivo.

Nel novembre del 2020 – dopo l’ingresso di Elisa Siragusa, ex Movimento 5 Stelle, e del deputato Alessandro Fusacchia, fuoriuscito da +Europa – Tabacci ha costituito un proprio gruppo parlamentare alla Camera chiamato “Centro Democratico-Italiani in Europa” (Fusacchia e Siragusa sono stati eletti entrambi nella circoscrizione estero).

Nelle ultime settimane, e con l’inizio della crisi politica, diversi deputati hanno aderito alla componente: Carmelo Lo Monte (ex Lega), Renata Polverini, espulsa da Forza Italia, e alcuni parlamentari eletti con il M5S. Il gruppo è presente solo alla Camera, aderisce al Gruppo Misto ed è composto da 13 deputati.

Bruno Tabacci all’assemblea nazionale di Centro Democratico, Napoli, 24 giugno 2017 (ANSA/CESARE ABBATE)

Unione di Centro (UDC)
Fa parte di quello spazio politico di centro che, dopo la fine della Democrazia Cristiana, ha avuto una storia molto complicata, fatta di alleanze, scissioni e diverse ambizioni di egemonia. L’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC), con Marco Follini segretario e Rocco Buttiglione presidente, nacque nel 2002 dopo lo scioglimento del Centro Cristiano Democratico (CCD, fondato da Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella) e dei Cristiani Democratici Uniti (CDU, fondato da Rocco Buttiglione uscito dal Partito Popolare).

Nel 2005 venne eletto segretario Lorenzo Cesa, che si è dimesso qualche giorno fa a seguito di un’indagine della procura antimafia di Catanzaro. Dopo un’alleanza con la Casa delle Libertà di Berlusconi, nel partito prevalse la linea autonomista e il gruppo dirigente del partito rifiutò la proposta di confluire nel Popolo della Libertà, posizionandosi, nel successivo governo di centrodestra, all’opposizione. Nel 2013, l’UDC sostenne la coalizione di Mario Monti, poi scelse di appoggiare il governo di Enrico Letta. Nel governo Renzi, un esponente dell’UDC, Gian Luca Galletti, venne nominato ministro dell’Ambiente.

Alle europee del 2014, l’UDC scelse di aderire alla lista unica promossa dal Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, e l’anno dopo, alle regionali, entrò in tutte le coalizioni possibili: di centrosinistra in tre regioni, di centro in due e di centrodestra in altre due. In vista del voto al referendum costituzionale del 2016, l’UDC si schierò con gli altri partiti della coalizione di centrodestra a sostegno del NO e Casini annunciò di conseguenza la sua uscita dal partito. Da lì in poi, il segretario Lorenzo Cesa si riavvicinò a Forza Italia e a Silvio Berlusconi. Nel 2017 si accordò con Noi con l’Italia di Maurizio Lupi (ci arriviamo): la lista ottenne poco più dell’1 per cento dei voti e riuscì ad eleggere quattro deputati alla Camera e quattro al Senato. Per l’UDC gli eletti sono i senatori Antonio De Poli, Paola Binetti e Antonio Saccone: sono iscritti al gruppo parlamentare di Forza Italia.

Paola Binetti, Roma, 8 settembre 2011 (ANSA)

Partito Socialista Italiano
Il Partito Socialista Italiano (PSI) fu fondato a Genova nel 1892 da Filippo Turati, Claudio Treves e Leonida Bissolati, ha attraversato molte scissioni e periodi di alterne fortune, culminate durante la Prima repubblica con l’influenza raggiunta grazie a Bettino Craxi. Si sciolse nel 1994, dopo gli scandali di Tangentopoli. Ne nacquero diverse formazioni socialiste, tra le quali quella dei Socialisti Democratici Italiani di Enrico Boselli. Su sua iniziativa nell’aprile del 2007, dopo anni di alleanze e confluenze con i Verdi prima e con i Radicali poi, a Fiuggi iniziò il processo che portò alla nascita del Partito Socialista (PS). Alle elezioni politiche dell’aprile 2008 il PS ottenne solo lo 0,9 per cento dei consensi: per la prima volta nella storia della repubblica i socialisti non entrarono in Parlamento. Il risultato elettorale portò alle dimissioni di Enrico Boselli. Nel successivo congresso venne eletto presidente Riccardo Nencini, tuttora in carica. Il 7 ottobre 2009 la direzione del partito, su proposta di Nencini, decise di tornare al nome originario di Partito Socialista Italiano.

