Harvey J. Alter (NIH History Office via Flickr), Michael Houghton (University of Alberta), Charles M. Rice (PNAS)

Il Nobel per la Medicina a Harvey J. Alter, Michael Houghton e Charles M. Rice

"Per la loro scoperta del virus che causa l'epatite C", grazie alla quale è stato possibile salvare milioni di vite

Harvey J. Alter (NIH History Office via Flickr), Michael Houghton (University of Alberta), Charles M. Rice (PNAS)

Il premio Nobel per la Medicina 2020 è stato assegnato a Harvey J. Alter, Michael Houghton e Charles M. Rice “per la loro scoperta del virus che causa l’epatite C”. Le loro ricerche resero possibile l’identificazione di una delle cause dell’epatite – una grave infiammazione del fegato – dopo che in precedenza erano già stati identificati i virus responsabili dell’epatite virale A e B. Fu grazie alla scoperta del virus dell’epatite C che fu possibile scoprire la causa di buona parte delle epatiti croniche, rendendo poi disponibili farmaci per trattarle salvando la vita a milioni di persone in tutto il mondo.

Fegato ed epatite
Il fegato è una delle ghiandole più importanti e la più grande del nostro organismo: ha un ruolo fondamentale nel metabolismo e nella pulizia del sangue, oltre a produrre la bile, una sostanza molto importante nei processi digestivi. Diverse cause possono comportare un’infiammazione del fegato, come l’abuso di alcol, ma tra le cause principali delle epatiti ci sono alcune infezioni virali.

Virus
Circa 80 anni fa si iniziò a capire che le epatiti potevano essere lievi, causate da acqua e cibo contaminati, oppure molto più serie e solitamente trasmesse attraverso il sangue e altri liquidi corporei. Queste infiammazioni più gravi, che possono portare a tumori e cirrosi (una degradazione progressiva dei tessuti del fegato), sono spesso insidiose perché non comportano subito sintomi rilevanti, che diventano evidenti solo quando si sviluppano complicazioni. Le epatiti di questo tipo hanno un alto tasso di letalità e si stima che causino oltre un milione di morti ogni anno nel mondo.

Negli anni Sessanta si scoprì che una forma di epatite trasmessa col sangue era di originale virale, e divenne poi nota come epatite B. La scoperta valse un Nobel a Baruch Blumberg nel 1976 e aprì la strada ad altre ricerche per comprendere meglio le cause dell’epatite.

Le scoperte dei tre nuovi Nobel
Studiando i casi di pazienti che avevano ricevuto trasfusioni di sangue negli Stati Uniti, Harvey J. Alter si rese conto che qualcosa non tornava: i test contro l’epatite B condotti sul sangue dei donatori avevano ridotto le epatiti di questo tipo, ma non in modo significativo. Molti pazienti continuavano a sviluppare forme gravi di epatite senza che ne fosse nota la causa. Nei test di laboratorio, il loro sangue infettava quello delle scimmie, a ulteriore dimostrazione che ci fosse un agente infettivo ancora sconosciuto coinvolto nella diffusione della malattia.

Alter arrivò a segnalare che questo agente infettivo sconosciuto avesse caratteristiche paragonabili a quelle di un virus. In assenza di ulteriori evidenze, la malattia fu definita “epatite non-A, non-B”. Il lavoro di Alter rese evidente la necessità di identificare il prima possibile il virus che causava quella forma di epatite. Ma nonostante tutti gli sforzi portati avanti per quasi un decennio, con le strumentazioni dell’epoca fu impossibile isolare il virus.

Michael Houghton, all’epoca dipendente dell’azienda farmaceutica Chiron, fu il primo in grado di isolare il nuovo virus, analizzando il materiale genetico presente nel sangue delle persone infette. Scoprì che il virus faceva parte della famiglia dei Flavivirus e gli diede il nome Hepatitis C virus (HCV). Charles M. Rice insieme ai suoi collaboratori analizzò le caratteristiche del nuovo virus e soprattutto diede la dimostrazione definitiva sul fatto che da solo potesse causare le epatiti dovute alle trasfusioni, con sangue che evidentemente era infetto.

Grafica tradotta e adattata da Nobelprize.org

Test e terapie
La scoperta dei tre premiati oggi con il Nobel per la Medicina ha reso possibile lo sviluppo di test che vengono svolti sul sangue, in modo da evitare che sia utilizzato sangue infetto per le trasfusioni. Conoscendo le caratteristiche del virus è stato inoltre possibile sviluppare farmaci che impediscono la replicazione virale, evitando che chi risulta positivo sviluppi un’infezione che potrebbe danneggiare le funzionalità del fegato. Le autorità sanitarie internazionali confidano che grazie alla diffusione sempre più capillare dei test, e alla disponibilità di un trattamento efficace contro la malattia, si possa in futuro eradicare l’epatite C, riducendo sensibilmente il numero di decessi che viene registrato ogni anno a causa di questa infezione virale.

Harvey J. Alter è nato nel 1935 a New York e lavora per i National Institutes of Health, una delle più importanti istituzioni pubbliche di ricerca in campo medico negli Stati Uniti.
Michael Houfhton è nato nel Regno Unito negli anni Cinquanta e, dopo la sua esperienza in Chiron in California, si è trasferito in Canada lavorando presso l’Università dell’Alberta.
Charles M. Rice è nato nel 1952 a Sacramento, in California, ed è uno dei più grandi esperti di epatite C: dal 2001 al 2018 è stato Direttore scientifico del Centro per lo studio dell’epatite C presso la Rockefeller University, a New York, con la quale collabora tuttora.