I movimenti femministi a Buenos Aires, Argentina, 18 novembre 2020 (AP Photo/Victor R. Caivano)
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  • venerdì 11 Dicembre 2020

L’Argentina ha fatto un passo verso la legalizzazione dell’aborto

La Camera ha approvato una proposta di legge che passerà ora all'esame del Senato, nonostante l'opposizione della Chiesa

I movimenti femministi a Buenos Aires, Argentina, 18 novembre 2020 (AP Photo/Victor R. Caivano)

La Camera dei deputati dell’Argentina ha approvato un disegno di legge per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, che in questo momento è ammessa nel paese solo in caso di stupro o se la salute della donna è in pericolo. Hanno votato a favore 131 deputati, hanno votato contro 117 e in 6 si sono astenuti: servivano 129 voti per l’approvazione. Ora la legge passerà all’esame del Senato dove nel 2018, in seconda lettura, prevalse il no. Stavolta, anche grazie all’introduzione di alcune modifiche al testo originario, all’inserimento dell’obiezione di coscienza (punto molto criticato dai movimenti femministi) e al sostegno esplicito del partito al governo, il disegno di legge potrebbe essere approvato definitivamente.

Durante la discussione alla Camera – che è iniziata alle 11 di giovedì 10 dicembre e si è conclusa dopo 19 ore – Mónica Macha, presidente della commissione per le donne, ha definito la seduta “storica”: «Ci sono due tipi di leggi, quelle che vogliono proporre nuove pratiche e altre che regolano pratiche già esistenti. Con l’interruzione volontaria di gravidanza si parla della necessità di una regolamentazione per una pratica millenaria che in uno stato moderno è criminalizzata». Ha poi ricordato che quando una donna ha preso la decisione di abortire, non viene certo trattenuta dal doverlo fare nella clandestinità o nell’illegalità, come mostrano i dati. Si stima che più di 450 mila donne abbiano abortito quest’anno, soprattutto quelle che se lo possono permettere, che ogni anno nel paese ci siano fra i 370 e i 520 mila aborti clandestini, e circa 50 morte di aborto clandestino.

Un deputato, nel suo intervento, ha messo in dubbio la posizione della Chiesa cattolica sull’aborto e l’attiva campagna che conduce da anni contro questo diritto: «Che autorità ha la Chiesa per parlare di due vite quando ha benedetto l’appropriazione e il furto di bambini durante la dittatura?» (durante la dittatura del colonnello Videla centinaia di bambini nati in carcere da ragazze desaparecide furono dati in adozione a famiglie di militari o di funzionari governativi e molte di queste adozioni passarono attraverso l’intervento di prelati e organizzazioni cattoliche).

In molti interventi è stato citato il ruolo dei movimenti femministi che dagli anni Ottanta lottano per l’aborto libero, gratuito e sicuro. È stato ricordato che la legge non impone nulla ma dà la libertà di scegliere, che se la legge passerà il paese «avrà una vergogna in meno e una libertà in più», che «chi si oppone al diritto all’aborto non difende la vita, difende l’aborto clandestino», e che comunque, questa, «non è una questione religiosa ma politica». Sul voto, ciascun partito, indipendentemente dal proprio sostegno o dall’opposizione al governo, si è diviso al suo interno: deputati e deputate hanno votato in base alle loro convinzioni.

Dal tardo pomeriggio di giovedì sono in corso in varie città mobilitazioni di piazza organizzate da Ni Una Menos e da altri movimenti e collettivi femministi a sostegno dell’approvazione della legge. Per le strade di Buenos Aires ci sono migliaia di persone: «La gioia è nostra e la festa è femminista», «In questa lotta, ci siamo tutte», gridano. Nella piazza antistante al palazzo del Congresso erano stati montati degli schermi giganti per seguire in diretta la discussione e la piazza era stata divisa con transenne per separare fisicamente le persone che sostengono la legge e gli antiabortisti, che hanno bandiere argentine con un feto al posto del sole, rosari, bambolotti crocifissi e sciarpe azzurre.

Il nuovo progetto di legge sull’interruzione volontaria della gravidanza (IVE, in spagnolo) è stato presentato a metà novembre dal governo del presidente Alberto Fernández ed è stato accompagnato da un altro per l’assistenza sanitaria e per la cura delle donne che scelgono invece di portare avanti la gravidanza. Il “progetto dei 1000 giorni”, come è stato chiamato, «rafforza le cure integrali della donna durante la gestazione e dei suoi figli durante i primi anni di vita».

La Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito, movimento nato 15 anni fa per lottare insieme ai collettivi femministi per la depenalizzazione e la legalizzazione dell’aborto – e il cui simbolo sono i fazzoletti verdi (pañuelos) – ha accolto in modo favorevole il progetto di legge giudicandolo l’esito di decenni di lotte e mobilitazioni femministe. Negli anni la Campaña ha presentato al Congresso argentino otto proposte di legge, tutte respinte: sia le loro scorse iniziative che quella governativa prevedono la legalizzazione, la depenalizzazione e il riconoscimento del diritto ad un aborto legale, sicuro e gratuito fino alle 14 settimane di gestazione. Si possono superare le 14 settimane in caso di stupro, rischio per la vita o per la salute della donna. Entrambe le proposte inseriscono l’aborto nel programma medico obbligatorio (PMO), quindi come una prestazione medica di base, essenziale e gratuita, colpiscono chi ostacola o nega l’accesso all’aborto e si occupano anche di educazione sessuale.

Ciò che distingue le iniziative del movimento femminista da quella del governo è il tempo che può passare dalla richiesta all’accesso al servizio: 5 giorni nel disegno di legge della Campaña e 10 in quella ora approvata. La proposta del governo prevede inoltre la penalizzazione delle donne e di chi pratica un aborto oltre le 14 settimane se non rientra nelle deroghe previste. Ma la differenza sostanziale è la possibilità dell’obiezione di coscienza. I movimenti hanno detto chiaramente che l’obiezione è «una porta verso il mancato rispetto della legge e un ostacolo all’accesso, come attualmente avviene (…) nei paesi in cui l’aborto è consentito dalle legislazioni, generando ritardi, maltrattamenti, morbilità, mortalità materna e trasferimento del carico di lavoro a chi ne garantisce il diritto lavorando coscienziosamente».

– Leggi anche: L’obiezione di coscienza non è un’obiezione

L’obiezione di coscienza è stata inserita nel testo durante l’esame in commissione insieme ad altre modifiche per facilitare l’approvazione del disegno di legge, pur con questo compromesso al ribasso, al Senato: si prevede la possibilità di obiezione di coscienza individuale, ma di fatto anche di struttura e questo consentirà alle strutture ospedaliere private, spesso religiose, di non rispettare la legge. Ci sarà comunque l’obbligo di garantire il servizio attraverso il trasferimento in una struttura pubblica disponibile, facendosi carico di procedure e costi associati al trasferimento. L’altra modifica ha a che fare con l’accompagnamento e la tutela della privacy per le bambine e le adolescenti tra i 13 e 16 anni che, a seguito di uno stupro, vogliono abortire.

In queste ultime settimane ci sono state diverse manifestazioni di protesta contro il diritto all’aborto che hanno ricevuto il sostegno della Conferenza episcopale locale, la quale ha spiegato che «per la prima volta, in Argentina e in democrazia, potrebbe essere varata una legge che include la morte di una persona per salvarne un’altra». A fine novembre sulla questione era intervenuto direttamente anche il papa con una lettera in cui ringraziava le “mujeres de las villas”, una rete di donne antiabortiste. Le incoraggiava ad «andare avanti» dicendo che «il paese è orgoglioso di avere donne così», ed esortava tutti a porsi due domande. «Per risolvere un problema, è giusto eliminare una vita umana? Ed è giusto assumere un killer?»

In Argentina si può interrompere volontariamente una gravidanza solo nel caso in cui sia dovuta a uno stupro o metta in pericolo la vita della donna. L’ILE, Interrupción Legal del Embarazo, venne introdotta nel 2015 e riprendeva le linee guida stabilite da una sentenza sull’aborto per stupro del 2012 della Corte Suprema (sentenza conosciuta come “FAL”): stabiliva che le donne stuprate potessero interrompere una gravidanza senza autorizzazione giudiziaria e senza essere perseguite penalmente. Nonostante questo, in molte regioni del paese la legge non viene applicata o viene ostacolata in tutti i modi. Le donne che ricorrono all’aborto clandestino, poi, rischiano una condanna e il carcere (un rapporto diffuso nelle ultime ore dice che dal 2019 ci sono stati almeno 852 casi avviati nei tribunali contro donne che hanno abortito).

Nel 2016 una ragazza di 27 anni che aveva avuto un aborto spontaneo era stata condannata a otto anni di carcere per omicidio, dopo che il personale dell’ospedale l’aveva accusata di esserselo indotto. All’inizio dello scorso anno una bambina di 11 anni – rimasta incinta dopo essere stata stuprata dal compagno 65enne della nonna – era stata sottoposta a un parto cesareo d’urgenza dopo che la procedura per un aborto, richiesta da lei e dalla madre, era stata ritardata, e le erano stati iniettati dei corticosteroidi per far crescere il feto. La bambina aveva il diritto di interrompere la gravidanza, ma la legge non era stata applicata. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2017 in Argentina sono nati 2.293 bambini da bambine sotto i 15 anni. Nella maggior parte dei casi si tratta di gravidanze causate da uno stupro.