Con la caduta del primo governo Conte e a seguito delle consultazioni per la creazione del secondo governo Conte, il PSI ha espresso da subito la volontà di dare la fiducia al nuovo esecutivo. Nel settembre 2019, Nencini ha annunciato la creazione di un nuovo gruppo parlamentare in Senato, che unisce il PSI e il nuovo partito di Matteo Renzi, Italia Viva. Il nuovo gruppo ha preso il nome “Italia Viva-PSI”. La scorsa settimana, a differenza di Italia Viva, Nencini aveva votato la fiducia a Conte.

Riccardo Nencini, Roma, 20 febbraio 2020 (ANSA)

Noi con l’Italia
È un partito nato nel 2017 e guidato da Maurizio Lupi. Alle politiche del 2018 aveva ottenuto poco più dell’1 per cento, non superando la soglia di sbarramento, ma riuscendo ad eleggere quattro dei suoi rappresentanti dentro alla lista con cui si era presentato. Gli esponenti di Ncl sono stati tutti eletti alla Camera: Enrico Costa (che poi ha lasciato il partito), Alessandro Colucci, Renzo Tondo e Maurizio Lupi. Noi con l’Italia è nel Gruppo Misto e aderisce alla componente “Noi con l’Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro”.

Il leader di Noi con l’Italia Maurizio Lupi a Porta a Porta, Roma, 21 gennaio 2021 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Alleanza di Centro
È un partito fondato dall’ex giornalista Francesco Pionati, eletto con l’UDC prima al Senato nel 2006 e poi alla Camera nel 2008. Pionati decise di abbandonare l’UDC in disaccordo con la linea di Casini che avrebbe voluto formare un terzo polo centrista autonomo rispetto a centrosinistra e centrodestra. Vi aderì anche l’attrice Debora Caprioglio, che fu nominata responsabile nazionale per la cultura e lo spettacolo. Alle elezioni europee del 2009, Alleanza di Centro si presentò in un cartello elettorale chiamato L’Autonomia che comprendeva Movimento per le Autonomie, La Destra e il Partito Pensionati: non riuscì a eleggere nessun parlamentare. Alle elezioni politiche del 2013 non presentò nessuna lista, ma si presentò alle elezioni regionali in Lazio, a sostegno del candidato di destra Francesco Storace. Attualmente, dopo l’adesione di Vittorio Sgarbi, fa parte della componente “Noi con l’Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro”.

Cambiamo!
È il partito di Giovanni Toti, presidente della Liguria ed ex coordinatore di Forza Italia. È stato fondato nel 2019 e ne sono entrati a far parte cinque deputati e quattro senatori fuoriusciti da Forza Italia. Attualmente, il partito può contare su cinque deputati alla Camera dove aderisce alla componente del Gruppo Misto “Noi con l’Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro” e su due senatori: Paolo Romani, ex ministro dello Sviluppo economico del quarto governo Berlusconi, e Massimo Berutti, ex sindaco di Tortona. Al Senato il partito si è federato con IDeA.

Identità e Azione (IDeA)
Partito fondato nel 2015 da alcuni ex componenti del Nuovo Centrodestra (il partito di Angelino Alfano), guidati da Gaetano Quagliariello. Nel 2017 ha formato il gruppo parlamentare Federazione della Libertà, che comprendeva anche esponenti di altri partiti minori di area liberale. Alle elezioni del 2018 ha aderito alla lista elettorale Noi con l’Italia-UDC, candidatasi nella coalizione di centrodestra, riuscendo a eleggere un solo parlamentare, cioè il senatore Quagliariello nel collegio uninominale dell’Aquila. Il 10 marzo del 2018 ha stretto un accordo federativo con Forza Italia. Nel settembre 2019 Quagliariello ha contribuito alla fondazione di Cambiamo! di Giovanni Toti. Il gruppo IDeA-Cambiamo! è presente solo al Senato.

Il leader di Cambiamo!, Giovanni Toti, con Gaetano Quagliariello, al termine del vertice di centrodestra a Roma, 15 gennaio 2021 (MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA)

Alternativa popolare
È il nome che ha scelto nel 2017 il Nuovo Centrodestra, il partito politico fondato dall’ex ministro degli Esteri Angelino Alfano. Era nella maggioranza che sostenne il governo Gentiloni, all’interno del quale aveva tre ministri. Il partito ha perso via via molti esponenti. Oggi ha un seggio alla Camera (Fabiola Bologna, ex M5S) dove aderisce, nel Gruppo Misto, alla componente “Popolo Protagonista-Alternativa Popolare-Partito Socialista Italiano”.

