(ANSA/FABIO FRUSTACI)

Il voto sul MES

Mercoledì sera il Senato ha approvato la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, dopo che è stato trovato un accordo nella maggioranza di governo

(ANSA/FABIO FRUSTACI)

Aggiornamento: mercoledì sera il Senato ha approvato la proposta di riforma del MES, il Meccanismo europeo di stabilità, comunicata mercoledì alle camere dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Dopo aver ricevuto in giornata l’approvazione da parte della Camera con 314 sì, 239 contrari e 9 astenuti, in Senato la risoluzione presentata dalla maggioranza è stata approvata con 156 sì, 129 no e 4 astenuti.

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Mercoledì, il Parlamento voterà sulle comunicazioni del presidente del Consiglio sulla riforma del MES, un’istituzione europea che ha lo scopo di aiutare i paesi dell’eurozona durante le crisi economiche e che negli ultimi anni è diventata tra le cose più discusse della politica italiana.

Prima la Camera e poi il Senato ascolteranno e voteranno le comunicazioni di Giuseppe Conte sul perché l’Italia sosterrà la riforma e fino a pochi giorni fa sembrava che al Senato il governo avrebbe faticato molto a ottenere la maggioranza dei voti, con conseguenze imprevedibili sulla sua stabilità. I giornali scrivono però che i partiti della maggioranza hanno trovato un nuovo accordo politico, per rassicurare i parlamentari contrari alla riforma (specialmente nel M5S) ed evitare sorprese nel voto di questa sera.

Cos’è il MES, in breve
Il Meccanismo Europeo di Stabilità (noto anche come MES e con l’acronimo del suo nome in inglese, ESM) è un’organizzazione intergovernativa dei paesi che condividono l’euro come moneta, e ha il compito di aiutare quelli che si trovano in difficoltà economica. È una componente molto importante dell’unione monetaria: serve a mettere in comune il denaro di tutti e a utilizzarlo nel caso in cui uno stato membro si trovi in difficoltà, visto che – condividendo la stessa moneta – le difficoltà di un paese possono avere conseguenze anche sugli altri.

Detto molto in sintesi: tutti i paesi dell’eurozona contribuiscono a finanziare il MES e in caso di difficoltà possono chiedere il suo aiuto. In cambio, i paesi che fanno ricorso al MES devono però impegnarsi a riforme che sono spesso molto impopolari e che sono il vero motivo per cui il MES è descritto da molti partiti italiani come uno strumento per imporre riforme drastiche e cessione di sovranità ai paesi più in difficoltà.

– Leggi anche: Cos’è il MES, spiegato bene

Di che riforma si parla
La riforma del MES è in corso di discussione dal 2018 e per buona parte del 2019 fu bloccata dal primo governo Conte, quello sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle. Prevede due cambiamenti sostanziali, di cui in ambito europeo si discute da molto tempo: un Fondo di risoluzione unico per aiutare le banche europee più in difficoltà, finanziato dalle stesse banche europee con una disponibilità da 55 miliardi di euro, e l’obbligo per un paese che chiede aiuto al MES di emettere particolari titoli di stato (i cosiddetti “single limb CAC”) che permetterà ai creditori una “ristrutturazione” del debito – cioè una sua riduzione – tramite un solo voto, invece che con le procedure più complesse delle altre tipologie di titoli di stato.

Questo vuol dire che un paese in difficoltà potrebbe restituire meno di quello che deve ai suoi creditori, che è una cosa buona; ma la cosa meno buona – e temuta – è che i creditori, sapendo di questa possibilità, finiscano per chiedere interessi più alti ai paesi che percepiscono più a rischio, come l’Italia.

Al momento però l’ipotesi di una nuova crisi delle banche è considerata molto remota, e tutti i paesi dell’Unione Europea si sono detti favorevoli alla riforma del MES, anche quelli che in passato erano ricorsi alle sue linee di credito.

