Il presidente siriano Bashar al Assad (Alexei Nikolsky, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)
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  • domenica 21 Giugno 2020

Assad ha un nuovo grande problema

Il presidente siriano ha praticamente vinto la guerra contro i ribelli, ma ora deve affrontare una profonda crisi economica e la perdita di uno dei suoi più preziosi alleati

Il presidente siriano Bashar al Assad (Alexei Nikolsky, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

Il presidente siriano Bashar al Assad ha praticamente vinto la guerra iniziata nel 2011 contro i ribelli, ma da qualche tempo sta affrontando alcuni grandi problemi, tra cui una profonda crisi economica che sta avendo conseguenze drammatiche sulla popolazione della Siria: secondo i dati dell’ONU, infatti, circa l’80 per cento della popolazione siriana vive in povertà, quasi 10 milioni di siriani non hanno abbastanza da mangiare e circa la metà ha perso la casa a causa della guerra. Nelle ultime settimane, inoltre, Assad ha dovuto affrontare un altro problema, così grave da mettere seriamente a rischio la stabilità del regime: la rottura con uno dei suoi più preziosi alleati, suo cugino Rami Makhlouf, potentissimo imprenditore e proprietario di diverse grosse e importanti aziende, che ha deciso di denunciare alcune manovre del presidente, criticandolo pubblicamente.

Quello tra Assad e Makhlouf non è uno scontro qualsiasi ai vertici di un regime già indebolito da una lunghissima e violentissima guerra civile: è qualcosa di più profondo, «un complicato affare di famiglia», come lo ha definito il giornalista Ayman Abdel Nour sul sito del think tank statunitense Middle East Institute.

La prima cosa da sapere è che Makhlouf è un personaggio particolare nella Siria di oggi, così come lo fu suo padre nella Siria di Hafez al Assad, ex presidente siriano e padre di Bashar.

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Mohammed Makhlouf, padre di Rami Makhlouf, fu stretto alleato di Hafez fin dagli anni Settanta, cioè da quando iniziò il lungo regno della famiglia Assad in Siria: «La casa di Assad era il braccio politico del regime, mentre quella di Makhlouf divenne il suo pilastro economico». Nel corso degli anni, prima con Mohammed e poi con Rami, la famiglia Makhlouf divenne sempre più centrale in Siria, controllando tra le altre cose grandi società elettriche, petrolifere e del campo delle telecomunicazioni. In moltissime occasioni i regimi degli Assad cercarono aiuto economico dai Makhlouf, che a loro volta sfruttarono l’intero meccanismo per arricchirsi e diventare sempre più potenti.

Mohammed Makhlouf divenne così importante per il regime di Assad che nel 2008 fu obiettivo delle sanzioni del dipartimento del Tesoro statunitense, che congelò tutti i suoi conti negli Stati Uniti per essere «uno dei centri primari di corruzione in Siria». Secondo il governo americano, Makhlouf «aveva costruito il suo impero commerciale sfruttando le sue relazioni con i membri del regime siriano» e «aveva manipolato il sistema giudiziario siriano e usato funzionari dell’intelligence siriana per intimidire i suoi rivali d’affari».

Il ruolo di Makhlouf e di altri ricchi imprenditori siriani legati alla famiglia di Assad è diventato ancora più centrale negli ultimi mesi, con la guerra siriana praticamente conclusa.

Dopo molti anni di combattimenti, le forze fedeli ad Assad – esercito siriano, milizie sciite controllate dall’Iran, soldati e consiglieri russi, miliziani del gruppo libanese Hezbollah – sono riuscite a riconquistare buona parte della Siria, ad eccezione però di tutto il nordest, controllato dai curdi, di una striscia di territorio nel nord, controllata dalla Turchia e da gruppi arabi suoi alleati, e di alcune aree nel nordovest, dove si trovano i gruppi ribelli superstiti dalla guerra, per lo più estremisti islamisti e jihadisti. Nonostante Assad sia uscito vincitore dal conflitto, gli effetti delle violenze e delle devastazioni sulla solidità del regime siriano sono stati enormi.

