Il complicato congresso di +Europa

Oltre duemila persone hanno eletto il primo segretario del partito fondato da Emma Bonino, in un clima attraversato da timori di scalate ostili e accuse di scorrettezze

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

(ANSA/MATTEO BAZZI)
(ANSA/MATTEO BAZZI)

Nel corso dell’ultimo fine settimana il partito europeista +Europa ha concluso il suo congresso fondativo in un’atmosfera per metà di entusiasmo e per l’altra metà di risentimento. Oltre duemila persone hanno partecipato al congresso, sono intervenute o semplicemente hanno trascorso qualche ora nei corridoi e nelle sale dell’hotel Marriott di Milano, ma al termine di tre giorni di riunioni e votazioni il partito si è trovato diviso sulle idee e sul modo di fare politica, come normale in un congresso, ma anche da accuse di pesanti scorrettezze nelle procedure di voto mosse al nuovo segretario eletto, Benedetto Della Vedova, e ai suoi alleati. All’indomani della sua fondazione ufficiale, +Europa appare insomma un partito pieno di passione, ma diviso e litigioso come il mondo dei liberali e progressisti che vorrebbe rappresentare.

Quello invece per cui tutti sono felici è che lo scenario peggiore è stato evitato. Una decina di giorni fa, sfruttando le regole particolarmente aperte del congresso, una sostenitrice di Salvini ed ex candidata de La Destra, Paola Radaelli, si era candidata alla segreteria del partito in coincidenza con un aumento sospetto nel numero dei tesseramenti. Tra dicembre e le prime tre settimane di gennaio gli iscritti al partito erano infatti passati da 1.800 a oltre 5 mila, e molti temevano che almeno una parte di queste nuove tessere fossero state comprate in blocco e che Radaelli si sarebbe presentata al congresso di Milano alla testa di centinaia di iscritti con cui avrebbe conquistato il partito con una “scalata ostile”.

Per fortuna dei fondatori e dei militanti originali di +Europa, la minaccia si è rivelata molto meno grave del previsto. Radaelli ha faticato a raccogliere anche solo le 200 firme necessarie a ultimare la sua candidatura e, in ogni caso, è stata esclusa dal congresso per un’irregolarità nella sua iscrizione al partito. Se una vittoria di Radaelli al congresso avrebbe di sicuro determinato la fine di +Europa, i problemi non sono comunque mancati: e non sono arrivati da fuori, ma da quelle stesse forze politiche che il partito hanno contribuito a fondarlo.

+Europa nacque come lista per partecipare alle elezioni politiche del 2018 mettendo insieme tre diverse forze politiche. La prima era Forza Europa, una formazione di ispirazione europeista e liberale creata due anni fa da Benedetto Della Vedova, storico dirigente del Partito Radicale poi eletto più volte in Parlamento con Forza Italia, il Popolo della Libertà e Scelta Civica (tra queste due esperienze ce ne fu una con Futuro e Libertà, il partito di Gianfranco Fini); la seconda sono i Radicali Italiani, un’associazione politica nata dalla galassia del Partito Radicale (con il quale però le relazioni non sono proprio buone). La terza forza è Centro Democratico, il partito dell’ex leader democristiano Bruno Tabacci che – in quanto rappresentato in Parlamento nella scorsa legislatura – ha portato in dote a + Europa l’esenzione dalla necessità di raccogliere le firme in vista delle elezioni del 4 marzo, che sarebbe stato particolarmente complesso.

Anche se tutte e tre queste componenti sono unite dall’europeismo, sono numerosi anche i temi che le dividono. Della Vedova e i suoi sono tendenzialmente più di destra in economia, con un’estrazione liberale, pro-business e pro-sviluppo (Piercamillo Falasca, il braccio destro di Della Vedova, è stato per esempio uno dei principali rappresentanti dello schieramento favorevole alle trivellazioni durante il referendum del 2016). L’ala radicale del partito, invece, guarda più a sinistra e attribuisce maggiore importanza ai diritti civili e sociali, all’ambientalismo e alle battaglie in difesa delle categorie ritenute più deboli, come gli immigrati.

