Il primo ministro Benjamin Netanyahu il 22 dicembre alla Knesset, il parlamento di Israele (Yonatan Sindel/Pool Photo via AP)
  • Mondo
  • martedì 22 Dicembre 2020

In Israele si voterà ancora

Per la quarta volta in due anni, dopo che martedì sera il Parlamento si è sciolto per non essere riuscito ad approvare la legge di bilancio nei termini previsti

Il primo ministro Benjamin Netanyahu il 22 dicembre alla Knesset, il parlamento di Israele (Yonatan Sindel/Pool Photo via AP)

Il parlamento israeliano, la Knesset, non è riuscito ad approvare la nuova legge di bilancio entro il termine legalmente vincolante della mezzanotte di martedì e di conseguenza si è sciolto: in Israele si tornerà quindi a votare il prossimo 23 marzo, per la quarta volta in due anni. L’attuale governo, sostenuto soprattutto da una coalizione tra Likud – il partito di destra del primo ministro Benjamin Netanyahu – e Blu e Bianco – il partito centrista del ministro della Difesa Benny Gantz – resterà in carica per gli affari correnti fino alle elezioni.

Il governo di Netanyahu e Gantz era nato a maggio dopo l’ennesima elezione da cui non era emersa una chiara maggioranza: Netanyahu era riuscito a convincere Gantz – suo avversario fin dal suo ingresso in politica, circa due anni fa – spiegando che il paese aveva bisogno di un governo stabile per affrontare la pandemia, e promettendo che nel novembre del 2021 si sarebbe fatto da parte per lasciare l’incarico di primo ministro proprio a Gantz.

I rapporti tra Gantz e Netanyahu erano però peggiorati molto rapidamente e già da diverse settimane si parlava di una probabile crisi di governo. Netanyahu «ha fatto capire in modo molto chiaro che non ha intenzione di trattare Gantz come un vero partner di governo», scriveva Haaretz qualche settimana fa, prendendo decisioni in modo autonomo e scontrandosi con Gantz su ogni dossier importante: dalla gestione della pandemia alla fallita invasione della Cisgiordania fino a una legge sull’uguaglianza che doveva servire a bilanciare quella approvata nel 2018 dal governo di destra che definiva Israele come un paese a carattere esclusivamente ebraico. Netanyahu inoltre sta attivamente cercando un modo per garantirsi l’immunità e chiudere il processo per corruzione e truffa, attualmente sospeso per la pandemia, che riprenderà a febbraio.

Negli ultimi giorni Likud e Blu e Bianco erano in trattative per trovare un accordo per la legge di bilancio e provare ad evitare nuove elezioni. Lunedì era fallito un tentativo di approvare una legge che avrebbe esteso fino alla settimana prossima il termine per approvare la legge di bilancio (dando maggior tempo per trovare un accordo) e sono risultati inutili anche gli ultimi negoziati tra Gantz e Netanyahu.

Nonostante la cattiva gestione dell’epidemia da coronavirus, Netanyahu va ancora forte nei sondaggi, mentre la popolarità di Gantz è crollata dopo la decisione di partecipare al governo di coalizione (che ha provocato anche una scissione di Blu e Bianco). Un recentissimo sondaggio di Channel 12 dà Blu e Bianco appena sopra la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. Appena nove mesi fa aveva ottenuto il 26,5 per cento dei voti.

Nelle ultime settimane sono cresciuti moltissimo nei sondaggi due partiti di destra relativamente nuovi: Nuova Speranza, guidato da un ex leader dell’ala radicale del Likud, Gideon Sa’ar, e Yamina, un partito di estrema destra guidato dall’ex ministro della Difesa Naftali Bennett. I sondaggi assegnano loro rispettivamente 18 e 13 seggi, contro i 29 del Likud. Il primo partito non di destra sarebbe Yesh Atid, il partito personale dell’ex giornalista Yair Lapid, con posizioni di centro e centrodestra. Il partito Laburista è dato sotto la soglia di sbarramento, mentre il partito di sinistra laica Meretz dovrebbe raddoppiare i suoi seggi, passando da 3 a 6.

Netanyahu non dovrebbe avere difficoltà a vincere le elezioni e formare una maggioranza di destra: bisognerà capire quali saranno i rapporti di forza fra i partiti che ne faranno parte e quanto saranno disponibili a garantire a Netanyahu l’immunità personale, ormai diventata uno dei suoi principali obiettivi di governo. A meno di sorprese, invece, i partiti di centro e di sinistra – compresa la lista dei quattro principali partiti arabi – saranno confinati all’opposizione.