Mura contro Liala, scrittrici rivali di romanzi d’amore

Un estratto da "Breve storia della letteratura rosa", che racconta com'è cambiato il genere letterario e l'immagine della donna in due secoli

Nel 2019 sono stati venduti in tutto il mondo due miliardi di romanzi rosa, cioè quelli rivolti prevalentemente a un pubblico femminile, con un’eroina per protagonista e con al centro una storia d’amore. È uno dei generi di maggior successo di vendite e di pubblico anche in Italia, dove ci sono più lettrici che lettori: secondo dati Istat del 2018, le donne che avevano letto almeno un libro erano state il 46,2 per cento del totale, gli uomini il 34,7 per cento.

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Dalla loro nascita, i romanzi sentimentali sono tenuti in scarsa considerazione rispetto alla narrativa letteraria, snobbati dai critici ma con un grande successo di pubblico. In realtà, il genere rosa è uno dei più interessanti e vitali: si è evoluto notevolmente, adattandosi ai valori e ai desideri del pubblico e usando spesso un linguaggio fresco e contemporaneo. Ha rispecchiato i cambiamenti sociali e la condizione femminile nel tempo, ha testimoniato le diverse ondate di femminismo e proposto di volta in volta modelli di donna diversi. Breve storia della letteratura rosa è un libretto di 80 pagine scritto dalla giornalista Patrizia Violi e pubblicato da Graphe.it, che racconta in modo agile e divertente nascita, successo ed evoluzione della letteratura rosa.

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Il libro è suddiviso in capitoli cronologici e tematici. Inizia con i primordi, come La gatta Cenerentola di Giambattista Basile del 1634, passa per il primo romanzo rosa moderno, Pamela di Samuel Richardson (1740), e offre una panoramica del genere in Italia dall’Ottocento ai primi del Novecento: i romanzi di appendice di Carolina Invernizio (è a lei che si riferisce la famosa espressione “casalinga di Voghera”), la rivalità tra Mura e Liala, definita da Gabriele D’Annunzio «compagna di insolenze».

Racconta la nascita dei fotoromanzi negli anni Quaranta, della casa editrice Harlequin che divenne il più grande editore di romanzi rosa, l’affermarsi della spiritosa chick-lit negli anni Novanta, con Bridget Jones e Sex and the City, fino alla saga di Cinquanta sfumature di grigio e alla fan fiction (cioè libri scritti da fan di un personaggio famoso) autopubblicata come After di Ann Todd.

Di seguito pubblichiamo un estratto dal terzo capitolo, “La mia vita è un romanzo”, che racconta la rivalità tra Mura e Liala negli anni Venti e Trenta del Novecento.

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Le ragazze oppresse da modelli molto rigidi, proprio in quegli anni, avvertono per la prima volta segnali contraddittori e moderatamente trasgressivi. Questo succede con i romanzi di Maria Assunta Giulia Volpi Nannipieri (Bologna 1892-Stromboli 1940).

Esordisce come giornalista, poi per i suoi libri sceglie il nome d’arte Mura, per ricordare il personaggio ambiguo e scandaloso della contessa russa Maria Tarnowska, coinvolta nell’omicidio di un suo amante e anche per tutelarsi ed essere più libera di scrivere sotto le regole del perbenismo imperante. Questa autrice compie una rivoluzione: rovescia con malizia la morale della fiaba. Infatti, le eroine delle sue storie trionfano, la sfangano, senza sacrificarsi. Soprattutto senza essere brave ragazze. Mura fa sua la massima inglese «Good girls go to heaven, bad girls go everywhere». Spiega che le cattive ragazze possono andare ovunque se imparano i trucchi per cavarsela. Infatti, legge la fiaba di Cenerentola da un’angolazione diversa e si chiede: a cosa serve essere buone e gentili? Il principe non è folgorato dalla bontà d’animo, ma colpito dalla bellezza e dal mistero.

A riprova di questa teoria nei suoi romanzi propone un interessante, nuovo e trasgressivo vademecum sulla seduzione. Illustra e ribadisce che l’ingrediente principale per catturare l’uomo è provocarne il desiderio rendendolo insicuro (ricordiamo che il principe di Cenerentola friggeva, disperato: per ritrovarla ha dovuto cercare in ogni dove e vedere tanti brutti piedi). Bisogna saper giocare sull’incertezza, sull’assenza e ovviamente essere molto, molto seducenti. Il segreto è nel rovesciamento delle aspettative amorose: mai mettersi nelle mani dell’amato, dipendere emotivamente da lui. L’unico potere che una donna può esercitare nel mondo dell’amore è condurre le regole del gioco, negandosi per farsi rincorrere, suscitando gelosie ed equivoci. Per protrarre il corteggiamento e lo spasimo fino all’esasperazione. In amore vince chi fugge, non bisogna dimenticarlo mai!

Con la sua produzione getta le basi del nuovo romanzo rosa e introduce la componente narcisistica che diventerà così importante ed essenziale. Le protagoniste dei romanzi sono belle e se ne compiacciono in continuazione: nelle sue pagine Mura indugia con lunghe descrizioni sui momenti passati davanti allo specchio a rimirarsi languide.
Strategica e anche troppo moderna, Mura pubblica con l’editore Sonzogno storie che fanno scalpore: Perfidie (1919) in cui addirittura si parla di un sentimento fra donne, Piccola (1921), best seller di trentatremila copie che narra la psicologia e la sensibilità adolescenziale e moltissimi altri come Agazur innamorata (1928), L’amorosa (1928), Sambadù, amore negro (1932). Con quest’ultimo libro, ispirato dai viaggi compiuti in Africa con il fidanzato, in cui racconta la storia d’amore fra un ingegnere di colore, laureato in Italia, e una ricca borghese fiorentina, con tanto di matrimonio e nascita di un figlio, Mura osa veramente troppo. Incappa nelle ire di Mussolini. Il Duce fa sequestrare il romanzo e sorvegliare l’autrice dalla polizia politica.

Mura è la prima a capire che la biografia di un’autrice di romanzi rosa deve essere mercé accessibile alle lettrici per aumentare la fama. Predica amore, passione e trasgressione nei suoi libri e nella vita è coerente. Non si sposa, colleziona amanti anche più giovani di lei. Ma quando l’autrice è all’apice del successo, per un beffardo scherzo del destino, arriva a sbarrarle la strada Liala, al secolo Amalia Liana Negretti Odescalchi (Carate Lario 1897-Varese 1995) moglie del marchese Cambiasi. Una rivale imbattibile che ha tutto: bellezza, ricchezza, nobiltà e fascino.

Secondo i critici Liala non scrive meglio di Mura, anzi vampirizza molte idee innovative della collega. Ma ha una vita che è già un romanzo e questo è ciò che la fa arrivare dritta nel cuore delle lettrici e vincere la competizione. «È di origine aristocratica. Vera aristocrazia, altro che Visconti», scrive Aldo Busi. «Liala è di una nobiltà superiore a quella, troppo stereotipata, noblessobligeamente estenuata e decadente di un Luchino, che qui, in casa Cambiasi, avrebbe potuto al massimo aspirare a un posto di maggiordomo».

Il primo romanzo Signorsì (1931) esce per Mondadori: «l’ho scritto per non impazzire», dichiara l’autrice. Venti giorni dopo la pubblicazione è esaurito, segna l’inizio di un successo ininterrotto che nessun’altra scrittrice italiana di rosa ha più eguagliato. Il romanzo racconta una storia appassionante, coinvolgente e vera: la sua.

(© Patrizia Violi,
Breve storia della letteratura rosa,
Graphe.it edizioni, Perugia 2020)