Una canzone dei Porches

Qualcosa di buono rimane, quando si disfa una coppia celebrata pure su Vogue come la più cool della musica recente

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera.
Al numero uno nella classifica
dei dischi più venduti nel Regno Unito c’è un disco dei Rolling Stones del 1973, Goats head soup, uscito da poco in una ristampa speciale.
Elton John – che suona il piano – e gli U2 hanno fatto una cover di Get it on dei T. Rex, per una raccolta celebrativa dei T. Rex e di Marc Bolan che ne era il cantante.
È morto Toots Hibbert, di Toots and the Maytals, che era una specie di monumento del reggae e della sua diffusione nel mondo.

Patience
È una di tre canzoni nuove che avevo sbrigativamente segnalato ad aprile, perché promettevano bene: in effetti anche le altre due hanno guadagnato poi nobiltà di protagonismo nella newsletter. È vero che per decidere se un disco è bello ci vuole tempo, di solito – almeno per me, che ho imparato dai miei entusiasmi effimeri -, ma con una canzone è più facile capirlo alla prima. Io ho diversi ricordi della prima volta che ho ascoltato questa o quella canzone e ho detto “wow” (non so perché, ora mi viene in mente quando uscì dall’autoradio Digging your scene dei Blow Monkeys, nel 1986, ero in piazza Vittorio Emanuele a Pisa, che ancora si girava con la macchina).

Ma torniamo ai più notturni suoni di questa canzone dei Porches, che sarebbero una band di Pleasantiville, New York, nata nel 2010 (Pleasantville ha anche una ricca storia, ma non c’entra col film) ma di fatto è il cantautore Aaron Maine che si è dato questo nome. Ha fatto quattro dischi e l’ultimo questa primavera, breve, un po’ più sintetico e con esteso uso di auto-tune sulla sua voce (e con la partecipazione di Dev Hynes, musicista molto stimato soprattutto sotto il nome di Blood Orange). E che parla molto di amori finiti male, o di un amore finito male (nel suo caso con Okay Kaya, nientemeno, di cui parlammo qui).
And I scream all day, you scream all night
I don’t think anything is fine
But I want you to know
That I’ve been thinkin’ about you now

Tutto il disco è riuscito mezzo e mezzo, ma Patience ha una bella strofa dolce e lamentosa su cui entra un più robusto passaggio strumentale che diventa il tema principale della canzone. Certo, alla botta sentimentale che ha preso lui cercate di non pensarci.

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