(ANSA/CLAUDIO PERI)
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  • venerdì 14 Agosto 2020

Cosa succede con i test per chi arriva dall’estero

Alcune regioni si stanno organizzando in modo autonomo per gestire l'obbligo del test per chi arriva in Italia da Croazia, Grecia, Malta e Spagna

(ANSA/CLAUDIO PERI)

Giovedì il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza che impone «test molecolare o antigenico, da effettuarsi con tampone» per chi arriva in Italia da Croazia, Grecia, Malta e Spagna. L’ordinanza del ministro era arrivata dopo che alcune regioni avevano deciso autonomamente di emetterne di analoghe visto il recente aumento di persone positive al coronavirus di ritorno dalle vacanze in questi paesi.

Nell’ordinanza sono previste due alternative per chi ha soggiornato nei paesi interessati nei 14 giorni precedenti al proprio arrivo in Italia: dimostrare di essersi sottoposto, nelle 72 ore antecedenti all’ingresso in Italia, a un test molecolare o antigenico, fatto con tampone e risultato negativo; oppure sottoporsi a un test al momento dell’arrivo (in aeroporto, porto o luogo di confine) o entro 48 ore dall’ingresso in Italia, attraverso l’azienda sanitaria locale di riferimento. In questo caso l’ordinanza specifica che in attesa del test le persone sono sottoposte all’isolamento fiduciario nella propria abitazione.

Secondo una stima di Fiavet, la Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo, citata da La Stampa, sono circa 10mila gli italiani che dovranno fare i test al ritorno dalle vacanze in Spagna, Grecia, Croazia e Malta. Un numero considerevole di persone da testare che si va ad aggiungere ai tamponi che vengono effettuati quotidianamente per monitorare i nuovi contagi, i loro contatti o verificare se i contagiati siano o meno diventati negativi.

Vista la difficoltà di una soluzione unica al problema di fare i test all’arrivo in porti e aeroporti, in attesa che siano distribuiti i cosiddetti “test rapidi” – test molecolari che permettono di individuare la positività al coronavirus in pochi minuti, ma che sono ancora in fase sperimentale – alcune regioni hanno comunque deciso di mantenere o emanare delle singole ordinanze o procedure autonome per controllare i turisti in arrivo.

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Giovedì il presidente del Veneto Luca Zaia ha firmato un’ordinanza regionale che prevede che si debbano sottoporre a tampone tutti i “soggetti a rischio particolare” che abbiano soggiornato all’estero – in qualsiasi paese – nei 14 giorni precedenti al proprio arrivo in Italia. L’ordinanza sarà valida fino al 6 settembre e prevede l’obbligo dei tamponi, gratuiti, al rientro in Italia per gli operatori delle Rsa, gli operatori sanitari che sono in servizio presso strutture ospedaliere ed extra-ospedaliere, gli operatori che prestano assistenza domiciliare, i lavoratori stagionali del settore agricolo e tutti i lavoratori che sono andati all’estero per trasferte di lavoro di durata oltre 120 ore. Inoltre dovrà fare il tampone chiunque nei 14 giorni precedenti all’arrivo in Veneto, oltre che dai paesi indicati dall’ordinanza nazionale, provenga da Bulgaria o Romania. I tamponi saranno obbligatori anche per «gli ospiti stranieri e richiedenti asilo dei centri di accoglienza straordinaria».

In Lombardia per organizzare i test la regione ha attivato, già dal 12 agosto, un numero telefonico tramite cui i turisti che dovranno rientrare da Croazia, Grecia, Malta e Spagna nelle prossime settimane possono prenotare il tampone nelle Asl del territorio. Oltre che telefonicamente la prenotazione e l’autosegnalazione si potrà fare anche online sul sito della regione.

Nel Lazio i turisti italiani che arrivano con voli da Croazia, Grecia, Spagna e Malta potranno contattare i numeri telefonici messi a disposizione dalla regione entro 48 ore dallo sbarco e fare il tampone non direttamente all’aeroporto, ma presso la propria Asl di appartenenza. La regione si sta però organizzando per creare un presidio della Asl all’aeroporto di Fiumicino per fare i tamponi direttamente all’arrivo allo scalo.

In Campania un’ordinanza firmata dal presidente Vincenzo De Luca prevede che chiunque rientri in regione dall’estero (quindi non solo da Grecia, Spagna, Croazia e Malta) dovrà segnalare il proprio arrivo 24 ore prima al Dipartimento di prevenzione della propria Asl e sottoporsi al test sierologico o al tampone. In attesa che il test sia effettuato, e che se ne conosca il risultato, il turista di ritorno dovrà rimanere in isolamento domiciliare. L’obbligo vale per chi sia rientrato a partire dal 12 agosto. La segnalazione e i test conseguenti sono soltanto “raccomandati” invece per chi è rientrato nel periodo tra il 29 luglio e l’11 agosto.

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In Emilia-Romagna invece non ci sarà l’isolamento fiduciario per chi arriva da Grecia, Spagna, Croazia e Malta. L’assessore alle politiche per la Salute della regione Raffaele Donini ha spiegato che «i test che verranno fatti all’arrivo dai paesi citati nell’ordinanza del ministro sono da considerarsi come una indagine epidemiologica. Per questo non si prevede l’isolamento fiduciario della persona né per quanto riguarda il periodo di attesa per essere sottoposto a tampone, né per quanto riguarda l’attesa di ricevere l’esito del test». Chi arriva da quei paesi dovrà soltanto informare le autorità sanitarie che poi organizzeranno i test. Per il momento non sarà possibile fare tamponi e test rapidi per il coronavirus ai passeggeri in arrivo all’aeroporto Marconi di Bologna.

Il presidente della Sicilia Nello Musumeci il 12 agosto ha invece firmato un’ordinanza che obbliga tutti i siciliani che dal 14 agosto rientrano da Malta, Grecia e Spagna all’isolamento fiduciario prima di sottoporsi ai tamponi. Inoltre l’ordinanza prevede l’obbligo sul territorio regionale di indossare la mascherina anche all’aperto.