La ricostruzione di una nave vichinga al Museo delle navi vichinghe di Roksilde, in Danimarca. (Wikimedia)
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  • sabato 26 Settembre 2020

Forse i vichinghi non erano biondi, o del tutto scandinavi

Un nuovo studio basato sul DNA ha rivelato parecchie cose che ancora non si sapevano sulle loro origini

La ricostruzione di una nave vichinga al Museo delle navi vichinghe di Roksilde, in Danimarca. (Wikimedia)

I risultati della più grande analisi di sempre sul DNA di resti vichinghi sono stati pubblicati in un ampio studio uscito questa settimana sulla rivista scientifica Nature. Le conclusioni delle indagini danno parecchie notizie rilevanti sia sulle caratteristiche genetiche dei vichinghi sia sulle loro abitudini migratorie, rivelando che si trattava di una popolazione molto più diversificata rispetto a quella che abbiamo immaginato finora. Secondo il professor Eske Willerslev, il noto genetista che è direttore del Centro di Geogenetica dell’Università di Copenaghen e membro del St. John’s College dell’Università di Cambridge, i libri di storia «dovranno essere aggiornati» perché le conclusioni della ricerca «cambieranno la percezione di chi era veramente un vichingo».

La parola “vichingo” deriva dal termine scandinavo “vikingr”, che significa “pirata”. E in effetti, da quanto era stato ricostruito fino a oggi, i vichinghi erano guerrieri ed esploratori provenienti dalla Scandinavia che si erano fatti conoscere principalmente nel periodo tra l’anno 800 e il 1050, il cosiddetto “periodo vichingo”. Anche nell’immaginario collettivo si è sempre pensato che i vichinghi provenissero esclusivamente dalla Scandinavia e che pertanto avessero i tratti tipici delle popolazioni di quei territori.

I ricercatori, invece, hanno sottolineato che dal punto di vista strettamente genetico non si sapeva chi fossero i vichinghi. Secondo quanto ha raccontato Willerslev, che è primo autore dello studio, dall’analisi genetica dei resti è emerso «in maniera piuttosto chiara» che i vichinghi non erano un gruppo omogeneo di persone, ma anzi molti di loro erano «individui misti» e non avevano necessariamente i capelli biondi né avevano radici soltanto scandinave.

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Lo studio è stato condotto da numerosi ricercatori dell’Università di Cambridge (Inghilterra) e dell’Università di Copenaghen (Danimarca) e le analisi sono state effettuate sia nel Regno Unito, sia in altri paesi. In oltre sei anni di ricerche sono stati analizzati i resti di 442 vichinghi, per lo più maschi adulti, ma anche donne, ragazzi e bambini, rinvenuti in diverse parti del nord Europa. In particolare, le indagini hanno riguardato i denti e parte dell’osso temporale degli scheletri, che sono stati trovati in cimiteri vichinghi e diversi siti funerari, come quello di Orkney, in Scozia.

Uno dei risultati più sorprendenti della ricerca è che nel DNA dei resti analizzati ci sono tratti genetici di popolazioni indigene della Scandinavia (Sami) ma anche di popolazioni dell’Europa meridionale e dell’Asia: una cosa che, come ha spiegato un altro co-autore dello studio, Martin Sikora, «non era mai stata contemplata prima» – se non attraverso ricostruzioni letterarie come quella del «vichingo nero», una figura storica realmente esistita di cui però non si sono mai avute informazioni certe.

I ricercatori hanno stimato che ancora oggi il materiale genetico vichingo sia presente in circa il 6 per cento degli inglesi e nel 10 per cento dei danesi. Secondo Fernando Racimo, ricercatore all’Università di Copenaghen che ha partecipato allo studio, queste informazioni potrebbero consentire di approfondire ulteriormente la selezione e i cambiamenti avvenuti prima, durante e dopo gli spostamenti dei vichinghi in Europa.

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Oltre a far luce sulle caratteristiche fisiche dei vichinghi, l’analisi del DNA ha dato notizie interessanti anche sulle loro “incursioni”. I vichinghi, infatti, erano noti soprattutto per le loro spedizioni via mare. Spesso razziavano villaggi e monasteri, ma scambiavano anche beni, come pelle, grasso di balena e zanne. Attraverso l’analisi genetica è stato osservato che alcune popolazioni di vichinghi si erano spostate verso Irlanda, Scozia, Islanda e Groenlandia a partire dalle terre dell’attuale Norvegia, mentre altre migrarono dagli attuali territori danesi verso l’Inghilterra, e altre ancora dall’attuale Svezia verso i territori baltici.

L’indagine condotta sui resti di quattro scheletri ritrovati all’interno di una barca funeraria in Estonia, risultati essere fratelli, hanno permesso ai ricercatori di capire che nella maggior parte dei casi le spedizioni dei vichinghi venivano condotte da membri della stessa famiglia. In altri casi, il corredo genetico simile riscontrato ha permesso ai ricercatori di concludere che le spedizioni venivano portate avanti da persone che provenivano dallo stesso villaggio o gruppo di persone.

Grazie all’analisi sui resti funerari di alcuni scheletri rinvenuti nel nord della Scozia, è stato anche possibile ricostruire qualcosa in più sulla popolazione dei pitti, che nella tarda Età del bronzo vivevano nella zona dell’attuale Scozia nord-orientale. Alcuni di loro, trovati sepolti con le consuetudini tipiche dei vichinghi, avevano assunto le abitudini delle popolazioni vichinghe senza tuttavia averne il patrimonio genetico.