Margot Robbie alla prima di Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn a Londra, gennaio 2020 (Gareth Cattermole/Getty Images)

Il momento di Margot Robbie

Oggi compie 30 anni e dopo essersi fatta notare in "Wolf of Wall Street" e come Harley Quinn, è riuscita a non farsi ingabbiare negli stessi ruoli

Margot Robbie alla prima di Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn a Londra, gennaio 2020 (Gareth Cattermole/Getty Images)

C’è un prima e un dopo nella carriera e nella vita di Margot Robbie, l’attrice australiana che compie oggi 30 anni, nota tra le altre cose per il ruolo di Harley Quinn, la folle fidanzata di Joker in Suicide Squad: è una scena del film Wolf of Wall Street (2013) dove interpreta la moglie del protagonista, Leonardo DiCaprio. Seduta a terra con un abitino rosa cortissimo, vuole far pagare al marito le sue mancanze: anche se non avete visto il film è difficile che non vi siate imbattuti nell’immagine di Robbie che allontana DiCaprio piantandogli in fronte un altissimo tacco. Fu il momento in cui Margot Robbie smise di essere un’attrice bionda carina e promettente e si inchiodò nel desiderio maschile collettivo, come scrisse Vogue.

Robbie è cresciuta in una fattoria dell’Australia insieme a due fratelli, una sorella e la madre separata. A 16 anni studiava recitazione e faceva tre lavori per mantenersi (in un bar, in un fast food e a fare pulizie), a 17 si spostò a Melbourne per iniziare la carriera da attrice, comparendo in pubblicità e serie tv. Nel 2008, mentre era in Canada a fare snowboard, ricevette l’offerta di recitare in Neighbours, una soap opera australiana di una certa fama, dove trasformò il suo personaggio da secondario a centrale prima di abbandonarlo, nel 2010, per trasferirsi a Hollywood.

Lì venne scelta per il ruolo della protagonista – una bambolina un po’ ingenua – della serie tv Pan Am, dove c’era anche Cristina Ricci, con cui allora divideva l’appartamento. Poi arrivò Martin Scorsese con Wolf of Wall Street: Robbie non si lasciò sfuggire l’occasione della vita e mostrò a tutti non solo la sua avvenenza ma anche il suo valore come attrice. «È la migliore bionda-sexy scoperta da Scorsese dai tempi di Cathy Moriarty in Toro Scatenato», scrisse di lei la critica Sasha Stone. «Robbie è divertente e tosta ed è l’anima di tutte le scene in cui compare». Su BuzzFeed, Anne Helen Petersen l’ha definita, per quel ruolo, «un’arrampicatrice sociale, una pin-up agghindata da parvenue; ricorda Lara Turner e persino Marilyn Monroe».

Da quel momento Robbie ha ricevuto una recensione positiva dietro l’altra, premi e nuove offerte di lavoro: è stata Jane Porter in The Legend of Tarzan (per cui rifiutò la parte di Penelope Lanier in A Bigger Splash di Luca Guadagnino, andata a Dakota Johnson); la protagonista, insieme a Will Smith, di Focus – Niente è come sembra; è diventata Harley Quinn (che interpreta in tutti i film tratti dalla DC Comics) servendosi il meno possibile di una stuntwoman e facendo tutto da sé; una conduttrice di Fox News in Bombshell – La voce dello scandalo, che le ha fatto ottenere una candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista, e Sharon Tate in C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino. Ha anche interpretato sé stessa nel film La grande scommessa, dove spiega i mutui subprime bevendo Dom Perignon invecchiato di 20 anni.

La varietà di ruoli è anche merito di Robbie, che subito dopo Wolf of Wall Street era stata inondata di proposte per parti tutte uguali. Lei le rifiutò, riuscendo a non restare incagliata in un facile ruolo di successo, e rivelando, scrive BuzzFeed, quel che era davvero: «una ragazza che lavorava sodo e che si serviva della sua bellezza solo per fare il grande salto». La sua prestazione era sempre sorprendente – Paul Dini, l’inventore di Harley Quinn, definì la sua interpretazione «perfetta» – e spesso l’aspetto migliore dei film che aveva scelto. Nel 2014 Robbie fondò la sua casa di produzione, la LuckyChap Entertainment: «non volevo dover scegliere un’altra sceneggiatura dov’ero la moglie o la fidanzata, un semplice catalizzatore per una storia tutta maschile», come spiegò a Harper’s Bazaar. Fu così che arrivò la seconda svolta della sua carriera.

La LuckyChap Entertainment iniziò producendo Tonya, il film autobiografico sulla storia della pattinatrice Tonya Harding, interpretata dalla stessa Robbie: appositamente imbruttita e infilata in orrendi abiti anni Novanta, tra cui pantaloni imbottiti per ingrossarle le gambe. Venne candidata al premio Oscar e al Golden Globe come miglior attrice protagonista.

Da allora ha prodotto Birds of Prey, uscito a inizio anno e incentrato sulla figura di Harley Quinn mentre Joker resta sullo sfondo; la serie tv Dollface, distribuita su Hulu, su una ragazza lasciata dal fidanzato che torna a vivere con le amiche; il film Promising Young Woman, con Carey Mulligan in cerca di vendetta dopo uno stupro; il film di Greta Gerwig su Barbie, che deve ancora uscire e che sarà interpretato da Robbie stessa; un adattamento di prossima uscita tratto dal libro Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh, uno dei successi del 2018. La casa di produzione sta lavorando su molti altri progetti che mettono tutti al centro le donne: sia le protagoniste, non stereotipate delle storie, che le registe e le sceneggiatrici che le raccontano.

Negli ultimi anni è cambiato anche il modo in cui Robbie viene rappresentata sulla stampa: i giornali non esaltano più solo la sua bellezza ma raccontano che lavora 13 ore al giorno per far uscire i suoi film. Le fotografie non la ritraggono più in pose sexy e in costume da bagno, ma a mezzobusto e in completo: «voglio che le persone mi vedano come un’attrice: non sono una modella».

Nel 2018 la rivista Variety la definì una dei 10 produttori cinematografici da tenere d’occhio, nel 2019 Vogue le dedicò un profilo dando grande spazio al suo lavoro da regista, accompagnato da un video girato nella sede di LuckyChap Entertainment e lo scorso gennaio Variety le ha dedicato la copertina, definendola “attrice-produttrice” e sostenendo che questo è il suo momento.