Per i Radicali più critici, i liberali di Della Vedova sarebbero disposti ad allearsi anche con Forza Italia. Di contro, diversi sostenitori di Della Vedova accusano i Radicali di voler portare il partito a un’alleanza europea con la sinistra di Luigi De Magistris e dell’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, che dovrebbero formare un cartello elettorale simile a quello che fu cinque anni fa la lista L’altra Europa con Tsipras. Queste differenze si notavano anche a occhio nudo tra le sale barocche dell’Hotel Marriott di Milano. Con una buona approssimazione, chi indossava abiti, cravatte o aveva “l’aria da Bocconi” era con ogni probabilità un sostenitore di Della Vedova. Jeans sdruciti, accessori esotici e una studiata aria di trasandatezza invece identificavano i sostenitori dei Radicali.

L’amalgama di queste forze all’apparenza così distanti si deve essenzialmente al lavorìo diplomatico di Della Vedova e al carisma dell’ex ministro Emma Bonino, convinta da Della Vedova a partecipare al progetto e poi diventata di fatto il leader simbolico della lista. La vittoria di Della Vedova, eletto domenica primo segretario nella storia del partito, era data da tutti per scontata, ma ha comunque finito per acuire le divisioni che già correvano tra le tre componenti del partito.

L’accusa più grave ricevuta da Dalla Vedova è aver vinto soltanto grazie al sostegno dell’ex democristiano Tabacci, che avrebbe iscritto e poi portato al congresso centinaia di persone più o meno inconsapevoli per farle votare a favore del suo alleato. Ci sono diversi elementi che fanno sospettare che domenica almeno una parte del voto sia stata organizzata. Tra le 10 e le 12 almeno quattro pullman sono arrivati di fronte al Marriott dopo essere partiti all’alba dalla Campania e dall’Abruzzo; ne sono scese decine di persone, a volte intere famiglie, alcune con l’aria smarrita di chi non era del tutto sicuro di sapere dove fosse.

Diversi di loro hanno raccontato di aver avuto viaggio e alloggio pagati da “coordinatori” vicini al partito, che hanno anche indicato loro chi votare. In una registrazione audio realizzata venerdì mattina si sente uno di loro ricordare con qualche difficoltà il candidato segretario che il coordinatore gli aveva chiesto di votare (cioè Della Vedova). Al Post sono arrivati anche diversi screenshot di chat WhatsApp che mostrano gruppi organizzati con lo scopo di portare iscritti al congresso, pagando loro viaggio e alloggio.

Da giorni i sostenitori di Marco Cappato e Alessandro Fusacchia, gli sfidanti di Della Vedova, pronosticavano la sconfitta a causa dell’intervento di tattiche spregiudicate come queste. L’ultima speranza era il ritiro di Fusacchia, in modo da far convergere tutti i voti dei radicali su Cappato. Alla fine però l’accordo non è stato raggiunto e i due si sono divisi il voto radicale. Le operazioni di voto per la scelta del segretario e dei membri dell’assemblea del partito sono iniziate intorno alle 11.30.

Due sale dell’albergo erano state allestite con una dozzina di postazioni di voto e centinaia di persone si sono incolonnate per andare a votare. Centinaia di persone hanno sfilato tra due ali di giovani sostenitori di Fusacchia e Cappato che, nonostante l’imminente sconfitta data oramai per certa, tentavano un’ultima opera di propaganda elettorale in un clima entusiasta che in certi momenti ricordava un’assemblea liceale. Alla fine Della Vedova ha ottenuto il 55 per cento dei 2.300 voti espressi, Cappato il 30 e Fusacchia il 14. In polemica, quindi, Cappato non si è presentato alla proclamazione dei risultati domenica sera e Fusacchia, che era presente, ha preferito non parlare, mentre i sostenitori dei due hanno contestato il discorso di Della Vedova con urla e fischi.

Per il momento lo scontro dovrebbe esaurirsi qui, però. Fonti vicine ai due candidati radicali sconfitti hanno detto al Post che per il momento non intendono mettere in atto ricorsi formali né pensano di abbandonare il partito appena nato. Della Vedova e i suoi ora hanno quattro mesi fino alle elezioni europee per rimarginare le ferite e le divisioni interne e cercare di ottenere un buon risultato.

Se +Europa dovesse superare la soglia di sbarramento prevista per le elezioni europee, fissata al 4 per cento (significa raccogliere circa un milione di voti), darà un segnale importante della sua salute e della sua capacità di diventare una vera forza politica di questo paese. Se invece il risultato sarà deludente è facile immaginare che le divisioni emerse nel corso del congresso torneranno a farsi sentire e, probabilmente, questa volta, diventeranno insanabili.