(EPA/DIVYAKANT SOLANKI)
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  • venerdì 12 Giugno 2020

In India gli ospedali stanno collassando

A Delhi e Mumbai stanno finendo i posti in terapia intensiva, e con le prime riaperture il numero dei nuovi contagi giornalieri da coronavirus è diventato sempre più alto

(EPA/DIVYAKANT SOLANKI)

L’India è uno dei paesi del mondo che in questo momento stanno attraversando la loro fase più critica dell’epidemia da coronavirus. Il numero dei nuovi casi giornalieri accertati ha continuato a salire in maniera quasi costante a partire dall’inizio di aprile, ma nelle ultime due settimane la situazione è ulteriormente peggiorata a causa delle riaperture autorizzate dal governo guidato dal primo ministro Narendra Modi. A preoccupare è soprattutto la situazione degli ospedali pubblici di Mumbai e Delhi, le due città più popolose del paese, dove i posti letto in terapia intensiva stanno finendo e dove molte persone sono state lasciate morire fuori dagli ospedali che non avevano spazio o risorse per ricoverarle.

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Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), finora in India sono stati accertati 286.579 casi positivi di coronavirus, e 8.102 morti, ma nell’ultima settimana i nuovi casi giornalieri sono stati sempre superiori ai 9mila. Anche per l’India, così come per molti altri paesi, i numeri del contagio vanno però presi con cautela e prudenza: sono infatti numeri parziali e rispecchiano solo le positività confermate con l’esame del tampone, fatto quasi esclusivamente all’interno degli ospedali. I numeri reali di casi positivi e di morti legate al coronavirus sono quindi molto più alti.

In India il governo federale aveva imposto un “completo lockdown” il 25 marzo, quando ancora i nuovi casi accertati giornalieri erano poche decine. Le restrizioni avevano permesso di mantenere i numeri piuttosto bassi, ma ad aprile si era cominciato a registrare qualche centinaia di nuovi casi al giorno, e a maggio qualche migliaio. Nonostante l’aumento progressivo dei nuovi casi, la speranza era che il lockdown potesse dare il tempo sufficiente agli ospedali delle grandi città di attrezzarsi per poter accogliere un grande numero di pazienti con la COVID-19. Da come stanno andando le cose oggi, però, l’impressione è che non si sia riusciti nell’intento di potenziare a sufficienza il sistema sanitario nazionale.

Situazioni molto critiche si stanno osservando in particolare a Delhi e Mumbai, rispettivamente nel nord e nell’ovest dell’India.

Le cose da sapere sul coronavirus

Nelle ultime settimane a Delhi, enorme città in cui si trova anche la capitale New Delhi, sono emerse le testimonianze di molte persone i cui parenti con sintomi da COVID-19 sono stati rifiutati da diversi ospedali e sono morti senza riuscire a ricevere cure mediche. Martedì scorso Arvind Kejriwal, capo del governo del territorio della capitale, aveva annunciato che i posti letto riservati ai pazienti con il coronavirus negli ospedali pubblici della città sarebbero stati destinati solo ai residenti di Delhi. Kejriwal temeva che le strutture sanitarie avrebbero potuto finire rapidamente i posti disponibili se avessero continuato ad accettare persone provenienti da tutto il paese. Il governo federale è poi intervenuto nella questione, ribaltando la decisione dell’amministrazione locale di Delhi.

Anche Mumbai, considerata la capitale finanziaria dell’India, è stata individuata come uno dei focolai del coronavirus nel paese. Secondo una ricerca del giornale Indian Express realizzata con dati ufficiali del governo locale, il 99 per cento dei posti letto di terapia intensiva negli ospedali di Mumbai sarebbe già occupato, così come il 94 per cento dei ventilatori.

Nonostante la situazione critica che stanno attraversando diverse zone dell’India, il governo federale sta rimuovendo progressivamente le restrizioni imposte con il lockdown completo di fine marzo, per cercare di far ripartire l’economia. A causa delle chiusure forzate, milioni di persone hanno perso il lavoro e moltissime aziende sono state costrette a chiudere. L’8 giugno hanno riaperto centri commerciali, luoghi religiosi e uffici, dopo che avevano già riaperto i mercati e i negozi e che erano stati fatti ripartire i servizi di trasporto pubblico.

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