A causa della profonda crisi economica provocata dalla guerra, ha scritto il giornalista Ben Hubbard sul New York Times, e a causa della crisi finanziaria che ha investito il vicino Libano lo scorso autunno, gli stipendi dei dipendenti statali sono diventati quasi senza valore, e l’inflazione è salita alle stelle. Nel 2011 si poteva comprare un dollaro americano con 50 lire siriane, mentre oggi per un dollaro servono 3.500 lire. La valuta ha perso così tanto valore che nelle ultime settimane diverse persone hanno iniziato a pubblicare sui social network immagini di banconote usate per rollare sigarette.

La situazione è diventata così grave, ha scritto Hubbard, che il regime siriano si è rivolto ai più importanti e ricchi imprenditori del paese, chiedendo loro di aiutare nel pagamento degli stipendi dei funzionari e dei servizi statali. La maggior parte di loro ha risposto positivamente alla richiesta, ma non tutti: il più noto, Rami Makhlouf, si è rifiutato.

Per capire quello che è successo va tenuto a mente che da diversi anni i rapporti tra Makhlouf e Assad non erano più quelli di una volta.

È difficile dire quando iniziarono a rovinarsi. Secondo il giornalista Ayman Abdel Nour, la prime grosse diffidenze emersero nel 2005, quando Makhlouf cercò di aumentare la sua influenza anche al di fuori della sfera economica, idea che non piacque a Bashar al Assad. Dall’anno successivo, inoltre, iniziò a svilupparsi una serie di rivalità tra Makhlouf e Asma al Assad, moglie di Bashar. I due fondarono nello stesso periodo due società finanziarie concorrenti: inizialmente le cose andarono meglio per Makhlouf, che riuscì a sfruttare i ricchi legami professionali creati nel corso degli anni dalla sua famiglia, ma poi Asma ottenne sempre più influenza e profitti, alimentando ancora di più la rivalità con Makhlouf.

Il presidente siriano Bashar al Assad e la moglie Asma (Syrian Presidency Facebook Page via AP, File)

Con il recente rifiuto di aiutare il regime, Makhlouf ha provocato la ritorsione di Assad. Makhlouf ha visto le sue società venire escluse dai contratti statali, e i suoi conti in banca venire congelati. È stato a quel punto che Makhlouf ha iniziato a pubblicare video su Facebook per criticare Assad e denunciare gli arresti arbitrari di propri dipendenti.

Diversi analisti hanno sottolineato come le denunce pubbliche di Makhlouf abbiano rivelato nuove fragilità nel circolo di persone più vicine ad Assad. Firas Tlass, ex alleato di Assad e poi disertore del regime, ha detto ad Hubbard: «Il regime sta soffrendo di problemi economici e di altro tipo, o Rami non avrebbe mai osato fare questi video».

Uno dei problemi più seri oggi per il regime di Assad sembra essere la delusione tra i suoi alleati, funzionari e militari alauiti che avevano appoggiato il regime durante tutta la guerra civile (anche Assad è alauita, gruppo appartenente all’orientamento sciita, uno dei due principali dell’Islam ma minoritario in Siria). Un uomo che ha voluto rimanere anonimo per evitare l’arresto ha detto ad Hubbard: «Abbiamo sacrificato decine di migliaia dei nostri figli e uomini per difendere una Siria unita e forte, e per vivere con dignità. Il presidente deve trovare una soluzione, oppure se ne deve andare».

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La situazione in Siria potrebbe peggiorare ulteriormente, considerato che da mercoledì sono in vigore nuove sanzioni statunitensi che potrebbero colpire molto duramente i ricchi imprenditori appartenenti al circolo ristretto di Assad, e i cui soldi sono necessari al regime per ricostruire la Siria.

La rottura del regime con Makhlouf potrebbe già rivelarsi da sola un duro colpo per Assad. Secondo Ayman Abdel Nour, a un certo punto Assad e Makhlouf potrebbero trovare un accordo, che potrebbe lasciare qualcosa a Makhlouf ma allo stesso tempo potrebbe costringerlo a lasciare il paese. Abdel Nour ha concluso scrivendo: «Al di là di come verrà fatta la divisione delle ricchezze, comunque, sarà una situazione lose-lose [con entrambi i protagonisti perdenti]. Il regime ha perso il suo braccio finanziario e un attore chiave che ha aiutato Bashar sia in Siria che all’estero, e indipendentemente da chi rimpiazzerà Rami ci vorranno moltissimo tempo, energie ed esperienza per ricostruire la sua rete».