Una postazione per i tamponi a Caravaggio, in provincia di Bergamo. (ANSA/STEFANO CAVICCHI)
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  • giovedì 23 Aprile 2020

Ci sono dei nuovi dati sulle persone testate in Italia

Per la prima volta la Protezione Civile ha comunicato separatamente il numero di tamponi e quello delle persone a cui sono stati fatti, per ciascuna regione

Una postazione per i tamponi a Caravaggio, in provincia di Bergamo. (ANSA/STEFANO CAVICCHI)

Per la prima volta dall’inizio dell’emergenza dovuta al coronavirus, giovedì sera la Protezione Civile ha diffuso i dati sulle persone sottoposte al tampone in Italia e nelle varie regioni. Finora, nel suo quotidiano bollettino, la Protezione Civile aveva condiviso soltanto il dato sui tamponi elaborati nelle varie regioni: ma si sa da tempo che quel numero non equivale a quello delle singole persone testate. Nel conteggio dei tamponi, infatti, sono inclusi anche quelli “di controllo” sulle persone in via di guarigione, e quelli “doppi” fatti per confermare risultati incerti (certi test infatti possono risultare “debolmente positivi”, richiedendo perciò un secondo tampone di accertamento).

Bisogna fare un paio di premesse: la prima è che alcune regioni comunicavano il dato delle persone testate anche prima, senza che però venisse raccolto nel bollettino nazionale; la seconda è che i dati presentano alcune anomalie. Il numero di persone testate, paragonato a quello del totale dei tamponi, non sembra verosimile per Puglia, Sicilia, Basilicata, Molise, e sembra strano anche per quanto riguarda Sardegna, Calabria, Lazio e provincia di Bolzano (ci arriviamo nel dettaglio più avanti). Contattata dal Post, la Protezione Civile ha confermato che i numeri di alcune regioni non sono quelli esatti, spiegando che c’è ancora qualche problema nella raccolta dei dati e nella distinzione tra persone testate e tamponi effettuati.

I nuovi dati sui tamponi, comunque, sono rilevanti perché fin dalle fasi iniziali dell’epidemia in tanti si erano chiesti quale fosse il numero di persone sottoposte a tampone, e quanto fosse più basso di quello dei tamponi totali. Presentando il nuovo dato, il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha detto che le persone testate in Italia sono state finora 1.052.577, su un totale di 1.579.909 tamponi. Significa che è stato testato più o meno l’1,74 per cento della popolazione, e che il 18 per cento delle persone sottoposte a tampone è risultato positivo.

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Una delle cose più interessanti che si può ricavare da questi nuovi casi è la percentuale di persone positive al coronavirus che le varie regioni scoprono rispetto al totale delle persone sottoposte al tampone. Questa percentuale non permette valutazioni definitive sulle politiche regionali sui tamponi, perché può dipendere da vari fattori: primo fra tutti, le modalità con cui vengono selezionati i casi da testare, l’estensione dei test tra gli operatori sanitari o nelle RSA, eccetera. Ma, presa con la giusta cautela e considerata insieme alle altre cose che sappiamo, è uno dei dati che si possono prendere in considerazione per farsi un’idea di quanto estesamente una regione stia testando la popolazione.

Se una regione scopre pochi positivi sul totale delle persone che sottopone a tampone, è infatti verosimile che stia testando più estesamente di una regione che ne trova in percentuale molti di più. Nel primo caso, infatti, è probabile che siano testati maggiormente i contatti delle persone positive, e che si stiano facendo test “a tappeto” in certe zone o tra certe categorie, trovando tanti negativi; nel secondo, invece, è plausibile che si stiano testando in misura maggiore pazienti che già si sospetta essere contagiati, e che i test sui contatti e quelli “a tappeto” siano di meno. E che quindi ci siano tanti casi di contagio che sfuggono ai test, quelli che vengono definiti “sommersi”.

Stando ai dati diffusi dalla Protezione Civile, le regioni che trovano meno casi positivi sul numero di casi testati sono l’Umbria (6,9%), il Friuli Venezia Giulia (8,4%), la Toscana (9,3%) e il Veneto (9,5%). Il Veneto e la Toscana notoriamente sono tra le regioni che hanno adottato una politica sui tamponi che prevede molti test, e la percentuale sembra confermare questa situazione. Al contrario, la regione che scopre più persone contagiate su quelle testate è la Lombardia, con il 36,8%: da tempo si sa che la regione non sta facendo tutti i test che dovrebbe, e che migliaia di casi sospetti o fortemente sospetti non sono mai stati testati. Piemonte (27,3%), Liguria (28,1%), Emilia-Romagna (23,8%) e Valle d’Aosta (26,5%) sono le altre regioni che scoprono più positivi in rapporto alle persone testate.

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Da queste valutazioni sono escluse Puglia, Sicilia, Basilicata e Molise, che per ora hanno comunicato dati che sembrano potenzialmente scorretti. Il numero di persone testate in queste regioni è lo stesso dei tamponi complessivi, oppure è di pochissimo inferiore. Evidentemente è impossibile che in alcune regioni sia stato fatto un solo tampone a tutte le persone testate, perché escluderebbe completamente i tamponi ai pazienti in via di guarigione o i casi di risultati incerti.

Per quanto più plausibile, si discosta notevolmente dalle altre regioni – dove è compresa tra il 60% e l’80% – anche la percentuale di persone testate in relazione ai tamponi totali di Sardegna (90,2%) e Calabria (94%). Un’altra anomalia è rappresentata dal Lazio, dove il numero di persone testate è molto più basso, in proporzione, rispetto al numero di test: il 23,7%. Anche in provincia di Bolzano la percentuale è sospettosamente bassa, al 48,4%. Per fare valutazioni su queste regioni è probabilmente meglio aspettare di vedere se il dato sarà aggiustato nei prossimi giorni nei bollettini della Protezione Civile.