Uno spettatore alla riapertura del cinema UCI a Roma, ieri 15 giugno 2020 (ANSA/CLAUDIO PERI)
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  • martedì 16 Giugno 2020

Le notizie di martedì sul coronavirus in Italia

Sono stati confermati 210 nuovi casi e 34 decessi. I ricoverati in terapia intensiva scendono a 177

Uno spettatore alla riapertura del cinema UCI a Roma, ieri 15 giugno 2020 (ANSA/CLAUDIO PERI)

Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati registrati 210 casi di contagio da coronavirus e 34 morti, secondo i dati diffusi martedì dalla Protezione Civile. Le persone attualmente ricoverate in terapia intensiva sono 177, 30 in meno rispetto a ieri. Le persone testate con tampone a oggi sono 2.891.846,  27.762 più di ieri. I nuovi pazienti “guariti o dimessi” sono 1.516, per un totale di 178.526.

In Lombardia sono stati registrati 143 nuovi casi di contagio. Il bilancio lombardo continua a essere di gran lunga il peggiore d’Italia e ammonta complessivamente a 92.060 casi di contagio e 16.466 morti. Le altre regioni con il maggior incremento del numero dei casi confermati sono Piemonte (+29), Emilia-Romagna (+13) e Lazio (+9). In sei regioni non sono stati registrati nuovi casi di contagio: Campania, Puglia, Valle d’Aosta, Calabria, Molise, Basilicata e nelle province autonome di Trento e Bolzano.

Questi, comunque, sono numeri da prendere con estrema cautela: in Italia, così come in moltissimi altri paesi del mondo, il numero dei casi positivi accertati comprende solo le persone che sono risultate positive al tampone, ma non le centinaia di migliaia di persone che hanno contratto il virus e non hanno mai fatto il test, e che quindi non sono mai rientrate nei conteggi ufficiali. Un discorso simile si deve fare per il numero dei morti, e anche il numero dei guariti e dimessi deve essere preso con le molle (qui c’è la spiegazione lunga sui numeri e sulle necessarie prudenze da avere nell’interpretarli).

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Le notizie di oggi

Le cose da sapere sul coronavirus

Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulle caratteristiche dei pazienti morti a causa del coronavirus in Italia, basato su un campione di 32.938 decessi, circa la metà è avvenuta in Lombardia, la regione più interessata dall’epidemia da coronavirus, seguita dall’Emilia-Romagna con il 13 per cento, dal Piemonte con l’8,6 per cento e dal Veneto con il 6 per cento.

L’età mediana dei pazienti morti e risultati positivi al coronavirus è di 80 anni (ovvero la metà di loro era almeno ottantenne) e c’è una prevalenza nei decessi tra gli uomini rispetto alle donne: 58 per cento circa contro 42 per cento. Se si osserva l’età mediana dei deceduti si nota che è più alta di 20 anni rispetto all’età dei pazienti che hanno contratto l’infezione. Le donne morte di COVID-19 hanno inoltre un’età più alta rispetto agli uomini: 85 anni rispetto a 79 anni (età mediane).

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Oggi la dirigenza della squadra di calcio del Venezia, che sta per riprendere la stagione di Serie B, ha confermato la positività di un suo calciatore al coronavirus al sesto ciclo di tamponi effettuato dalla ripresa degli allenamenti di gruppo. La positività è stata rilevata ieri nei tamponi effettuati venerdì 12 giugno a tutta la squadra, che ora si trova in isolamento a Mestre.

L’ultimo protocollo sanitario concordato tra FIGC e governo prevede l’isolamento fiduciario per 14 giorni con la possibilità di allenarsi ma non di giocare le partite, in attesa dei risultati dei due cicli successivi di tamponi (uno è già stato fatto). Attualmente però la federazione sta discutendo con il governo alcune modifiche al protocollo che permetterebbero alla squadra di giocare sabato sera a Udine contro il Pordenone nel caso restasse positivo un solo giocatore.

I parenti delle persone decedute all’RSA Pio Albergo Trivulzio durante l’emergenza coronavirus, che due mesi fa avevano fondato il comitato “Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio”, ieri hanno presentato un esposto per disastro sanitario alla procura di Milano che sta già indagando sulle morti nelle RSA lombarde. L’esposto è stato firmato da quasi 140 familiari.

Nell’esposto, oltre ai presunti reati commessi nei confronti dei pazienti, si fa riferimento a possibili ritardi nella fornitura al personale delle RSA dei dispositivi di protezione individuale. Il comitato chiede quindi agli inquirenti di valutare se sia possibile che venga configurato il reato di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.