(AP Photo/Oded Balilty)
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  • lunedì 20 Aprile 2020

La manifestazione con il distanziamento sociale in Israele

A Tel Aviv duemila persone hanno protestato contro il governo di Benjamin Netanyahu, ma a distanza di due metri l'una dall'altra

(AP Photo/Oded Balilty)

Domenica, a Tel Aviv, in Israele, più di duemila persone si sono radunate in piazza Rabin per protestare contro il primo ministro Benjamin Netanyahu, accusato di aver approvato misure antidemocratiche con la scusa dell’epidemia e di cercare di piegare le regole democratiche per evitare il processo per le accuse di corruzione e truffa.

La manifestazione è stata organizzata dal movimento delle “bandiere nere” che da settimane utilizza questo simbolo, appeso alle automobili o ai balconi delle case, per protestare contro la perdita di diritti durante la presidenza Netanyahu. I manifestanti sono scesi in piazza mantenendo la distanza di sicurezza di due metri e indossando mascherine protettive, in linea con le regole sul distanziamento sociale previste per contenere l’epidemia.

Secondo quanto riportato da Haaretz agli organizzatori sarebbe stato imposto di fornire le mascherine ai partecipanti e di spostare la manifestazione da una piazza più piccola a piazza Rabin, così che potessero essere rispettate le misure di sicurezza. Gli organizzatori inoltre erano tenuti a contrassegnare i punti dove i manifestanti avrebbero dovuto posizionarsi per rispettare la distanza di sicurezza. Ogni relatore che interveniva sul palco doveva ricordare sia l’uso della mascherina che il rispetto delle distanze.

Uno dei temi al centro della manifestazione erano le nuove regole imposte per limitare la diffusione del coronavirus e gli ampi poteri dati alla polizia per tracciare i cittadini israeliani per ragioni legate al contenimento dell’epidemia. Tra le altre cose, inoltre, si protestava contro le multe date nelle scorse settimane durante alcune proteste contro il governo “non autorizzate” dalla polizia. Ma il tema più ampio della manifestazione è stata l’accusa a Netanyahu di voler sovvertire le regole democratiche per rimanere al potere nonostante le serie accuse di truffa e corruzione per cui dovrà essere processato.

Tra le altre cose, i manifestanti hanno detto di temere che l’accordo per un governo di unità nazionale per cui stanno discutendo Netanyahu e Benny Gantz, leader del principale partito di opposizione “Blu e Bianco”, possa portare a un rinvio del processo a Netanyahu. Secondo i manifestanti, in cambio della partecipazione a un governo di unità nazionale, Netanyahu vorrebbe ottenere un qualche tipo di salvacondotto che gli permetta di non essere processato e di rimanere primo ministro.

Tra gli organizzatori della manifestazione di domenica c’era anche Yair Lapid, ministro delle Finanze dal marzo 2013 al dicembre 2014 ed ex esponente di punta di “Blu e Bianco”, che ha abbandonato il partito il mese scorso in polemica con la linea scelta da Gantz di trattare con Netanyahu. «Non combatti la corruzione dall’interno» ha detto Lapid domenica, «se sei dentro, ne fai parte».

Giovedì scorso a mezzanotte è scaduto il mandato esplorativo che il presidente israeliano Reuven Rivlin aveva dato a Gantz per trovare un accordo con Netanyahu per formare un governo di unità nazionale. I colloqui fra Gantz e Netanyahu però non si sono fermati: il parlamento israeliano ha infatti poco più di due settimane di tempo per trovare una nuova maggioranza prima che venga sciolto e che si torni a nuove elezioni, per la quarta volta in poco più di un anno. Potrà ricevere il mandato per formare un nuovo governo qualsiasi parlamentare che raccolga il sostegno di almeno 61 colleghi.