Chi decide la riforma del MES e su cosa vota il Parlamento
La riforma del MES sarà discussa durante il Consiglio Europeo – cioè l’organo dell’Unione Europea che comprende i 27 capi di stato e di governo – previsto per il 10 dicembre e durante il Vertice euro, cioè dei paesi che fanno parte dell’eurozona, dell’11 dicembre. Al Consiglio Europeo, l’Italia dovrà presentarsi con la sua decisione sulla riforma, che il governo italiano intende approvare: se le istituzioni europee approveranno la riforma, i Parlamenti dei diversi paesi coinvolti la dovranno poi approvare a loro volta.

Con il voto di mercoledì, il Parlamento si limiterà quindi ad approvare o respingere le comunicazioni di Conte, che nel suo intervento spiegherà perché nel prossimo Vertice euro il governo italiano approverà la riforma del MES.

Perché si parla di rischi per il governo
Il voto sul MES non è un voto di fiducia sul governo, che anche se dovesse essere messo in minoranza non avrebbe alcun obbligo di dimettersi. Intorno al voto sul MES, tuttavia, ci sono da tempo grosse tensioni nella maggioranza e il governo avrebbe grosse difficoltà ad andare avanti se con il voto di questa sera dovesse di fatto perdere la maggioranza in Parlamento.

– Leggi anche: Il voto del 9 dicembre sul MES, spiegato

Una parte del Movimento 5 Stelle è storicamente molto scettica sul MES, percepito come uno strumento di intrusione delle istituzioni europee nelle dinamiche nazionali. Il 2 dicembre 58 parlamentari del M5S che appartengono all’ala radicale – 42 deputati e 16 senatori – hanno firmato una lettera in cui motivano la loro opposizione alla riforma, fra cui l’introduzione delle “single limb CAC” e altre critiche più generiche. Le fortissime tensioni interne fra l’ala moderata e quella radicale del partito – su questo e su altri temi – hanno inoltre portato nelle ultime settimane a una scissione del gruppo al Parlamento Europeo. Il governo al Senato può contare su una maggioranza molto risicata e anche il voto di pochi senatori del M5S contro la riforma potrebbe essere decisivo.

I numeri in Senato e l’accordo nella maggioranza
Per essere approvata, la mozione sulla comunicazione di Conte ha bisogno della maggioranza relativa: cioè che i Sì superino i No in entrambe le Camere. Come dall’inizio del secondo governo Conte, il problema sarà la tenuta della maggioranza in Senato, dove attualmente controlla circa 170 senatori su 320. L’opposizione ne conta 149: per respingere una mozione presentata dal governo, insomma, le basterebbe sottrarre alla maggioranza una dozzina di voti.

I giornali avevano parlato di un numero di senatori M5S contrari alla riforma compreso tra 6 e 10, abbastanza per rendere molto incerto l’esito del voto. Potrebbero votare con la maggioranza i tre senatori che appartengono a Cambiamo, il partito del presidente della regione Liguria Giovanni Toti, mentre gli altri partiti di opposizione dovrebbero votare tutti contro la riforma (nonostante anche tra loro sia un tema divisivo).

Per evitare di perdere il voto al Senato, martedì i partiti della maggioranza si sono riuniti per trovare una sorta di compromesso che mettesse tutti d’accordo: e sembra ci siano riusciti. L’accordo trovato – descritto ai giornali come «soddisfacente per tutti i gruppi» – prevede in sintesi l’approvazione della riforma del MES e una linea comune della maggioranza che impegnerà l’Italia a proporre nuove riforme del MES e di altre istituzioni e regole europee che una parte dei parlamentari percepisce come ingiuste.

La senatrice del M5S Barbara Lezzi ha scritto su Facebook che «ho trascorso due intere giornate insieme ad altri 60 parlamentari per mediare le posizioni, per trovare un punto di caduta e per fare in modo di non essere ricordati come coloro che hanno peggiorato uno strumento già pessimo senza aver avuto nulla in cambio a tutela dei cittadini. Grazie a questo lavoro è venuta fuori una risoluzione che non è quella ideale ma, almeno, rivendica il ruolo del Parlamento in sede di ratifica e avverte che non sarà disposto al voto finale se non ci sarà l’avanzamento significativo del resto del pacchetto di riforme (Edis prima di tutto)».

I lavori alla Camera cominceranno in mattinata, mentre al Senato Conte parlerà alle 16:  tra dichiarazioni di voto e repliche di Conte è probabile che si arriverà al voto in serata.