Le rinoceronti Najin e Fatu, nella riserva di Ol Pejeta; dietro di loro si vede il profilo del monte Kenya (Ol Pejeta/DPA/TNS, ANSA)

Cosa fai tutto il giorno quando la tua specie si è estinta

Non è la trama di un romanzo postapocalittico ma la condizione in cui si trovano Najin e Fatu, le ultime due rinoceronti bianche settentrionali

Le rinoceronti Najin e Fatu, nella riserva di Ol Pejeta; dietro di loro si vede il profilo del monte Kenya (Ol Pejeta/DPA/TNS, ANSA)

Nella maggior parte dei casi non è possibile sapere con precisione il momento in cui una specie animale si è definitivamente estinta, cioè il momento in cui l’ultimo esemplare di quella specie è morto. Quando si tratta di un piccolo mammifero o un piccolo anfibio solitamente passano anni prima che l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ne dichiari estinta la specie: deve passare parecchio tempo dall’ultimo avvistamento perché si possa presumere con certezza che non ci siano altri esemplari in circolazione. Per i rinoceronti bianchi settentrionali, una sottospecie di rinoceronti, è invece molto probabile che sapremo precisamente la data e anche l’ora dell’estinzione: non sono animali che si possano nascondere facilmente e sappiamo che ne sono rimasti solo due, Najin e Fatu.

Najin e Fatu hanno rispettivamente 31 e 20 anni e sono madre e figlia. Sono nate e cresciute entrambe nello zoo di Dvůr Králové, nel nord dell’attuale Repubblica Ceca, e dal 2009 vivono all’Ol Pejeta Conservancy, una riserva naturale protetta in Kenya, poco lontano dall’Equatore. Fino a tre anni fa insieme a loro c’era anche Sudan, l’ultimo maschio della loro sottospecie: la sua morte ha avuto un certo rilievo mediatico perché ha ulteriormente diminuito le probabilità, già molto scarse, di impedire l’estinzione dei rinoceronti bianchi settentrionali.

Di fatto, questi animali si possono considerare già estinti, dato che ne restano solo due femmine. Da un punto di vista umano dunque la condizione esistenziale di Najin e Fatu può apparire drammatica, o peggio: è simile al destino solitario che in molti romanzi o film fantascientifici è stato immaginato per l’ultima donna o l’ultimo uomo rimasti sulla Terra. Il giornalista americano Sam Anderson ha riflettuto a lungo sulla condizione delle due rinoceronti, fantasticando su come fossero le giornate delle ultime due creature di un tipo di animali ormai estinti, e nel 2019 è andato in Kenya per incontrarle e «guardare in faccia l’estinzione di massa» che riguarda attualmente circa un milione di specie animali e vegetali. Questa settimana è uscito un suo lungo articolo sul New York Times Magazine che racconta questo incontro.

La storia dei rinoceronti bianchi settentrionali
I rinoceronti sono mammiferi erbivori ed esistono da 55 milioni di anni. Il genere Homo, quello a cui appartengono gli esseri umani, ha una storia molto più recente: esiste solo da 2,5 milioni di anni. I primi rinoceronti erano simili ai tapiri, gli animali a cui sono più imparentati, e nel tempo ce ne sono state numerose specie diverse, distribuite tra l’Africa, l’Europa, l’Asia e il Nord America.

Oggi di specie ne restano solo cinque: il rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis) e il rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus), che hanno un unico corno a differenza dei due delle altre specie; il rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis), molto più piccolo degli altri rinoceronti; e, in Africa, il rinoceronte nero (Diceros bicornis) e i rinoceronti bianchi (Ceratotherium simum), divisi nelle due sottospecie, meridionali e settentrionali, che dopo gli elefanti sono i più grandi mammiferi terrestri che esistono. Le differenze tra sottospecie, in generale, sono minori di quelle tra specie: due individui appartenenti a diverse sottospecie potrebbero accoppiarsi tra loro generando nuovi animali fertili (diversamente da quanto succede quando si accoppiano, per dire, un asino e un cavallo) ma non è una cosa che solitamente succede in natura perché le sottospecie vivono in ambienti separati.

I rinoceronti africani hanno tutti la pelle grigia in realtà: i bianchi si chiamano così per un errore di traduzione dall’olandese all’inglese avvenuto nell’epoca coloniale. I coloni olandesi infatti chiamavano i rinoceronti bianchi wijd, cioè “grandi”, ma i britannici capirono white, cioè “bianchi” appunto. I rinoceronti neri furono poi chiamati così per distinguerli.

