Marco Verratti discute con Marcelo durante l'ultimo incontro tra PSG e Lione (AP Photo/Thibault Camus)
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  • lunedì 15 Giugno 2020

In Francia si stanno mangiando le mani

Le squadre del primo e unico grande campionato europeo concluso in anticipo si stanno chiedendo perché il calcio sia ripartito ovunque tranne che da loro

Marco Verratti discute con Marcelo durante l'ultimo incontro tra PSG e Lione (AP Photo/Thibault Camus)

A fine aprile, nei paesi europei ancora in piena emergenza per l’epidemia da coronavirus, si discuteva delle sorti dei campionati di calcio, economicamente troppo rilevanti per essere chiusi in anticipo senza pesanti ripercussioni – come invece accaduto in altri sport – ma messi inevitabilmente in secondo piano da temi più urgenti e di comune interesse, e complessi da riorganizzare nel nuovo contesto.

In Italia e in Inghilterra il governo ha temporeggiato a lungo, lasciando leghe e federazione senza certezze sul loro futuro, in attesa di sviluppi; in Germania, invece, la gestione controllata dell’epidemia ha permesso un dibattito più favorevole alla ripresa del calcio, e non a caso la Bundesliga è stata il primo grande campionato a riprendere. Poi, il 28 aprile, è stato dichiarato concluso il primo fra i cinque maggiori campionati europei.

Quel giorno il primo ministro francese Edouard Philippe ha comunicato all’Assemblea nazionale di Parigi il prolungamento della sospensione delle principali manifestazioni sportive come misura contro la diffusione del coronavirus, citando esplicitamente i campionati di calcio nazionali. Due giorni dopo la LFP, l’organo che gestisce i campionati professionistici di Ligue 1 e Ligue 2, preso atto delle nuove misure del governo, ha dichiarato ufficialmente conclusa la stagione.

Il titolo francese per la stagione 2019/20 è stato quindi assegnato al Paris Saint-Germain, squadra che al momento della sospensione si trovava in testa alla classifica con un vantaggio di 12 punti sul Marsiglia e 18 sul Rennes. Oltre al titolo dato al Paris Saint-Germain, è stata disposta la retrocessione in Ligue 2 di Tolosa e Amiens, le ultime due squadre in classifica.

La conclusione anticipata della stagione ha però creato malumori fra i club, che con il passare delle settimane – e soprattutto con gli annunci delle riprese nel resto d’Europa – si sono intensificati molto, riassunti il 30 maggio dalla prima pagina del quotidiano Equipe con il titolo: «Come degli scemi?». Alcune squadre sostengono infatti di non essere state interpellate dalla lega prima della sospensione definitiva, e per questo sono ricorse in appello. Fra queste ci sono club della parte bassa della classifica, ma salvi e senza altri obiettivi, come il Saint-Étienne, ma anche le due retrocesse e il Lione, avversario della Juventus in Champions League, rimasto escluso dalle coppe europee da settimo classificato.

I ricorsi delle squadre sono stati respinti dai vari organi competenti fino al 9 giugno, giorno in cui il Consiglio di stato francese ha convalidato la classifica finale ma anche sospeso le retrocessioni in Ligue 2, finendo così per accontentare soltanto Tolosa e Amiens. Jean-Michel Aulas, presidente del Lione, si è dovuto rassegnare alla classifica finale, ma non al modo in cui è arrivata: «È vero che la finale della Coppa di Lega può aprirci le porte dell’Europa League, e giocheremo anche il nostro ottavo di ritorno di Champions contro la Juve. Sappiamo che i quarti e le semifinali si giocheranno con partite secche, quindi le possibilità di qualificazione alla Champions esistono ancora. In questi anni, assieme al Paris Saint-Germain, abbiamo però guadagnato quasi il 60 per cento dei punti UEFA per la Francia nel ranking europeo: è normale impedirci di giocare per prepararci alla Champions League?».

La lega sostiene di aver concluso la stagione dopo le dichiarazioni e le misure arrivate dal governo, che attraverso la federazione è ritenuto indirettamente responsabile del movimento calcistico, e dopo aver sentito l’opinione del sindacato dei calciatori, favorevole alla conclusione anticipata. Oltre a questo, Canal Plus e beIN Sports, le due emittenti che detengono i diritti del campionato, avevano fatto sapere per tempo di non avere conti in sospeso nei confronti delle squadre, le quali invece ritenevano di avanzare circa 240 milioni di euro. Alla luce delle posizioni di Canal Plus e beIN Sports, si ipotizza che la lega abbia fermato la stagione per pianificare il più rapidamente possibile quella successiva, dato che coinciderà con l’inizio di un nuovo accordo televisivo stretto con la società spagnola Mediapro dal valore di 1 miliardo e mezzo di euro a stagione: mai così alto per il calcio francese.

Le perdite dei club di Ligue 1 in questa stagione saranno ingenti, ma la speranza – oltre a un aiuto da parte dello stato – è che il nuovo contratto televisivo legato alla partenza della prossima stagione possa limitare i danni, dato che in estate non dovrà essere terminata la stagione precedente. Nel calcio francese, però, la questione sembra ora riguardare il ruolo che il campionato ha assunto nel paese negli ultimi anni. Secondo un recente sondaggio della rivista So Foot, durante la sospensione soltanto il 22 per cento degli spettatori avrebbe voluto la ripartenza. Lo scarso attaccamento ai campionati di calcio nazionali nel paese campione del mondo in carica è stata citata anche da un dirigente della Ligue 1 intervistato dal New York Times: «Forse non siamo una nazione dedita al calcio come l’Italia o la Spagna. Questo spiegherebbe perché non ci sono state vere proteste per la fine del campionato».