(Ansa/Andrea Fasani)
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  • lunedì 15 Giugno 2020

Da dove arriva la statua di Indro Montanelli a Milano

Fu inaugurata quattordici anni fa senza grandi polemiche, ma di recente è stata più volte discussa e presa di mira

(Ansa/Andrea Fasani)

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare della statua dedicata a Indro Montanelli, celebre giornalista del Corriere della Sera e fondatore del Giornale, che si trova a Milano nei centrali giardini di Porta Venezia (poi dedicati anche loro a Montanelli). La statua è stata coinvolta nelle estese proteste contro il razzismo in corso un po’ in tutto il mondo, e presa di mira da un gruppo di attivisti universitari che l’hanno imbrattata di vernice. Sul basamento sono state scritte le parole “razzista stupratore” sulla base di alcuni controversi episodi della vita di Montanelli, rivendicati da lui (come la violenza sessuale su una ragazzina eritrea durante l’invasione italiana dell’Etiopia raccontata senza pentimenti ancora nel 2000).

Non è la prima volta che la statua di Montanelli finisce al centro del dibattito pubblico: eppure, quando fu inaugurata, i giornali raccontarono pochissime critiche e polemiche, che invece emersero alcuni anni più tardi.

Montanelli morì nel 2001 a 92 anni, a Milano, dopo una lunghissima carriera da giornalista e commentatore trascorsa soprattutto al Corriere della Sera. La decisione di dedicargli una statua fu presa nel 2005 dall’amministrazione di centrodestra di Milano, guidata dal sindaco Gabriele Albertini (in carica dal 1997 al 2006). Sembra che l’idea fu proprio di Albertini: nel 2005 il Corriere della Sera scrisse che il sindaco considerava Montanelli «un secondo padre» e che teneva così tanto alla statua che per commissionarla saltò un importante consiglio comunale in cui si doveva discutere della vendita della società che gestisce gli aeroporti di Milano, la SEA.

La statua fu commissionata a Vito Tongiani, uno scultore e pittore che fra le altre cose pochi anni prima aveva realizzato un’apprezzata statua di Giacomo Puccini per la città di Lucca. Tongiani non aveva conosciuto Montanelli: la sua famiglia gli spedì foto d’epoca e abiti per capire meglio come vestirlo. Albertini e la famiglia di Montanelli decisero di rappresentarlo nella stessa posa di una delle più famose foto di Montanelli, seduto a battere a macchina su una pila di giornali. La macchina da scrivere usata come modello per la statua è la celebre Lettera 22 della Olivetti, ma l’anno scorso si è scoperto che la famosa foto fu scattata a Montanelli negli anni Quaranta, quando la Lettera 22 non era ancora in commercio.

Anche il posto dove sistemarla non fu scelto in maniera casuale. Si decise di sistemarla vicino all’ingresso del parco in piazza Cavour, dove nel 1977 Montanelli fu gambizzato da un commando delle Brigate Rosse.

La versione finale della statua era alta circa due metri e fatta di bronzo. Venne inaugurata il 22 aprile 2006: il Corriere della Sera descrissee la cerimonia con toni commossi.

Milano ha pronto un regalo, impacchettato sotto un telo blu e posto su un basamento di pietra che ricorda una stanza, la sua «stanza». Intorno ci sono i parenti, gli amici di una vita, i giornalisti.

La nipote Letizia Moizzi, la compagna Marisa Rivolta, Alain Elkann e la moglie Giusy Greco, Giorgio Forattini. Ci sono sindaci ed ex sindaci. Gabriele Albertini, ma anche Paolo Pillitteri e Giorgio Guazzaloca, il vice Riccardo De Corato, l’assessore Stefano Zecchi, la consigliere DS Marilena Adamo. C’è mezzo Corriere della Sera. In mezzo lo scultore Vito Tongiani, autore della statua. Una forza della natura fatta uomo.

Cala il telo. Il pubblico si copre gli occhi, Il giallo del sole rimbalza sull’oro della statua. Qualcuno si stupisce del colore, tutti applaudono. […] E gli occhi di Montanelli guizzano dalla pagina di A4 a un invisibile lettore destinatario dell’articolo. Il suo unico padrone.

(l’articolo del Corriere della Sera che celebra l’inaugurazione della statua)

All’epoca la decisione di dedicare una statua a Montanelli non suscitò particolari polemiche, probabilmente perché erano passati pochi anni dalla sua morte: se ne discusse soprattutto in una commissione consultiva che si occupava di organizzare la costruzione di nuovi monumenti in varie parti della città.

Anni più tardi fu evidente l’intenzione dell’amministrazione Albertini di celebrare alcuni simboli della destra milanese e nazionale. Tre anni prima la città dedicò una piazzetta a Josemaría Escrivá, il fondatore della congregazione cattolica conservatrice dell’Opus Dei, mentre più o meno nello stesso periodo in cui fu inaugurata la statua a Montanelli il parco di via Solari fu dedicato a don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. Entrambe le congregazioni sono sempre state assai influenti a Milano e in Lombardia. Pochi mesi più tardi fu intitolata una strada a Fabrizio Quattrocchi, una guardia di sicurezza rapita e uccisa nel 2004 in Iraq poi diventato uno dei simboli della destra italiana.

Negli anni appena successivi all’inaugurazione, comunque, la statua di Montanelli venne criticata soprattutto per ragioni estetiche. L’architetto e senatore socialista Roberto Biscardini la definì «non solo non al livello di Montanelli», ma anche «la sua mummificazione funeraria».

– Leggi anche: La storia della ragazzina eritrea e Montanelli

«Funereo, un’opera degna di un cimitero: è questa la critica che viene rivolta più spesso alla statua di Montanelli», scriveva Repubblica nel giugno del 2006. Ancora nel 2011 la giornalista e critica d’arte Alessandra Mammì la citò in un breve articolo dell’Espresso sulle nuove statue più brutte in Italia scrivendo che Montanelli era ritratto «tutto d’oro come la ragazza di Goldfinger ma seduto ai giardinetti da bravo vecchietto».

Eppure negli ultimi anni la statua è stata spesso vandalizzata durante manifestazioni di protesta, mano a mano che la morte di Montanelli era sempre più lontana e mentre riemergevano ciclicamente alcune sue posizioni razziste o la violenza sessuale nei confronti della ragazzina eritrea.

Nel 2012 fu imbrattata di strisce rosse e le fu messa accanto una finta bomba. Nel 2018 un collettivo femminista sostituì la targa ai piedi della statua con la scritta “stupratore di bambine”. L’anno successivo alcune femministe del movimento “Non una di meno” imbrattarono la statua con vernice rosa lavabile.

Negli ultimi giorni è stata imbrattata più volte, e ora impacchettata e transennata per scoraggiare ulteriori attacchi.

(ANSA/Mourad Balti Touati)