Fatu, a destra, e Najin, a sinistra, il 23 agosto 2019 (EPA/DAI KUROKAWA, ANSA)

Per milioni di anni la vita dei rinoceronti è proseguita senza grosse difficoltà dato che, grazie alle loro dimensioni sempre più grandi e ai loro corni, non avevano predatori temibili. Le cose sono cambiate proprio con la comparsa degli umani: a quel punto i corni sono diventati uno svantaggio evolutivo, dato che i cacciatori li desideravano come trofei o come materia prima per la costruzione di strumenti, oppure li consideravano (come succede tuttora) ingredienti per preparati medicinali. In tempi più recenti poi gli umani hanno notevolmente ridotto l’estensione dell’habitat dei rinoceronti ed è per questo che oggi tutte le specie di rinoceronti sono, in una qualche misura, a rischio di estinzione.

Nessuna però è ancora messa male come i rinoceronti bianchi settentrionali. Il loro habitat naturale, l’Africa centrale, è stato una zona di guerra per molti decenni del secolo scorso, per questo questa sottospecie non è stata difesa come molte altre. Negli anni Settanta si pensa che ne fossero rimasti circa 700; a metà degli anni Ottanta erano solo 15. Nel 2008 non si trovarono più gli ultimi quattro esemplari che negli anni precedenti erano stati avvistati in natura: probabilmente furono uccisi dai bracconieri. A quel punto erano rimasti solo gli esemplari presenti negli zoo e tra questi solo quattro potevano ancora riprodursi: le femmine Najin e Fatu e i maschi Sudan e Suni, dello zoo di Dvůr Králové.

Nel 2009 furono portati all’Ol Pejeta, nella speranza che in un ambiente più simile all’habitat naturale della sottospecie, e al contempo al sicuro dai bracconieri, potessero riprodursi. Tuttavia non è mai successo e tra il 2014 e il 2018 i due maschi sono morti.

La giornata tipo di Najin e Fatu
Comprensibilmente nella giornata tipo delle due ultime rinoceronti bianche settentrionali non succede nulla che lasci intuire il tragico destino della loro sottospecie: sono rinoceronti e si comportano come tali. Si svegliano all’alba e poi passano le ore di luce a brucare l’erba e sonnecchiare in un’area di 400mila metri quadrati a loro disposizione. Ogni tanto si fanno dare una grattatina dai guardiani dell’Ol Peteja che si occupano di loro, o mangiano i mucchi di carote che gli vengono portati come snack. La notte dormono in un recinto che viene sorvegliato da guardie armate: se non ci fossero, è probabile che le due rinoceronti sarebbero uccise dai bracconieri.

Fatu e la sua scorta, il 23 agosto 2019 (EPA/DAI KUROKAWA, ANSA)

Sam Anderson ha passato una settimana insieme a Najin e Fatu e sotto la supervisione dei loro guardiani le ha toccate più volte, provando a dare loro delle grattatine – gradite dalle rinoceronti nonostante l’inesperienza – come quelle degli esperti.

I guardiani hanno spiegato ad Anderson che nonostante le giornate delle due rinoceronti sembrino sempre uguali tra loro, nel tempo c’è stato un grosso cambiamento nel loro stile di vita. Quando nel 2009 i due animali arrivarono in Kenya avevano paura di tutto perché erano abituate a vivere in uno zoo della Repubblica Ceca, dove lo spazio a loro disposizione era limitato, erano circondate da esseri umani e mangiavano erba già tagliata per loro. Per aiutarle ad adattarsi alla loro nuova casa i gestori dell’Ol Peteja fornirono loro una “mentore”: una rinoceronte bianca meridionale di nome Tauwo, che non è nata in cattività.

Le due sottospecie si sono differenziate vivendo in habitat diversi, probabilmente dopo essere state separate durante una glaciazione. L’habitat naturale dei rinoceronti bianchi settentrionali sono praterie con l’erba alta, in parte paludose; per questo avevano sviluppato zampe più larghe, adatte a camminare nel fango. I rinoceronti bianchi meridionali invece vivono nella savana.

Tauwo, una rinoceronte molto vivace, ha insegnato a Najin e Fatu a comportarsi da rinoceronti. Ad esempio, sfregando i suoi corni contro le recinzioni metalliche dell’Ol Peteja ha mostrato alle sue compagne come fare ad affilarli; facendo grossi mucchi di cacca in posti strategici invece gli ha insegnato a marcare il territorio. Prima del suo arrivo Najin e Fatu, diversamente dai rinoceronti che vivono in natura, defecavano dovunque si trovassero. Grazie a Tauwo, le due rinoceronti bianche settentrionali hanno anche imparato a brucare, strappando l’erba con le labbra, e in generale a non avere paura del loro nuovo ambiente, del vento e degli altri animali che ci vivono, compresi i piccoli uccelli che ogni tanto si posano sulle loro schiene.

