MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA
  • Italia
  • mercoledì 2 Dicembre 2020

Cosa ha detto Speranza sul piano di vaccinazione dell’Italia

I primi vaccini potrebbero arrivare a gennaio, saranno gratuiti e ne sono state opzionate 202 milioni di dosi

MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha spiegato in Senato il piano dell’Italia per la vaccinazione contro il SARS-CoV-2, il coronavirus che causa la malattia COVID-19. La vaccinazione dovrebbe partire da gennaio, anche se al momento nessun vaccino è stato approvato dall’Unione Europea o negli Stati Uniti dall’FDA (la Food and drug administration, ente governativo statunitense che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici).

L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) potrebbe però dare un proprio parere alla Commissione Europea già entro la fine di quest’anno sul vaccino di Pfizer-BioNTech e nella prima metà di gennaio 2021 su quello di Moderna. Il Regno Unito ha intanto approvato oggi l’impiego del vaccino di Pfizer-BioNTech, dopo i risultati promettenti della sua ultima fase (su 3) di test clinici.

Speranza ha detto che il governo non vuole rendere la vaccinazione obbligatoria, anche se l’obiettivo è sensibilizzare la popolazione il più possibile a vaccinarsi per raggiungere una copertura sufficiente per fermare la diffusione del coronavirus.

Secondo quanto riferito dal ministro, l’Italia ha a disposizione opzioni per oltre 202 milioni di dosi di vaccino: il nostro paese ha diritto al 13,46 per cento delle dosi prenotate finora a livello centrale dall’Unione Europea. Alcune prenotazioni riguardano vaccini già esistenti e in fase di autorizzazione, come quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna, e altri ancora in sperimentazione (e che non necessariamente saranno autorizzati).

Le cose da sapere sul coronavirus

Le quote per l’Italia annunciate da Speranza sono:
• 40,38 milioni di dosi da AstraZeneca;
• 53,84 milioni da Johnson&Johnson;
• 40,38 milioni da Sanofi;
• 26,92 milioni da Pfizer-BioNTech;
• 10,8 milioni da Moderna;
• 30,3 milioni da CureVac.

Sarebbero sufficienti a vaccinare tutta la popolazione in Italia e ad avere scorte di riserva, come dice Speranza, solo se tutti fossero approvati, tenendo conto che per alcuni vaccini saranno necessarie due dosi – da somministrare a breve distanza – per ogni individuo.

L’acquisto delle dosi da parte dell’Italia sarà «centralizzato», ha detto Speranza, in modo che il vaccino possa essere somministrato gratuitamente a tutta la popolazione.

Le dosi del vaccino potrebbero però non arrivare tutte nello stesso momento, per questo Speranza ha elencato quali categorie avranno la priorità sulle altre, man mano che le dosi arriveranno. Per primi saranno vaccinati gli operatori sanitari e sociosanitari, circa 1 milione e 400 mila persone, poi i residenti e il personale delle RSA (le residenze per anziani), circa 570 mila persone. A quel punto si procederà per età in ordine decrescente, cominciando da chi ha più di 80 anni (oltre 4 milioni e 400 mila persone), poi la fascia tra i 60 e i 79 anni (più di 13 milioni di persone) e tutta la popolazione affetta da malattie croniche (più di 7 milioni di persone). Dopo queste categorie, sarà vaccinato chi lavora nei «servizi essenziali»: insegnanti, forze dell’ordine e personale delle carceri. Speranza non ha escluso di poter usare scorte di vaccino anche per rispondere a eventuali focolai che si venissero a creare e da contenere.

I vaccini che possono essere conservati tra i 2 e gli 8 °C saranno distribuiti in un magazzino nazionale e in diversi siti territoriali, con l’aiuto delle forze dell’ordine, mentre i vaccini che devono essere conservati a temperature molto più basse saranno distribuiti direttamente dalle aziende fornitrici a 300 punti già individuati sul territorio nazionale.

Tutto il materiale necessario alla vaccinazione, incluso il confezionamento, siringhe, aghi e diluente, sarà assicurato dal commissario straordinario Domenico Arcuri. Speranza stima che il personale medico necessario a tutta la campagna di vaccinazione sarà intorno alle 20mila persone, e potrebbero essere stipulati accordi con il ministero dell’Università e della ricerca per inserire medici che stiano completando ancora le scuole di specializzazione.

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