Una riunione plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura (ANSA/PAOLO GIANDOTTI UFFICIO STAMPA QUIRINALE)

La proposta di riforma del Consiglio Superiore della Magistratura

È contenuta in un disegno di legge presentato venerdì dal ministro Bonafede e, nelle sue intenzioni, servirà per superare le «degenerazioni del correntismo»

Una riunione plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura (ANSA/PAOLO GIANDOTTI UFFICIO STAMPA QUIRINALE)

Insieme al “decreto agosto“, venerdì il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge per una legge delega che porti a una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l’organo di autogoverno dei magistrati che decide promozioni, sanzioni disciplinari e trasferimenti. Il disegno di legge è stato presentato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che ha parlato di «una riforma molto importante» che ha «l’obbiettivo di scardinare il sistema che si è venuto a creare a causa delle cosiddette degenerazioni del correntismo», un sistema di spartizione di cariche e posti di potere in base all’appartenenza dei magistrati a diverse correnti, di cui si è molto parlato nell’ultimo anno.

Le novità per il CSM contenute nel disegno di legge sono molte, ma bisogna tenere presente una cosa: dovrà essere discusso e approvato dal parlamento e per questo è possibile che il testo presentato venerdì subisca modifiche sostanziali.

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Il primo punto della riforma riguarda la cancellazione delle correnti all’interno del CSM: la magistratura – che è del tutto autonoma rispetto agli altri poteri dello Stato – è divisa in “correnti” che funzionano in modo non molto diverso dai partiti politici e che anche all’interno del CSM hanno un ruolo importante: alcune sono più centriste, altre più vicine alla sinistra o alla destra. Il testo del disegno di legge dice che «all’interno del Consiglio superiore della magistratura non possono essere costituiti gruppi tra i suoi componenti e ogni membro esercita le proprie funzioni in piena indipendenza ed imparzialità».

La riforma prevede poi una nuova legge elettorale per i componenti eletti del CSM, che torneranno ad essere 30 (20 “togati”, magistrati eletti da altri magistrati, e 10 “laici”, eletti dal parlamento). Bonafede ha spiegato che l’elezione non sarà più a livello nazionale ma che ci saranno 19 collegi uninominali, con un sistema a doppio turno: questo, secondo il ministro, toglierà potere alle correnti nazionali, permettendo che vengano eletti anche magistrati che ne sono estranei ma il cui buon lavoro è riconosciuto a livello locale. La legge elettorale prevede inoltre dei meccanismi per rispettare la parità di genere, sia tra i candidati sia tra gli eletti.

Un’altra novità, di cui si sta già molto discutendo, riguarda invece la formazione delle commissioni su cui si basa il lavoro del CSM e che secondo il nuovo disegno di legge dovranno essere formate per sorteggio (anche in questo caso, per evitare la possibilità che gli incarichi vengano spartiti tra gli appartenenti delle correnti). I magistrati che faranno parte della sezione disciplinare del CSM (che si occupa di decidere sulla correttezza dell’operato di altri magistrati) non potranno fare parte di altre commissioni. Le nomine per gli altri incarichi di vertice nella magistratura, inoltre, dovranno essere fatte «secondo l’ordine temporale con cui i posti si sono resi vacanti»: non si potranno quindi approvare molte nomine contemporaneamente; un sistema che secondo Bonafede favoriva logiche di spartizione tra le correnti.

Per evitare un’eccessiva vicinanza tra politica e magistratura, la riforma prevede che i magistrati che decidono di entrare in politica – in parlamento, come membri del governo o delle giunte regionali – non possano più tornare ad esercitare le loro funzioni di magistrati e che siano «inquadrati in un ruolo autonomo del ministero della Giustizia o di altro ministero». I magistrati che si candidano al parlamento (europeo o nazionale) o per incarichi nei consigli e nelle giunte regionali o nelle provincie autonome, inoltre, non potranno farlo nelle province dove prestano servizio o dove lo hanno fatto nei due anni precedenti. I componenti del CSM scelti dal parlamento, invece, non potranno avere avuto incarichi di governo o nelle giunte regionali nei precedenti due anni.

Il testo presentato da Bonafede è già il risultato di lunghe trattative tra i partiti della maggioranza, ma secondo Repubblica ci sono diversi aspetti su cui la discussione in parlamento sarà probabilmente molto accesa. Tra le altre cose, scrive Repubblica, la corrente di centrosinistra della magistratura Area ha già detto che la riforma «potenzierà gli aspetti meno nobili dei gruppi associativi, inducendoli a scambiare i distretti come figurine» e che il sistema di sorteggio per le commissioni del CSM è «svilente e di incerta legittimità costituzionale».