Il semi-sommergibile sequestrato in Galizia lo scorso novembre (Lalo R. Villar/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 19 Ottobre 2020

I sommergibili dei narcos arrivano in Europa

Un tempo usati per viaggi brevi, ora i sommergibili artigianali dei narcotrafficanti colombiani attraversano l'oceano più spesso, come dimostrano gli ultimi sequestri

Il semi-sommergibile sequestrato in Galizia lo scorso novembre (Lalo R. Villar/AFP/Getty Images)

Circa un anno fa, a largo delle coste atlantiche della Galizia, la polizia spagnola intercettò e sequestrò un semi-sommergibile di 21 metri con a bordo 3 tonnellate di cocaina dal valore successivamente stimato in circa 100 milioni di euro. L’equipaggio composto da tre uomini di mezza età — due ecuadoriani, arrestati sulla spiaggia il giorno stesso, e uno spagnolo, catturato cinque giorni dopo — aveva condotto quel sommergibile artigianale lungo una traversata oceanica di oltre 6.000 chilometri partita dal Brasile. Fu il più grande semi-sommergibile sequestrato in Europa ai narcotrafficanti colombiani, ma non il primo e nemmeno l’ultimo.

Nel 2006 la polizia spagnola sequestrò un piccolo semi-sommergibile di dieci metri che trasportava una tonnellata di cocaina, anche in questo caso a largo delle lunghe e frastagliate coste della Galizia, regione in cui negli ultimi quindici anni sono stati trovati i tre sommergibili finora sequestrati in acque europee. L’ultimo, di circa undici metri con oltre una tonnellata di cocaina a bordo, risale alla scorsa estate. Il fatto che due di queste tre imbarcazioni siano state rinvenute soltanto nell’ultimo anno è ritenuto un segnale di come i narcotrafficanti stiano cercando di intensificare i carichi verso l’Europa per alimentarne il mercato, considerato meno saturo di quello americano.

Da decenni i narcos colombiani si servono di sommergibili, costruiti artigianalmente nelle foreste sudamericane. Come mostrato di recente in un articolo del Wall Street Journal, queste imbarcazioni, dal costo stimato in circa 1 milione di dollari, sono grossomodo costituite da due motori turbo diesel, tre serbatoi per il carburante e spazi angusti e nocivi per gli equipaggi, in assenza di bagni e adeguati sistemi di aerazione. Durante la marcia i motori risucchiano l’ossigeno liberando monossido di carbonio; all’interno non si riesce a dormire sia per il rumore che per gli odori, e per le alte temperature si rischia costantemente la disidratazione.

La Guardia costiera statunitense recupera un carico da un sommergibile rintracciato nel Mar dei Caraibi (U.S. Coast Guard via Getty Images)

Oltre al timone non c’è altro che un navigatore satellitare e una radio. Le imbarcazioni sono quasi invisibili dall’acqua e non compaiono nei radar: possono essere localizzate soltanto dall’alto, come è stato fatto in Spagna, talvolta su segnalazione di agenzie straniere. Stando a quelli ritrovati finora, per le traversate atlantiche sono stati usati semi-sommergibili più grandi ed equipaggiati di quelli usati per le tratte più brevi. In origine, infatti, i sommergibili venivano usati quasi esclusivamente tra Colombia e Messico per aumentare la mole dei singoli carichi verso gli Stati Uniti senza incorrere nei rischi del trasporto via terra, dove il traffico è continuo ma diviso in tante piccole quantità di pochi chili ciascuna.

Il prezzo della cocaina e i profitti dei narcotrafficanti variano a seconda della difficoltà di esportazione e riflettono i rischi esistenti in ogni fase del contrabbando: produzione, trasporto e distribuzione. Il trasporto è considerato il passaggio più rischioso, perché le vie percorribili sono limitate e lì si concentrano i maggiori controlli. Per questi motivi un carico transoceanico anche solo di una tonnellata, ma gestito indipendentemente, può essere estremamente redditizio. Finora ne sono stati trovati tre, ma tanti altri potrebbero trovarsi a pochi chilometri dalle coste europee, sui fondali dell’oceano Atlantico: è infatti prassi per i contrabbandieri affondare le imbarcazioni al termine di ogni viaggio.

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