Paolo Rossi dopo aver segnato contro il Brasile ai Mondiali del 1982 (AP Photo/File)
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  • giovedì 10 Dicembre 2020

È morto Paolo Rossi

Aveva 64 anni ed era uno dei calciatori italiani più famosi di sempre, campione del mondo, miglior marcatore dei Mondiali del 1982 e Pallone d'Oro nello stesso anno

Paolo Rossi dopo aver segnato contro il Brasile ai Mondiali del 1982 (AP Photo/File)

Paolo Rossi, ex calciatore, campione del mondo nel 1982 e terzo Pallone d’Oro nella storia del calcio italiano, è morto nella notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 dicembre a 64 anni. La notizia della morte è stata data dalla moglie, la giornalista Federica Cappelletti. Secondo la Gazzetta dello Sport, aveva un tumore ai polmoni. Nato a Prato nel 1956, Rossi si guadagnò notorietà e affetto dei tifosi italiani in special modo durante i Mondiali in Spagna del 1982 vinti con la Nazionale allenata da Enzo Bearzot. Pochi mesi dopo divenne inoltre il terzo italiano a vincere un Pallone d’Oro, dopo Gianni Rivera e Omar Sivori.

Rossi iniziò a giocare a calcio nella squadra di una piccola frazione di Prato e nel 1972, dopo essersi fatto notare a livello locale, venne comprato dalla Juventus. Restò nelle giovanili della Juventus per due anni, poi andò in prestito per un breve periodo al Como. Nella stagione seguente venne comprato in compartecipazione (metà cartellino di una squadra, metà dell’altra) dal Lanerossi Vicenza: nelle quattro stagioni passate in Veneto si affermò come uno degli attaccanti italiani più forti della sua generazione.

Fu l’allenatore del Lanerossi, Giovanni Battista Fabbri, a cambiargli ruolo per sfruttare meglio le sue caratteristiche. Da ala — praticamente l’unico ruolo in cui venivano fatti giocare i più gracili — venne trasformato in attaccante, ruolo in cui riuscì a sopperire al suo fisico nella media con velocità e abilità nei movimenti senza palla. Segnò una sessantina di gol in poco più di novanta presenze, e nel suo secondo anno il Lanerossi arrivò secondo in campionato. Rossi fu quindi convocato dal commissario tecnico Bearzot per i Mondiali del 1978. Nei mesi successivi l’allora presidente del Vicenza, Giuseppe Farina, dovette sforzarsi per non farlo riprendere dalla Juventus: per la sua cessione chiese 2 miliardi e 600 milioni di lire, somma che creò un certo scalpore nell’opinione pubblica dell’epoca.

Al termine dei quattro anni passati a Vicenza, Rossi si trasferì al Perugia, il cui presidente, Franco D’Attoma, per attutire i 500 milioni a stagione pagati al Lanerossi per il suo prestito biennale, introdusse per la prima volta lo sponsor su una maglia di una squadra di calcio italiana. D’Attoma concesse al pastificio locale “Ponte” un rettangolo di una decina di centimetri di larghezza all’altezza del petto, per cui si fece pagare circa 400 milioni di lire. Rossi restò a Perugia per una stagione soltanto, in cui segnò tredici gol tra campionato e coppe.

Platini, Boniek e Rossi con la Juventus nel 1985 (LaPresse Turin/Archives)

Nel 1980 la carriera di Paolo Rossi si interruppe per due anni a causa dello scandalo del “Totonero”, per il quale non giocò l’Europeo del 1980: venne accusato di aver concordato il pareggio di Avellino-Perugia nella stagione 1979/1980 e fu successivamente squalificato per due anni, ma si dichiarò sempre innocente. Disse di aver incontrato due persone nell’hotel in cui si trovava in ritiro con il Perugia prima della partita contro l’Avellino, ma di averle lasciate subito dopo aver capito le loro intenzioni. Nonostante la squalifica, per volontà del presidente Giampiero Boniperti la Juventus lo acquistò comunque. Rossi si allenò con la squadra per due anni, senza giocare, in vista del ritorno in campo previsto per la fine di aprile del 1982, a pochi mesi dai Mondiali. Il 15 maggio 1981, tuttavia, Rossi si prese un altro mese di squalifica per aver definito il processo sportivo che l’aveva giudicato “una buffonata”.

La commissione d’appello federale accolse il ricorso di Rossi e lo fece tornare in campo alla fine della stagione 1981/82, in tempo per disputare le ultime partite di campionato. Nella sua prima partita dopo la squalifica, Rossi segnò subito contro l’Udinese e poi fece in tempo a giocarne altre due. Il commissario tecnico Enzo Bearzot decise comunque di convocarlo per i Mondiali del 1982, escludendo giocatori apparentemente più in forma come Roberto Pruzzo della Roma, che quell’anno aveva segnato quindici gol, nonostante Rossi non giocasse da due anni. Bearzot si attirò molte critiche, che aumentarono quando Rossi giocò male le prime tre partite. Nella seconda fase del torneo, però, le prestazioni di Rossi cambiarono completamente.

Rossi contro il Brasile (LaPresse/Archivio storico)

Rossi segnò addirittura una tripletta nell’ultima partita della seconda fase a gruppi contro il Brasile, che era favorito, giocava benissimo e aveva un centrocampo formato da campioni come Zico, Falcao e Socrates. L’Italia riuscì a batterlo in una delle partite più belle nella storia dei Mondiali di calcio, e Rossi dopo la partita contro il Brasile divenne noto come Pablito, soprannome che gli era stato dato ai Mondiali del 1978. Rossi segnò ancora due gol nella semifinale contro la Polonia e un gol nella finale di Madrid vinta contro la Germania Ovest. Finì il Mondiale da capocannoniere con sei reti.

– Leggi anche: I gol di Rossi ai Mondiali di Spagna

Dopo tutto quello che successe agli inizi degli anni Ottanta, Rossi continuò a segnare e a vincere con la Juventus e nel 1983 gli fu assegnato il Pallone d’Oro. Si ritirò dal calcio nel 1987, dopo aver giocato un anno per il Milan — dove ritrovò il presidente Giuseppe Farina — e l’ultimo della sua carriera con l’Hellas Verona. Dopodiché fece televisione e recitò in diverse pubblicità. Divenne opinionista nei programmi sportivi tra Rai, Mediaset e Sky, frequentati fino a poco tempo fa. Scrisse due libri: un’autobiografia intitolata Ho fatto piangere il Brasile e 1982. Il mio mitico mondiale realizzato insieme alla seconda moglie Federica Cappelletti. Aveva tre figli: Alessandro, Sofia Elena e Maria Vittoria.

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