Piazza de Ferrari a Genova. (ANSA/LUCA ZENNARO)
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  • giovedì 7 Maggio 2020

Come va nelle altre regioni del Nord

Liguria, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige sono state meno raccontate, ma in certi casi hanno dati altrettanto preoccupanti

Piazza de Ferrari a Genova. (ANSA/LUCA ZENNARO)

La cronaca del contagio da coronavirus in Italia è stata da subito incentrata sulla situazione nel Nord Italia, di gran lunga l’area più colpita dall’epidemia, e la maggior parte delle principali notizie hanno coinvolto per settimane soprattutto Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto, le regioni più popolose e con più contagi e decessi. Ma l’epidemia ha coinvolto massicciamente anche le altre regioni del Nord Italia, da quelle più popolose come Liguria e Friuli Venezia Giulia a quelle più isolate come Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. In questi territori il contagio ha avuto evoluzioni diverse, ma ci sono alcuni dati che, rapportati alle popolazioni locali, risultano preoccupanti quanto quelli di regioni assai più raccontate.

Liguria
Dall’inizio dell’epidemia, la Liguria ha registrato 8.551 casi di COVID-19 e 1.245 morti. Rapportati alla popolazione di 1,55 milioni di abitanti, i contagi ufficiali rappresentano lo 0,55%, una percentuale allineata con la media del Nord Italia (0,60%); i morti sono lo 0,080%, anche qui in linea con il resto del Nord Italia (0,076%). Con i suoi 47.220 tamponi elaborati eseguiti su 37.177 persone, la Liguria è la regione del Nord che ha testato meno la popolazione: soltanto il 2,40%, contro una media del 3,77%.

C’è un altro dato in cui la Liguria va peggio delle altre regioni, soprattutto considerando che sta facendo meno test: i contagi accertati nelle ultime due settimane sono aumentati del 24 per cento, la percentuale più alta non solo nel Nord Italia ma in tutto il paese. Mercoledì però è arrivato all’ospedale San Martino di Genova un macchinario acquistato dagli Stati Uniti e in grado di elaborare circa 1.000 tamponi al giorno, cioè più della metà di quelli che fa adesso la Liguria.

Martedì invece la Guardia di Finanza ha fatto perquisizioni in otto case di riposo in provincia di Savona, nell’ambito di un’indagine della procura che era cominciata dalla Rsa Trincheri di Albenga, dove poco dopo la metà di aprile i morti erano stati 31, e c’erano stati moltissimi casi sospetti tra il personale.

Le cose da sapere sul coronavirus

Un’accesa discussione in Liguria nelle ultime settimane ha riguardato la riforma a cui sta lavorando ormai da anni la giunta guidata da Giovanni Toti, di centrodestra, che dovrebbe aumentare notevolmente la quota dei privati nel sistema sanitario regionale, avvicinandolo a quello lombardo. Durante l’emergenza da coronavirus, diversi medici e politici di opposizione hanno attaccato l’amministrazione regionale sottolineando l’inadeguatezza di questo modello nel rispondere a un’epidemia, emersa in particolare proprio in Lombardia.

(Dati: Protezione Civile)

Friuli Venezia Giulia
Il Friuli Venezia Giulia è la regione del Nord con meno contagi e morti in proporzione alla popolazione: ne sono stati registrati ufficialmente 3.094 e 306, pari allo 0,25% e allo 0,025% dei suoi 1,2 milioni di abitanti. Anche per quanto riguarda i test la situazione è buona: sono stati fatti su 50.698 persone, pari al 4,17% della popolazione. C’è un altro dato incoraggiante per la regione: i ricoverati in terapia intensiva per COVID-19 sono soltanto 3, pari allo 0,31% di quelli considerati “attualmente positivi”.

Nelle ultime due settimane, però, i dati ufficiali sul contagio hanno rallentato meno che altrove: i casi sono cresciuti del 10%, i decessi del 24%. La variazione dei casi totali rapportati alla popolazione è però tra le più basse, e i tamponi sono aumentati in percentuale nelle ultime due settimane più che in tutto il Nord Italia, eccetto il Piemonte. Vuol dire che si stanno testando anche molte persone con sintomi lievi.

Come un po’ ovunque, tra le cose che hanno funzionato meno in Friuli Venezia Giulia c’è stato il contenimento dell’epidemia in alcune case di riposo. In particolare i giornali hanno raccontato i casi dell’Hotel Fernetti e della Primula, due case di riposo di Trieste, e della Matteo Brunetti di Paluzza, in provincia di Udine, dove sono stati registrati decine di contagi e diversi morti.

