Una cover di Anohni e i suoi pensieri su Facebook

La cantante ha pubblicato una sua vecchia versione di "I will survive" su YouTube e ha scritto di aver rifiutato 200mila dollari da Facebook, che voleva usarla per una pubblicità

Il 31 ottobre la cantante transgender Anohni ha pubblicato sul suo canale YouTube una sua cover di “I Will Survive”, canzone del 1978 cantata da Gloria Gaynor e scritta da Freddie Perren e Dino Fekaris. La canzone è accompagnata da immagini degli anni Novanta e durante il video si vedono alcune frasi di dedica (tra gli altri ai condannati a morte, alla barriera corallina, ai neri torturati dai poliziotti e ai gay che lottano per le loro vite e la loro dignità). Nella descrizione del video Anohni ha pubblicato invece un testo in cui racconta che alcuni mesi fa Facebook le aveva offerto 200mila dollari per usare la sua versione della canzone in una sua pubblicità, e che lei rifiutò.

Su YouTube, Anohni ha scritto che esiste già dal 2001 una sua registrazione mentre canta “I Will Survive” (una canzone spesso associata alle lotte della comunità LGBT) e che a giugno Facebook la contattò per una pubblicità dell’azienda a favore delle piccole attività commerciali presenti sul sito, colpite dalle restrizioni dovute alla pandemia da coronavirus. Anohni ha scritto: «Sebbene quei soldi mi avrebbero davvero fatto comodo, rifiutai perché non volevo diventare complice di Facebook, che ospita fake news che potrebbero portare alla rielezione di Donald Trump».

Anohni ha spiegato poi (ma senza entrare troppo nei dettagli) che Facebook rispose al suo rifiuto proponendo una donazione dell’azienda a un’organizzazione benefica scelta dalla cantante, e che lei comunque non accettò. Sempre Anohni ha scritto infine che poi, circa un mese dopo l’offerta di Facebook, vide sul social network la pubblicità, con però una diversa versione di “I will survive”. Secondo lei una versione che “imitava” la sua cover di quella canzone. La versione è questa:

Il testo pubblicato da Anohni su YouTube prosegue dicendo «sappiamo tutti che Facebook, Google, Twitter, Amazon e altri sembra stiano distruggendo le nostre vite, le nostre menti, i nostri lavori, le nostre culture e la capacità delle nostre società di governarsi» e invita gli artisti a opporsi e mostrare che «si può vivere senza Instagram, senza Facebook, senza Google e senza Amazon». Il testo finisce così: «Ovviamente YouTube è controllato da Google. Non ho chiuso i miei profili. Ma voglio parlare di queste cose, voglio essere parte della conversazione».