Najin, il 30 marzo 2018 (Lyu Shuai/Xinhua via ZUMA Wire, ANSA)

Tra di loro Najin e Fatu sono molto legate. «È evidente che si vogliono bene», secondo Anderson. Allo stato naturale le femmine di rinoceronte bianco sono socievoli tra loro, vivono in gruppi di dieci o dodici insieme ai propri piccoli. Najin, la madre, è dominante su Fatu: per questo, ad esempio, la figlia può accucciarsi per riposare o dormire solo se lei lo ha già fatto prima; se si azzarda a violare queste regole di precedenza, Naji le dà una cornata. Fatu, che per la sua età è più attiva della madre, ha un buon rapporto anche con Tauwo, con cui ogni tanto gioca. Tauwo, non essendo cresciuta in uno zoo, è meno mansueta, di Naji e Fatu, che invece tollerano bene la presenza delle persone e sono in grado di distinguere i diversi guardiani che si prendono cura di loro grazie a un olfatto molto sviluppato. Naji in particolare apprezza molto le coccole dei guardiani: se quello che le sta dando una grattatina si ferma troppo presto, lo incita a continuare guardandolo, come farebbe un cane.

Il futuro dei rinoceronti bianchi settentrionali
All’Ol Peteja, poco lontano dall’area dove Naji e Fatu passano la maggior parte del loro tempo, c’è un memoriale. Vicino a un albero isolato sono state disposte alcune lapidi, ognuna delle quali porta il nome di un rinoceronte: alcuni, come Suni e Sudan, sono morti per cause naturali, ma la maggior parte, meno nota sui giornali, è stata uccisa da persone che volevano ottenere i loro corni. È il caso ad esempio di Ishirini, una rinoceronte nera di 19 anni che fu trovata gravemente ferita e con i corni tagliati, anche se ancora viva, quando era incinta di 12 mesi. Il rinoceronte bianco Max invece aveva solo 6 anni quando fu ucciso; le guardie forestali, per precauzione, gli avevano segato i corni preventivamente, ma questo non è bastato a salvarlo: forse fu ucciso proprio per ripicca.

Il memoriale dei rinoceronti all’Ol Peteja (Jan Husar/SOPA Images via ZUMA Wire, ANSA)

Oggi, come si diceva, i rinoceronti bianchi settentrionali si possono considerare di fatto già estinti. Ci sono tuttavia degli scienziati che sperano di farne nascere altri in futuro. Infatti fin dagli anni Settanta vengono conservati – congelati – campioni di sperma e altri tessuti di rinoceronti bianchi settentrionali. Molti sono custoditi nel Frozen Zoo, parte di un istituto di ricerca di San Diego, in California.

Sia Najin che Fatu, nonostante la vita all’Ol Peteja, non sono riuscite a portare avanti una gravidanza nell’ultimo decennio. Entrambe hanno dei problemi riproduttivi, comuni peraltro a molte altre specie di grandi mammiferi che vivono in cattività. Nell’estate del 2019 però è stato possibile prelevare cinque ovuli da entrambe le rinoceronti, senza che i due animali risentissero dell’operazione necessaria per farlo. Dei dieci ovuli, sette sono stati fecondati con successo con campioni di sperma, e di quei sette tre sono diventati embrioni.

Ora sono conservati a loro volta congelati, ma in futuro gli scienziati sperano di poter far nascere nuovi rinoceronti bianchi settentrionali utilizzando femmine di rinoceronte bianco meridionale come madri surrogate. Se anche dovesse succedere, non è detto che la sottospecie si salverà dall’estinzione ovviamente, perché la variabilità genetica dei nuovi nati potrebbe non essere sufficiente a creare una popolazione sana. Ma per la scienza della conservazione sarebbe comunque un grande risultato. E Naji e Fatu non sarebbero più le ultime rinoceronti bianche settentrionali.

Un gruppo di scienziati osserva l’ecografia di una delle due rinoceronti bianche settentrionali, fatta durante la procedura per ottenere ovuli della sottospecie da fecondare in vitro nel 2019 (EPA/JAN ZWILLING / OL PEJETA CONSERVANCY, ANSA)