(AP Photo/Ashwini Bhatia)
  • Scienza
  • mercoledì 29 Luglio 2020

Un vaccino contro il coronavirus funziona nei macachi

Ed è un altro importante progresso per il vaccino sviluppato da Moderna in collaborazione con il governo degli Stati Uniti

(AP Photo/Ashwini Bhatia)

Il vaccino sperimentale contro il coronavirus sviluppato da Moderna, un’azienda di biotecnologie statunitense, ha mostrato di essere efficace in una serie di test condotti su primati non umani, che hanno mostrato di superare più facilmente l’infezione virale. L’esito non assicura che si possa ottenere lo stesso grado di efficacia negli esseri umani, ma secondo diversi ricercatori ed esperti indica comunque un importante progresso nella ricerca di un vaccino per tenere sotto controllo la pandemia.

I dettagli della sperimentazione sono stati da poco pubblicati sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine e, tra i suoi autori, comprende Barney S. Graham, il vicedirettore del Centro per la ricerca dei vaccini presso l’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive, che dipende dal Dipartimento della salute degli Stati Uniti. Il gruppo di ricerca di Graham ha collaborato con i ricercatori di Moderna per sviluppare il vaccino.

La sperimentazione ha interessato 24 esemplari di macaco (Macaca mulatta) suddivisi in tre gruppi: il primo ha ricevuto un basso dosaggio del vaccino, il secondo una dose più alta e il terzo nessun trattamento (era il gruppo di controllo). Ogni macaco vaccinato ha ricevuto una prima dose e dopo un mese una seconda. I ricercatori hanno poi atteso un altro mese prima di infettare gli animali con il coronavirus, tramite inalazione. I macachi non sono molto esposti agli effetti dell’attuale coronavirus e non sviluppano praticamente sintomi, ma sviluppano comunque un’infezione.

Graham e colleghi scrivono che il vaccino non ha evitato l’infezione, ma ha comunque impedito che il coronavirus continuasse a diffondersi nell’organismo dei macachi. Nel complesso, gli esemplari vaccinati hanno mostrato di avere una carica virale inferiore rispetto al gruppo di controllo. I test hanno inoltre evidenziato la capacità del vaccino di indurre una marcata risposta immunitaria, con la produzione di anticorpi neutralizzanti in grado di contrastare il coronavirus. Alcuni di questi risultati sono compatibili con quelli riscontrati finora grazie ai test clinici condotti da Moderna su volontari umani.

L’azienda questa settimana ha avviato le procedure per la fase 3 della sperimentazione, quella che prevede di verificare il funzionamento del vaccino su una maggiore quantità di individui, rispetto alle due fasi precedenti dedicate per lo più a valutare la sicurezza del vaccino. Le dosi saranno somministrate a circa 30mila persone negli Stati Uniti, che saranno poi tenute sotto controllo per valutare se il vaccino abbia contribuito o meno a evitare l’infezione da coronavirus.

A differenza di altri vaccini in fase di sperimentazione che sfruttano parti specifiche del coronavirus per indurre una risposta immunitaria – ma senza che si sviluppi la COVID-19 con i rischi che ne conseguono – il vaccino di Moderna è basato su una forma sintetica del materiale genetico del coronavirus (RNA). Una volta somministrata la dose, il vaccino induce le cellule a produrre una porzione del coronavirus, tale da non causare la malattia, ma sufficiente per indurre una risposta immunitaria da parte del nostro organismo.

Con l’avvio delle nuove sperimentazioni, i ricercatori dovranno valutare l’effettiva capacità del vaccino di suscitare una risposta immunitaria e dovranno poi valutare per quanto tempo il sistema immunitario mantenga memoria della minaccia incontrata, in modo da non farsi più cogliere di sorpresa nel caso di un nuovo attacco. A oggi non è chiaro se e per quanto tempo si mantenga una memoria immunitaria al coronavirus, anche se i primi indizi sembrano lasciare ottimisti i ricercatori sulla possibilità che duri per almeno qualche anno.

Come hanno spiegato al New York Times diversi esperti non coinvolti nella sperimentazione, i risultati ottenuti sui macachi sono incoraggianti, ma non ancora sufficientemente solidi per poter affermare che il vaccino di Moderna sarà un successo negli esseri umani. Anche se non si rivelasse completamente in grado di impedire l’infezione, potrebbe comunque essere di grande utilità nel caso in cui riducesse il rischio di sviluppare forme più gravi di COVID-19, con complicazioni che in alcuni casi si rivelano mortali.