USEI
L’Unione Sudamericana Emigrati Italiani è un partito che vuole tutelare gli interessi dei cittadini italiani residenti all’estero. È stato fondato nel 2006 da Eugenio Sangregorio, imprenditore calabrese emigrato a Buenos Aires. Fin dalla sua fondazione, USEI prende parte alle elezioni politiche presentando le proprie liste esclusivamente nella circoscrizione estera dell’America meridionale, sia alla Camera che al Senato.

Alle politiche del 2018 è riuscito a eleggere Eugenio Sangregorio alla Camera e Adriano Cario al Senato: entrambi hanno aderito al Gruppo Misto nelle rispettive camere: Sangregorio fa ora parte della componente “Noi con l’Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro”. Nel 2018 il senatore Adriano Cario ha lasciato il partito ed è passato al MAIE.

Eugenio Sangregorio, Roma, 24 maggio 2018 (ANSA)

MAIE
Il Movimento Associativo Italiani all’Estero fu fondato in Argentina nel 2007 da Ricardo Antonio Merlo. Alle politiche del 2018 ha eletto Mario Borghese alla Camera e Ricardo Merlo al Senato. Nel corso della legislatura sono confluiti nella componente del MAIE cinque deputati eletti con il Movimento 5 Stelle e il senatore Adriano Cario (unico eletto dell’USEI al Senato). Nel 2019 ha votato la fiducia al secondo governo Conte e Merlo è stato riconfermato sottosegretario agli Esteri. Ha un proprio gruppo alla Camera, mentre al Senato è nella componente MAIE-Italia 23, il movimento di Gianfranco Rotondi.

Riccardo Merlo, Roma, 16 novembre 2018 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Südtiroler Volkspartei (SVP)
È il Partito Popolare Sudtirolese che, per statuto, rappresenta gli interessi dei gruppi linguistici tedesco e ladino dell’Alto Adige. Fino al 1992 la SVP è sempre stata, o quasi, alleata alla Democrazia Cristiana. Dal 1995 ha scelto di posizionarsi nel campo del centrosinistra. Alle politiche del 2018 si è accordata con il Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT) per la presentazione di una lista unica per Camera e Senato apparentata alla coalizione del PD in alcuni collegi. All’uninominale della Camera ha candidato, tra l’altro, Maria Elena Boschi. La lista ha ottenuto tre seggi alla Camera dove è nel Gruppo Misto delle Minoranze Linguistiche e tre al Senato dove è nella componente Autonomie-SVP-PATT-UV.

Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT)
È il partito della provincia autonoma di Trento, di ispirazione autonomista e cristiano-democratica. È stato fondato il 17 gennaio 1988. Vicino al centrosinistra negli anni Novanta, alle politiche del 2001 si alleò con la Casa delle Libertà, ma l’allora segretario del partito, Giacomo Bezzi, venne candidato alla Camera nel collegio della Val di Non, dove fu sconfitto da Luigi Olivieri (dei Democratici di Sinistra). Nella seconda parte della legislatura il PATT abbandonò dunque il centrodestra e si alleò nel Consiglio Regionale con il centrosinistra e la SVP. Alle politiche del 2018 il PATT ha formato una lista unica con l’SVP. Alla Camera è nel Gruppo Misto delle Minoranze Linguistiche e al Senato è nella componente Autonomie-SVP-PATT-UV.

Union Valdôtaine (UV)
È un partito politico di ispirazione autonomista attivo in Valle d’Aosta. A livello locale, si è spesso alleata con il centrosinistra italiano, ma alle europee del 2009 si è apparentato con il Popolo della Libertà, non riuscendo comunque a ottenere alcun seggio. Nel 2012 un gruppo di esponenti dell’UV critici sull’alleanza con il Popolo della Libertà (confermata anche per le elezioni amministrative del 2010), decise di creare una nuova formazione politica (l’Union Valdôtaine Progressiste) che nel giugno del 2016 tornò però a riunirsi al resto del partito. Nel 2018 ha ottenuto un seggio al Senato dove è nella componente Autonomie-SVP-PATT-UV.