(Win McNamee/Getty Images)
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  • giovedì 16 Aprile 2020

I lettori del Post

Sono quelli che lo hanno fatto arrivare fin qui, senza volerne diventare "padroni"

(Win McNamee/Getty Images)

In dieci anni il Post ha lavorato per costruire un rapporto coi suoi lettori più assidui che fosse di fiducia e complicità senza diventare esclusivo o non accogliente per i lettori occasionali o per i nuovi lettori. Il Post non ha un “suo pubblico” ma cerca di raggiungere tutti e ogni lettore è una persona in più che conosce meglio le cose che succedono: premessa assai utile per la buona convivenza delle nostre comunità. Per questo dal primo giorno abbiamo detto che un giornale ha senso solo se gli danno senso i suoi lettori, e che il Post lo avremmo fatto insieme. E questo è quello che è successo: ancora di più da quando è stato introdotto il servizio degli abbonamenti, che concretizza ulteriormente questa collaborazione.

Questa collaborazione era nelle intenzioni iniziali a cominciare dalla scelta di un linguaggio che fosse coinvolgente e familiare, ma è proseguita soprattutto su canali e occasioni diverse dal sito del Post: le newsletter del Post (quella quotidiana di fine pomeriggio, destinata agli abbonati, ha ormai quattro anni e un seguito affezionato), le rassegne stampa pubbliche per “spiegare bene” i quotidiani italiani, i corsi con la scuola Belleville di Milano, gli eventi e gli incontri dal vivo in molte sedi e città italiane, le attività sui social network.

Senza cedere a ipocrisie e demagogie facili e autoreferenziali, o a tentazioni di “accontentare i lettori”, il Post si prende da solo la responsabilità e l’autonomia delle sue scelte e dei suoi contenuti, e le rivendica: i suoi padroni non sono i lettori, come piace dire ad altri, ma un’idea di informazione corretta e preziosa per il bene comune. Ma i suoi lettori e il loro coinvolgimento costruttivo sono un pezzo indispensabile di questa idea.

Questo articolo fa parte di una serie che vuole raccontare il Post nei giorni in cui compie dieci anni.