Valle d’Aosta
In Valle d’Aosta, seppur contenuti in numeri assoluti, i dati dell’epidemia sono tra i peggiori se confrontati con la popolazione, di 126mila abitanti. I casi registrati, 1.146, equivalgono allo 0,91% della popolazione: il dato più alto in tutta Italia. I 139 morti sono invece lo 0,111% dei residenti, una percentuale superata soltanto dalla Lombardia (0,145%). Un dato che spicca rispetto alle altre regioni è anche la percentuale dei ricoverati sulle persone definite “attualmente positive”: sono 53, pari a oltre il 41%, mentre la media del Nord Italia è del 20%.

I test hanno riguardato in tutto 6.461 persone: quelli che le regioni più popolose fanno in un solo giorno, ma che in Valle d’Aosta sono stati pari al 5,14% della popolazione, il dato più alto di tutta Italia.

Nelle ultime due settimane il contagio sembra aver rallentato drasticamente, almeno dai dati ufficiali: ci sono stati 51 nuovi contagi accertati e 12 decessi, in entrambi i casi di gran lunga gli incrementi percentuali più bassi di tutto il Nord. Negli ultimi tre giorni non sono stati registrati nuovi morti, e soltanto tre contagi.

Provincia autonoma di Trento
In Trentino i casi registrati sono stati 4.280, su una popolazione di circa 540mila persone: cioè lo 0,79%, una percentuale pari a quella della Lombardia e seconda soltanto alla Valle d’Aosta in Italia. I decessi, 437, sono stati in proporzione alla popolazione in linea con il Nord. I test invece hanno riguardato 26.161 persone, il 4,83% della popolazione, posizionando la provincia di Trento al secondo posto in tutta Italia. Nelle ultime due settimane i contagi registrati sono cresciuti del 17,4%, percentuale superata nel Nord solo dal Piemonte.

La gestione iniziale dell’epidemia da parte della giunta provinciale, guidata dal leghista Maurizio Fugatti, è stata estesamente criticata. Ancora al 5 marzo, quando in Italia chiudevano le scuole, Fugatti invitava sulla sua pagina Facebook a visitare il Trentino, e nei giorni precedenti aveva incentivato l’utilizzo degli impianti sciistici. A fine marzo Antonio Ferro, a capo del dipartimento di prevenzione provinciale, ha detto che le zone più colpite dal contagio erano quelle della Val di Fiemme, della Val di Fassa, della Val di Sole e delle Valli Giudicarie, le più frequentate dal turismo invernale.

C’è stato poi un acceso scontro tra l’assessora alla Sanità Stefania Segnana e le RSA provinciali. Il 6 marzo, ha spiegato il sito il Dolomiti, Segnana aveva raccomandato alle case di riposo che consentissero la visita di almeno un parente al giorno per ogni ospite, andando contro i pareri delle stesse RSA. Nella maggior parte delle regioni del Nord, negli stessi giorni, le autorità regionali sconsigliavano le visite, che sarebbero poi state vietate in tutta Italia l’8 marzo. Segnana, per discolparsi, aveva successivamente attribuito alle RSA la responsabilità di «aver o meno adottato le raccomandazioni provinciali e nazionali», venendo attaccata duramente dall’opposizione.

Provincia autonoma di Bolzano
In Alto Adige i casi registrati sono stati 2.543, pari allo 0,48 per cento della popolazione, mentre i morti sono stati 286, lo 0,054%: entrambe percentuali sotto alla media del Nord. I test hanno riguardato 20.872 persone, pari al 3,93% degli abitanti, mentre gli incrementi di contagi e morti delle ultime due settimane sono stati tra i più bassi del Nord, appena dietro al Friuli Venezia Giulia.

Anche nella provincia di Bolzano molte RSA sono diventate focolai e al 23 aprile, secondo Oswald Mair, direttore dell’Associazione delle residenze per anziani dell’Alto Adige, i morti nelle strutture erano stati 102, sui 261 totali della provincia. Gran parte del dibattito sulla gestione dell’epidemia in Alto Adige si è concentrata invece nelle ultime settimane sull’opportunità di esercitare la propria autonomia in un contesto di crisi sanitaria nazionale, specialmente per quanto riguarda le riaperture del mese di maggio.