Test per il coronavirus all'Ospedale San Paolo di Milano (ANSA/Mourad Balti Touati)
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  • lunedì 12 Ottobre 2020

Cosa ha detto il CTS su isolamento e tamponi

Perché il Comitato tecnico scientifico consiglia di ridurre l'isolamento a 10 giorni e di eliminare il doppio tampone per accertare la fine di un'infezione da coronavirus

Test per il coronavirus all'Ospedale San Paolo di Milano (ANSA/Mourad Balti Touati)

Il Comitato tecnico scientifico (CTS) ha consigliato al governo di ridurre i tempi di isolamento a 10 giorni e di utilizzare un solo tampone per accertare il superamento di un’infezione da coronavirus, annullando quindi la necessità di effettuarne un secondo almeno 24 ore dopo il primo. Questa soluzione, che dovrebbe essere adottata contestualmente alle norme del prossimo decreto del governo, dovrebbe consentire di ridurre il carico di lavoro dei laboratori che analizzano i tamponi (test molecolare), rendendo possibile una maggiore capacità per diagnosticare i nuovi casi.

Fino al consiglio del CST, l’Italia era tra i pochi paesi a richiedere ancora che ci fossero due tamponi negativi – eseguiti a distanza di almeno un giorno – prima di dichiarare la fine dell’isolamento per un individuo risultato positivo al coronavirus. Il doppio test consentiva di ridurre il rischio di interrompere l’isolamento nel caso di un falso negativo, ma con il passare del tempo aveva portato a diverse storture, perché in alcune persone il coronavirus viene rilevato dal test molecolare anche per settimane, e anche se non sono più contagiose.

Le nuove regole proposte dal CTS interessano sia gli individui che sviluppano sintomi, sia quelli che non si ammalano e sono quindi “asintomatici”.

Caso positivo con sintomi
La diagnosi di COVID-19 deve essere confermata attraverso un test molecolare (tampone). In caso di esito positivo, la persona interessata deve rimanere in isolamento almeno 10 giorni, mostrando negli ultimi 3 di non avere più sintomi. Deve poi essere sottoposta a un solo tampone per certificare la negativizzazione alla fine del periodo di isolamento.

Le cose da sapere sul coronavirus

Caso positivo asintomatico
La diagnosi di COVID-19 viene confermata tramite tampone. In caso positivo, l’isolamento deve durare 10 giorni e prevede al suo termine un tampone per accertare la negativizzazione.

Caso positivo asintomatico che non si negativizza
Se un caso asintomatico risulta positivo al tampone effettuato al decimo giorno di isolamento, è previsto che rimanga in quello stato ed effettui un altro tampone al 17esimo giorno. Al 21esimo giorno l’isolamento si interrompe in qualsiasi circostanza, perché dagli studi effettuati finora non sono emersi casi in cui il coronavirus riesca ancora a replicarsi dopo un periodo di tempo così lungo.

Contatti stretti
I contatti stretti devono rimanere in isolamento fiduciario 10 giorni e devono effettuare un tampone per il test molecolare o per il test rapido antigenico.

Cosa dice l’OMS
Le nuove regole consigliate dal CTS riprendono le linee guida che l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva diffuso alla fine dello scorso maggio, in modifica alle sue precedenti raccomandazioni. Dalle segnalazioni di diversi paesi era infatti emerso che la regola del doppio tampone negativo influiva pesantemente sulla capacità dei laboratori di diagnosticare nuovi casi, ingolfando il sistema.

Un’infezione da coronavirus (SARS-CoV-2) viene confermata dalla presenza del suo materiale genetico (RNA) in un campione di muco e saliva, prelevato dal sospetto positivo attraverso un tampone che viene inserito in profondità nel setto nasale. Un test con esito positivo, e quindi con presenza di RNA virale, non implica però che l’individuo sia contagioso e che possa trasmettere il coronavirus ad altre persone.

Ci sono diversi fattori che influiscono sul rischio di trasmissione: dalla capacità del virus di replicarsi ancora nell’individuo che ha infettato, alla presenza di sintomi che possono contribuire alla diffusione di goccioline di saliva infette, come una tosse persistente. Dalle ricerche svolte finora è emerso che in media un positivo inizia a produrre anticorpi neutralizzanti tra il quinto e il decimo giorno dal momento dell’infezione. La presenza di questi anticorpi riduce ulteriormente il rischio di trasmettere il virus.

Negli individui che si ammalano di COVID-19, il materiale genetico del coronavirus può essere rilevato con un test molecolare anche dopo la fine dei sintomi, ma secondo le ricerche condotte finora la concentrazione e la qualità sono tali da non rendere il coronavirus in grado di continuare a replicarsi. Il test è piuttosto sensibile e indica la presenza di materiale genetico del coronavirus, che l’organismo non ha ancora completamente eliminato.

Un’infezione da coronavirus raccontata coi grafici