Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MANDEL NGAN / POOL / AFP)
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  • domenica 9 Agosto 2020

L’Arabia Saudita vuole costruire un’arma nucleare?

È un'ipotesi su cui si dibatte da anni e che è al centro di documenti dell'intelligence statunitense circolati nelle ultime settimane, anche per il coinvolgimento della Cina

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MANDEL NGAN / POOL / AFP)

Nelle ultime settimane, ha scritto il New York Times, le agenzie di intelligence statunitensi hanno analizzato con particolare attenzione gli sviluppi del programma nucleare dell’Arabia Saudita, al centro di dibattiti e speculazioni da anni. Secondo fonti di intelligence, il governo saudita avrebbe iniziato una proficua collaborazione con la Cina riguardo, tra le altre cose, la lavorazione dell’uranio in una forma che possa essere poi usata come combustibile per armi nucleari. Per il momento non ci sono certezze sul programma nucleare dell’Arabia Saudita, che il governo saudita sostiene avere solo scopo civili.

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L’Arabia Saudita è parte del Trattato di non proliferazione nucleare firmato nel 1968 da quasi tutti i paesi del mondo. L’accordo vietava ai paesi che non possedevano l’arma atomica – quindi tutti meno nove – di produrne o acquisirne una. In Medio Oriente c’è un solo stato che possiede l’arma atomica, anche se non l’ha mai dichiarata ufficialmente: Israele.

Il governo saudita, che collabora da tempo con l’Argentina per costruire un reattore nucleare e con la Corea del Sud nella progettazione di piccoli reattori commerciali, non ha mai nascosto il suo interesse a sviluppare la sua abilità di arricchire l’uranio, cioè l’elemento usato sia nei reattori che nelle testate nucleari.

In un documento pubblicato lo scorso anno dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, veniva citata anche la collaborazione del governo saudita con la Giordania per la produzione di ossidi di uranio concentrati e purificati, processo intermedio nell’arricchimento dell’uranio, che a sua volta è un passaggio necessario per la costruzione di un’arma atomica. Negli anni Novanta, il regime saudita contribuì inoltre al finanziamento della produzione dell’arma atomica pakistana: non è chiaro ancora oggi se grazie al suo aiuto l’Arabia Saudita si sia assicurata un qualche diritto sulla bomba o sulla tecnologia usata per produrla.

Il presidente statunitense Donald Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a Buenos Aires, 30 novembre 2018 (Daniel Jayo/Getty Images)

Il problema è che diverse strutture individuate dall’intelligence statunitense, e contenute negli ultimi report, non sono mai state dichiarate all’Agenzia internazionale per l’energia atomica, agenzia indipendente che si occupa di impedire l’uso dell’energia atomica per fini militari: «L’agenzia non è contenta dell’Arabia Saudita, che rifiuta di dare informazioni sul programma [nucleare] esistente e sui progetti futuri», ha detto al New York Times Robert Kelley, ex ispettore dell’agenzia.

Una cosa in particolare ha creato parecchia preoccupazione. Secondo funzionari occidentali citati dal Wall Street Journal, l’Arabia Saudita ha costruito in collaborazione con la Cina una struttura per la produzione di ossidi di uranio concentrati e purificati a partire dai minerali estratti. La struttura non è stata dichiarata ufficialmente dal governo saudita, e si trova in un’area scarsamente popolata del nord ovest del paese. Frank Pabian, ex analista di immagini satellitari al Los Alamos National Laboratory in New Mexico, ha sostenuto che il sito citato dal Wall Street Journal potrebbe trovarsi in un’area desertica vicino alla città di Al Ula, dove le immagini satellitari mostrano una struttura compatibile con il procedimento per la produzione di ossidi di uranio, un checkpoint militare e una recinzione molto alta.

Secondo due funzionari citati dal Wall Street Journal, la struttura sarebbe stata costruita con l’aiuto di due società cinesi. Non si conosce il nome delle due società. Negli ultimi anni, però, l’Arabia Saudita ha firmato un memorandum di intesa con la China National Nuclear Corp. con l’obiettivo di esplorare i depositi di uranio nel paese, e un secondo accordo con la China Nuclear Engineering Group Corp. Nel 2012 il governo saudita e quello cinese hanno firmato un accordo di cooperazione sull’uso pacifico dell’energia nucleare.

Gli Stati Uniti, alleati dell’Arabia Saudita, si sono mostrati assai preoccupati per le ultime informazioni disponibili sul programma nucleare saudita.

La scorsa settimana la commissione d’intelligence alla Camera del Congresso statunitense ha richiesto al governo di presentare un rapporto che descriva gli sforzi sauditi riguardo al programma nucleare dal 2015 a oggi. Mercoledì il dipartimento di Stato americano ha risposto a una richiesta del New York Times dicendo che non avrebbe commentato le novità rivelate dall’intelligence; ha però aggiunto che «periodicamente mettiamo in guardia tutti i nostri partner sui pericoli del coinvolgimento con la Cina riguardo a questioni che riguardano l’energia nucleare».

Di recente questi avvertimenti si sono fatti sempre più insistenti, soprattutto a causa della profonda crisi che stanno attraversando Cina e Stati Uniti.

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Molti anni fa il governo americano, ma anche diversi paesi mediorientali, tra cui Israele, iniziarono a temere che i sauditi potessero avviare il processo di costruzione di un’arma nucleare. Le preoccupazioni crebbero durante la presidenza di Barack Obama, quando gli Stati Uniti si allontanarono progressivamente dai loro alleati sauditi e firmarono l’importante accordo sul nucleare iraniano: l’accordo rallentava il processo di produzione di un’arma nucleare da parte dell’Iran, il principale nemico dell’Arabia Saudita, ma non lo bloccava del tutto.

Il presidente cinese Xi Jinping insieme al re saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud a Pechino (Lintao Zhang/Getty Images)

Già allora si pensava che il regime saudita, sentendosi non sufficientemente protetto dagli americani, si sarebbe potuto rivolgere altrove per trovare il modo di fabbricare un’arma nucleare. Nel 2018 il potente principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, disse che l’Arabia Saudita avrebbe continuato a sviluppare o cercare di acquisire armi nucleari se l’Iran avesse proseguito il suo programma militare nucleare.

Per questo, fin dall’inizio della sua presidenza, Donald Trump ha avviato nuovi negoziati con l’Arabia Saudita per una collaborazione sul programma nucleare civile saudita. Da circa un anno, però, i negoziati si sono di fatto interrotti: sembra che i sauditi non abbiano voluto accettare alcune restrizioni richieste dagli Stati Uniti per evitare che le conoscenze acquisite venissero poi usate per produrre un’arma nucleare. «La collaborazione dell’Arabia Saudita con la Cina potrebbe mostrare come i sauditi abbiano lasciato perdere i negoziati con gli Stati Uniti, e si siano rivolti invece alla Cina per la costruzione di infrastrutture da miliardi di dollari necessarie per produrre in autonomia combustile nucleare».

Il ministro dell’Energia saudita ha negato la costruzione di una struttura per la produzione di ossidi di uranio concentrati e purificati nel nord ovest del paese. Non ha mai sostenuto pubblicamente di avere avviato un programma nucleare militare e al momento non si hanno informazioni sull’esistenza di reattori nucleari nel paese, né del raggiungimento della capacità di arricchire l’uranio.