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  • Sabato 11 luglio 2020

La pandemia ha indebolito Papa Francesco?

Non può andare da nessuna parte, non può incontrare i fedeli ed è stretto tra le beghe e i problemi del Vaticano: il Wall Street Journal sostiene che la spinta innovatrice si sia un po' esaurita

(REUTERS/Remo Casilli/Pool)
(REUTERS/Remo Casilli/Pool)

Il vaticanista del Wall Street Journal, Francis Rocca, ha pubblicato un lungo articolo in cui argomenta che la pandemia da coronavirus abbia assai indebolito Papa Francesco: non certo dal punto di vista fisico, dato che nelle scorse settimane è apparso in pubblico molto raramente e circondato soltanto da rari collaboratori, quanto sul piano della sua capacità di influenzare il dibattito pubblico e di applicare le riforme che aveva promesso nei suoi primi anni di papato, sostenuto dall’ala più progressista della Chiesa cattolica.

Per cominciare, diversi osservatori ritengono che Papa Francesco dia il meglio di sé quando può fare qualcosa di concreto: una visita simbolica a Lampedusa, come all’inizio del suo mandato; un ruolo da mediatore nei rapporti fra Cuba e Stati Uniti; una predica di fronte a decine di migliaia di persone, meglio ancora se in un paese particolarmente significativo. Nessuna di queste cose è possibile durante una pandemia. Tutte le visite e gli impegni più rilevanti nell’agenda del Papa, come il prossimo Congresso Eucaristico o la sua visita in Indonesia, sono stati rinviati. Il prossimo Sinodo, cioè l’assemblea mondiale dei vescovi, si terrà soltanto nel 2022.

«Se non riesce a inserirsi nel dibattito pubblico a causa delle restrizioni sui viaggi o sugli eventi pubblici a Roma, la rilevanza di Papa Francesco si riduce», ha detto al Wall Street Journal John Allen, fondatore del sito di news Crux.

Rocca sostiene inoltre che la pandemia abbia costretto Papa Francesco a fare i conti con problemi interni sempre più pressanti: su tutti i guai finanziari del Vaticano e i continui casi di abusi su minori da parte dei membri della Chiesa.

Le restrizioni ai movimenti potrebbero aver peggiorato il deficit annuale del Vaticano, che già nel 2018 era raddoppiato nel giro di un anno, passando da circa 30 a 70 milioni di euro, su un bilancio complessivo di 300 milioni. La riduzione delle entrate ai Musei Vaticani e le difficoltà del mercato immobiliare in Italia – il Vaticano affitta e vende ogni anno moltissime proprietà – renderanno i dati del 2019 e del 2020 ancora più pesanti: a maggio Juan Antonio Guerrero Alves, il capo della Segreteria per l’economia del Vaticano, aveva ipotizzato per il 2020 una contrazione del bilancio di circa il 45 per cento.

Periodicamente riemergono inoltre le accuse di non avere fatto abbastanza contro gli abusi sessuali compiuti da membri della Chiesa. A giugno, per esempio, ha ripreso a lavorare in Vaticano Gustavo Óscar Zanchetta, un vescovo argentino molto vicino a Papa Francesco attualmente sotto processo in Argentina con l’accusa di aver abusato sessualmente di due seminaristi, e che in passato aveva già subito accuse simili.

Le difficoltà di questi mesi confermano l’impressione di alcuni osservatori che la spinta propulsiva dell’elezione di Papa Francesco, che ormai risale a otto anni fa, sembra essersi esaurita. «Anche prima della pandemia», scrive Rocca, «la tendenza progressista del suo mandato, il cui simbolo fu l’apertura ai divorziati e agli omosessuali, sembrava essersi spenta».

Rocca cita il fatto che a febbraio il Papa si sia rifiutato di fare significative aperture sulla compatibilità fra sacerdozio e matrimonio, mentre le altre battaglie combattute dall’ala progressista della Chiesa all’inizio del pontificato – fra cui un maggior ruolo delle donne nelle istituzioni, e una posizione meno rigida sul celibato – sembrano ormai impossibili da vincere, anche per via della costante ostilità dell’ala più conservatrice della Chiesa.

I nemici interni ed esterni di Papa Francesco non si sono mai rassegnati, e anzi stanno già pianificando come imporre la propria agenda nel breve termine: Rocca nota che nelle prossime settimane usciranno ben due libri intitolati Il prossimo Papa, entrambi scritti da eminenti esponenti dell’ala conservatrice.