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Con questi cosi anche le donne possono fare pipì in piedi

Cioè con questi coni: ne abbiamo provati quattro, riutilizzabili e non, per capire se possono essere davvero utili

(Il Post)

A molte donne e bambine è capitato di invidiare compagni di viaggio maschi che, lungo strade senza stazioni di servizio all’orizzonte o sentieri di montagna esposti a sole e vento, non avevano alcuna difficoltà ad allontanarsi un po’ e fare pipì in assenza di un bagno. Per le donne, o meglio per chi ha un apparato urinario femminile, può essere complicato, anche quando un bagno c’è: alcuni bagni pubblici sono molto sporchi, affollati o scomodi, e fare pipì all’aperto può essere poco praticabile, volendo evitare di svestirsi per ragioni di privacy o per le condizioni meteorologiche. Per le bambine poi usare le cosiddette “toilette alla turca” senza sporcarsi può essere difficile. Per risolvere questi problemi, sono stati inventati i coni per urinare in piedi anche se non si ha un pene.

Oggetti del genere esistono da moltissimo tempo: nella collezione del Science Museum di Londra per esempio ce n’è uno in vetro che probabilmente risale al Diciottesimo secolo, e nel 1922 negli Stati Uniti una donna di nome Lacy Edyth ne brevettò uno usa e getta. Negli ultimi anni questi prodotti si sono diffusi molto tra gli uomini transgender e le persone che per qualche motivo faticano a piegarsi o sedersi, ma le aziende che li producono hanno cominciato a pubblicizzarli anche a un pubblico femminile più vasto.

Approfittando della lontananza dal bagno di casa propria e di quelle occasioni un po’ “spartane” che capitano spesso quando si è in vacanza, alcune redattrici del Post hanno provato quattro coni che si possono acquistare in Italia: due usa e getta, Pì-kono e Alia Cone, e due riutilizzabili, quello in plastica rigida di Shewee e quello in silicone di Unigear. In generale, quelli riutilizzabili sono l’opzione meno inquinante: dopo ogni utilizzo vanno lavati semplicemente con acqua e sapone e, se non si ha un lavandino a disposizione, si possono sciacquare al volo con una bottiglietta d’acqua e rimettere in un’apposita custodia in attesa di avere accesso a un bagno. I coni usa e getta invece sono più indicati per quelle situazioni un po’ estreme in cui si sa già che non si incontreranno acqua e sapone per molto tempo e si preferisce usarne uno nuovo ogni volta e poi buttarlo.

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Shewee
Shewee fu fondata dalla designer Samantha Fountain nel 1999: l’intento iniziale era vendere coni alle frequentatrici di festival, concerti e discoteche, ma col tempo ebbe molto successo anche tra donne che fanno sport all’aria aperta o che viaggiano spesso in macchina. Il cono di Shewee è composto di due pezzi: un cono vero e proprio di plastica rigida e una specie di prolunga in plastica flessibile che può servire in quelle situazioni all’aperto in cui ci si vuole assicurare che il getto si allontani il più possibile dai piedi di chi lo usa, o in cui gli si vuole dare una direzione ben precisa. Ha anche una custodia rigida delle dimensioni di un porta occhiali, per non tenere i due pezzi sciolti nella borsa.

Shewee (Il Post)

Una delle redattrici che l’ha usato ha detto che all’inizio temeva che si sarebbe sporcata perché la parte più aperta dell’imbuto sembra molto stretta e la sensazione che si ha quando lo si appoggia alla vulva è che possa avere delle perdite. Ha però dovuto ricredersi dopo averlo usato perché, se lo si tiene ben aderente al corpo, funziona perfettamente. Inoltre, essendo rigido e poco ingombrante, lo si può tenere fermo tra le cosce senza doverlo reggere con la mano: una cosa che con gli altri modelli non si riesce a fare e che può tornare utile quando si vuole strappare un pezzo di carta igienica ― no, una mano sola non basta ― o tirare fuori un fazzoletto dalla borsa dopo aver finito.

Leggendo le recensioni di Amazon (dove si può acquistare per 12,30 euro) si scopre che Shewee è usato con grande soddisfazione anche da diverse bambine dai 6 anni in su che, essendo di piccola statura, nei bagni pubblici si trovano spesso a dover fare strane acrobazie con l’aiuto dei genitori: molti utenti scrivono che le figlie hanno imparato in fretta a usarlo da sole.

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Unigear
Unigear è un marchio che vende prodotti per il campeggio e per gli sport all’aria aperta. Il suo cono è fatto di silicone, cosa che lo rende flessibile e adattabile a corpi diversi e più delicato quando lo si usa rispetto al Shewee, che è di plastica rigida. Ha una sua custodia inclusa nella confezione, ma volendo lo si può piegare su se stesso e farlo stare in un contenitore anche più piccolo. Un limite che è emerso dai nostri test è che, non avendo una prolunga come il Shewee, il getto rimane molto vicino al corpo: diciamo che se lo usate all’aperto dovete stare molto attente alle vostre scarpe e potreste trovarvi a dover schivare qualche schizzo.

(Il Post)

Su Amazon il cono di Unigear costa 14 euro, è c’è in due colori: rosa e viola.

Alia cone e Pì-kono
Alia è un’azienda della provincia di Padova che fa anche coppette mestruali e altri prodotti per l’igiene e il benessere femminile: i suoi coni usa e getta si trovano online in confezioni di cartone da sei (8 euro), da diciotto (15 euro) e da trenta (24 euro). Pì-kono invece ha sede a Vicenza: inizialmente vendeva solo coni, ma ora fa a sua volta anche coppette mestruali. Dieci coni di Pì-kono costano 13 euro, cinquanta si trovano a 35

(Il Post)

Entrambi i modelli sono fatti di cartoncino idrorepellente e sterilizzati, quindi vanno portati in giro all’interno delle rispettive confezioni e aperti solo al momento dell’uso. Tra i due abbiamo apprezzato di più i coni di Alia perché sono piegati per il lato corto e questo li rende meno ingombranti di quelli di Pì-kono, piegati per il lato lungo. In più quelli di Alia hanno un aspetto più sobrio, forse più adatto alle donne che preferiscono non far sapere a tutti le proprie intenzioni quando li tirano fuori da una borsa.

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